Elezioni europee 2019, quando si vota? La data di ciascun Stato membro dell’Unione

Definito il periodo in cui si terranno le elezioni europee 2019: ogni paese membro dell’Unione dovrà ora scegliere la data ufficiale del voto.

Elezioni europee 2019, quando si vota? La data di ciascun Stato membro dell'Unione

Quando si terranno le elezioni europee in programma nel 2019? Anche se manca quasi un anno al voto comunitario, tutti i partiti si stanno iniziando a preparare a questo importante appuntamento elettorale tanto che iniziano a circolare già i primi sondaggi in merito.

Per l’Italia si tratterà anche di una sorta di primo test nazionale per il governo Conte, con il Movimento 5 Stelle e la Lega che dopo l’exploit dello scorso 4 marzo potranno vedere come è stato l’impatto sull’elettorato dei loro primi mesi di governo.

Vediamo allora la data di queste elezioni europee e il sistema elettorale, ricordando che quello del 2019 sarà il primo voto comunitario dove non ci sarà il Regno Unito che con la Brexit ha deciso di abbandonare l’Unione.

La data delle elezioni europee 2019

Da quando sono state istituite nel 1979, quelle del 2019 saranno le none elezioni europee che si terranno nel Vecchio Continente. Come da prassi, il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso in maniera unanime il periodo in cui si svolgerà il voto.

Le urne quindi nei 27 Stati membri si apriranno tra il 23 e il 26 maggio 2019. Ogni paese quindi potrà scegliere ora in maniera autonoma la data ufficiale che dovrà comunque essere compresa nel periodo stabilito.

A prescindere dalle decisioni prese dalle singole nazioni in merito al giorno delle elezioni, lo scrutinio inizierà per tutti in maniera contemporanea a partire dalle ore 23.00 di domenica 26 maggio.

Vediamo allora la data scelta da ciascun Stato membro dell’Unione Europea.

  • Austria - 26 maggio
  • Belgio - 26 maggio
  • Bulgaria - 26 maggio
  • Cipro - da decidere
  • Croazia - da decidere
  • Danimarca - da decidere
  • Estonia - 26 maggio
  • Finlandia - 26 maggio
  • Francia - 26 maggio
  • Germania - da decidere
  • Grecia - da decidere
  • Irlanda - da decidere
  • Italia - da decidere
  • Lettonia - da decidere
  • Lituania - 26 maggio
  • Lussemburgo - 26 maggio
  • Malta - 25 maggio
  • Paesi Bassi - 23 maggio
  • Polonia - da decidere
  • Portogallo - da decidere
  • Repubblica Ceca - da decidere
  • Romania - 26 maggio
  • Slovacchia - da decidere
  • Slovenia - da decidere
  • Spagna - da decidere
  • Svezia - da decidere
  • Ungheria - da decidere

Anche se ancora in Italia non è stata ufficializzata la data, certamente il giorno scelto sarà quello di domenica 26 maggio. Si dovrà vedere poi se come avvenuto cinque anni fa le urne si apriranno in contemporanea anche per il primo turno delle elezioni amministrative.

Il sistema elettorale

Per legge ogni Stato membro può eleggere al massimo 96 europarlamentari e come minimo 6. Soltanto la Germania al momento ne elegge 96 mentre nel 2014 l’Italia ne eleggeva 73, come il Regno Unito e uno in meno della Francia.

Con la Brexit quindi il Parlamento Europeo dai 751 membri del 2014 (750 europarlamentari più il Presidente) si sarebbe ritrovato con 73 europarlamentari in meno vista la fuoriuscita del Regno Unito.

Bruxelles così ha deciso che 27 seggi verranno ridistribuiti, portando così il totale a 705, mentre i restanti posti verranno lasciati vacanti aspettando magari l’ingresso di altri paesi come Albania e Montenegro.

Con questa nuova distribuzione, ecco quanti europarlamentari andrà a eleggere ciascun paese membro.

  • Austria - 19 (+1)
  • Belgio - 21 (/)
  • Bulgaria - 17 (/)
  • Cipro - 6 (/)
  • Croazia - 12 (+1)
  • Danimarca - 14 (+1)
  • Estonia - 7 (+1)
  • Finlandia - 14 (+1)
  • Francia - 79 (+5)
  • Germania - 96 (/)
  • Grecia - 21 (+1)
  • Irlanda - 13 (+2)
  • Italia - 76 (+3)
  • Lettonia - 8 (/)
  • Lituania - 11 (/)
  • Lussemburgo - 6 (/)
  • Malta - 6 (/)
  • Paesi Bassi - 29 (+3)
  • Polonia - 52 (+1)
  • Portogallo - 21 (/)
  • Repubblica Ceca - 21 (/)
  • Romania - 33 (+1)
  • Slovacchia - 14 (+1)
  • Slovenia - 8 (/)
  • Spagna - 59 (+5)
  • Svezia - 21 (+1)
  • Ungheria - 21 (/)

L’Italia quindi avrà 3 europarlamentari in più rispetto il 2014, con anche il sistema di voto che subirà alcune modifiche rispetto le precedenti elezioni fermo restando che ogni Stato può decidere quale legge elettorale applicare.

Con 397 voti a favore, 207 contrari e 62 astensioni, il Parlamento Europeo ha infatti deliberato in favore della possibilità del voto postale per chi risiede all’estero, di alcune norme per eliminare il doppio voto e di una soglia di sbarramento obbligatoria da dover applicare (solo Germania e Spagna si dovranno adeguare in tal senso).

Per il resto in Italia la legge elettorale che regola le europee è del 1979, la più datata tra quelle vigenti nel nostro paese tanto che è stata firmata dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Si tratta di un proporzionale puro al quale nel 2009 è stata poi aggiunta una soglia di sbarramento del 4%. Grazie al voto di preferenza, ogni elettore può scrivere fino a tre nomi presenti in una stessa lista ma sempre rispettando la rappresentanza di genere (non si possono votare tutti maschi o tutte donne, in quel caso il terzo voto viene annullato).

L’Italia quindi viene divisa in cinque circoscrizioni, ognuna delle quali elegge un numero prestabilito di europarlamentari rispettando i criteri proporzionali con uno sbarramento al 4%.

  • Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia)
  • Italia nord-orientale (Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna)
  • Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio)
  • Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria)
  • Italia insulare (Sicilia, Sardegna)

Visto l’aumento degli europarlamentari da eleggere, ancora deve essere riformulata la ripartizione tra le varie circoscrizioni. Infine a differenza degli altri paesi dove ci si può candidare anche a 18, 21 o 23 anni, in Italia invece l’età minima è di 25 anni.

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