Brexit, cos’è? Significato e conseguenze

Cos’è la Brexit? Il significato e le conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea

Brexit, cos'è? Significato e conseguenze

Cos’è la Brexit? Il significato e le conseguenze del termine sono finiti nuovamente sotto i riflettori del mondo intero in occasione delle elezioni politiche tenutesi ieri nel Regno Unito.

Il voto ha sancito la schiacciante vittoria di Boris Johnson, che con i seggi ottenuti potrà finalmente (e dopo più di tre anni) portare a compimento la separazione definitiva tra Londra e Bruxelles.

Per questo capire cos’è la Brexit, il suo significato e le sue conseguenze è oggi qualcosa di estremamente importante. L’uscita del Regno Unito dall’UE infatti avrà ripercussioni non soltanto a Nord della Manica, ma anche nell’intero Vecchio Continente (Italia compresa).

Cos’è la Brexit? Significato

Il significato della parola Brexit fa riferimento all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea e deriva dalla crasi di due parole inglesi: Britain, “Gran Bretagna”, ed exit, “uscita” . Il termine è ormai entrato nel linguaggio di uso comune e negli ultimi tre anni è diventato inevitabilmente un sinonimo di profonda incertezza.

Il significato della Brexit però non è solo tecnico: come anticipato infatti l’uscita del Regno Unito dall’UE avrà conseguenze non solo sugli inglesi ma su tutta l’economia mondiale.

Il segnale lanciato dal popolo, prima con il referendum di giugno 2016 e poi ancora con le elezioni di dicembre 2019, ha messo in discussione il progetto Europa e ha sin da subito dato nuova linfa ai partiti euroscettici.

Brexit: gli step dal referendum ad oggi

Tramite il referendum del 23 giugno 2016 il Regno Unito ha dimostrato di voler lasciare l’Unione europea e si è definitivamente espresso a favore del Leave.

Il 29 marzo 2017, il primo ministro britannico Theresa May ha dato seguito alla volontà degli elettori presentando una notifica per l’uscita del paese dall’UE appellandosi all’articolo 50, dando tempo al Regno Unito e all’Unione europea fino al 29 marzo 2019 per negoziare un accordo.

Il 19 marzo 2018 le parti hanno concordato un piano di transizione di 21 mesi per evitare una hard Brexit, una sorta di salvagente di emergenza.

Il 15 gennaio 2019, il Parlamento inglese ha votato contro l’intesa trovata, con 432 contrari e 202 favorevoli. La stessa storia si è ripetuta più volte.

Il 7 giugno 2019, le continue opposizioni del Parlamento hanno portato la May a dimettersi e a lasciare il posto a Boris Johnson.

Il nuovo Primo ministro è riuscito a concordare un altro piano di divorzio con l’UE, mentre i termini della Brexit sono stati rinviati ancora dal 31 ottobre al 31 gennaio 2019.

Westminster ha bloccato anche l’accordo di Johnson, che ha così deciso di convocare nuove elezioni politiche per il 12 dicembre 2019. Il voto ha sancito la netta vittoria del Primo ministro.

Le conseguenze

Avendo capito cos’è la Brexit e qual è il suo significato occorre ora focalizzarsi sulle possibili conseguenze del divorzio tra Regno Unito e Unione europea, anche e soprattutto alla luce delle elezioni politiche da poco concluse.

Una precisazione è comunque d’obbligo. Anche se l’accordo verrà approvato entro la fine dell’anno, il divorzio partirà soltanto il 31 gennaio 2020. Da quella data scatterà un periodo di transizione (necessario a trovare un’intesa commerciale) che durerà fino a dicembre. Soltanto allora le conseguenze della Brexit diverranno reali. Gli effetti del divorzio, comunque, si sono già fatti sentire nel corso degli anni

1. Le conseguenze politiche

Le conseguenze della Brexit sono state prima di tutto politiche. David Cameron ha annunciato le sue dimissioni da Primo ministro e da leader del Partito Conservatore. A sostituirlo è stata Theresa May, che ha tenuto le redini del Paese fino alla tarda primavera del 2019, quando ha lasciato la poltrona a Johnson.

La Brexit ha dato nuova linfa alle richieste della Scozia, con Nicola Sturgeon che ha domandato a gran voce l’indizione di un referendum sull’indipendenza. Allo stesso tempo, il Governo spagnolo ha richiesto il controllo congiunto di Gibilterra mentre Sinn Fein ha ipotizzato l’unione di Irlanda e Irlanda del Nord.

I partiti di estrema destra, soprattutto in Europa occidentale, hanno preso vigore grazie al significato stesso di Brexit.

2. Le conseguenze finanziarie

In un primo momento la Brexit ha reso i mercati finanziari più sensibili alle vulnerabilità della zona euro. La sterlina è scesa sui minimi di 30 anni e le borse mondiali hanno bruciato 2.000 miliardi in un solo giorno.

Gli investitori si chiedono se, alla luce dello shock Brexit, i governi della zona euro avranno la volontà e la capacità di rafforzare il sistema dell’Unione monetaria.

3. Le conseguenze economiche

La vittoria del Leave ha avuto forti conseguenze economiche sui mercati mondiali e il Regno Unito ha perso il suo livello di rating AAA. La Bank of England ha iniziato a tagliare i tassi di interesse e ha preso altre misure di emergenza per aiutare a fermare la corsa dell’economia inglese verso la recessione.

4) Le conseguenze commerciali

C’è ancora molta incertezza su questo fronte visto che, lasciata l’Unione europea il Regno Unito dovrà rivedere i rapporti commerciali non soltanto con il blocco, ma con il mondo intero.

I dettagli in merito verranno sicuramente sviscerati nel corso del periodo di transizione che inizierà a gennaio e terminerà a fine 2020.

Cosa accadrà a chi vive nel Regno Unito?

Nel Regno Unito si trovano oggi tantissime persone provenienti da altri Paesi UE ed extra UE. Ai cittadini che vivono in Gran Bretagna da almeno 5 anni sarà concessa l’opportunità di richiedere (entro e non oltre dicembre 2020) un permesso di soggiorno permanente. A coloro che risiedono nel Paese da meno di 5 anni invece toccherà richiedere un permesso temporaneo che avrà validità soltanto quinquennale.

I cittadini europei che non si metteranno in regola rischieranno di essere buttati fuori dal Regno Unito, stando a quanto emerso dalla linea dura di Johnson.

Cosa cambierà per i turisti?

Dal 1° gennaio 2021 scatteranno regole ancor più rigide. Entro tre giorni dall’arrivo, i turisti dovranno ottenere un visto elettronico che avrà una durata massima di tre mesi.

Per chi vorrà rimanere di più sarà necessaria la richiesta di permesso lavorativo. Per viaggiare (anche solo per svago) sarà indispensabile il passaporto biometrico mentre la carta d’identità non verrà più accettata.

LEGGI ANCHE: Passaporto e visto per Londra: cosa cambia per i turisti con la Brexit?

Sarà ancora possibile trasferirsi a Londra?

Tra le conseguenze della Brexit come non annoverare quelle riguardanti la libera circolazione, alla quale verrà posto un enorme freno tramite l’uniformazione delle regole sull’immigrazione.

Chi vorrà trasferirsi nel Regno Unito sarà ammesso soltanto dopo aver dimostrato di aver già ottenuto un lavoro. Ogni cittadino europeo dovrà comunque versare una quota di 625 sterline al servizio sanitario nazionale.

Le cause della Brexit: perché il Regno Unito lascia l’UE

L’ostilità dei britannici nei confronti del Regno Unito ha iniziato a palesarsi sotto il Governo di Margaret Thatcher. La “Lady di ferro” - sempre stata una convinta euroscettica - si è ripetutamente scagliata contro i versamenti economici britannici da far confluire nelle casse del blocco.

Motivazioni economiche, motivazioni legati all’immigrazione e ancora motivazioni legate alla dipendenza dall’UE hanno spinto David Cameron (ex premier) a convocare l’atteso referendum.

Tramite il voto, tenutosi giovedì 23 giugno 2016, i britannici sono stati chiamati a decidere se il Regno Unito avrebbe dovuto lasciare o meno l’Unione europea. Il fronte Leave ha vinto (con il 51,9% dei voti) sul fronte Remain (48,1%).

L’affluenza al referendum è stata del 71,8%, con oltre 30 milioni di persone che hanno espresso la propria preferenza. In Scozia e Irlanda del Nord la maggioranza della popolazione ha votato per rimanere, ma il voto aggregato ha comunque fatto vincere il Leave.

Ecco dunque cos’è la Brexit, qual è il suo significato e soprattutto quali sono state e saranno le sue conseguenze sia sul Regno Unito che sul resto dell’UE.

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