Brexit: significato e conseguenze

Il significato della Brexit e le conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Cosa succede se non c’è un accordo?

Brexit: significato e conseguenze

Brexit: significato e conseguenze - Il Parlamento britannico ha bocciato nuovamente l’accordo sulla Brexit, aprendo ufficialmente le porte a una nuova fase di profonda incertezza.

Il significato della parola Brexit fa riferimento all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e deriva dalla crasi di due parole inglesi: Britain, “Gran Bretagna”, ed exit, “uscita”.

Diversi sono ora gli scenari possibili che tengono l’intero Regno Unito con il fiato sospeso. Tutto dipenderà dall’odierno voto di sfiducia contro Theresa May proposto dal leader dell’opposizione, Jeremy Corbyn.

Nuove elezioni generali, un secondo referendum, una Brexit rimandata o addirittura cancellata. Cosa accadrà ora che il Parlamento britannico ha votato contro l’accordo trovato dai negoziatori britannici ed europei? Il significato e le conseguenze della Brexit saranno messi in discussione?

Cos’è la Brexit? Significato

Il significato della Brexit non è solo tecnico: l’uscita del Regno Unito dall’UE ha impatto non solo sugli inglesi ma per tutta l’economia mondiale. Il segnale lanciato dal popolo inglese mette in discussione il progetto Europa e il suo funzionamento e dà nuova linfa vitale a tutti i partiti euroscettici.

Brexit: gli step dal referendum ad oggi

Tramite il referendum del 23 giugno 2016 il Regno Unito ha dimostrato di voler lasciare l’Unione Europea. Gli inglesi hanno così deciso che i benefici derivanti dall’appartenenza all’UE non superavano più i costi della libera circolazione dei cittadini europei e del fenomeno dell’immigrazione.

Il 29 marzo 2017, il primo ministro britannico Theresa May ha seguito la volontà degli elettori. Ha presentato una notifica per l’uscita del paese dall’UE appellandosi all’articolo 50, dando al Regno Unito e all’Unione Europea fino al 29 marzo 2019 per negoziare un accordo.

Il 19 marzo 2018, il Regno Unito e l’UE hanno concordato un piano di transizione di 21 mesi per evitare una hard Brexit, un salvagente per l’Unione nel caso in cui non si arrivi ad un accordo formale prima della scadenza.

Il 15 gennaio 2019, il Parlamento inglese ha votato contro il piano concordato dal governo May e dall’UE, con una votazione di 432 contrari contro soli 202 favorevoli. Il Parlamento discuterà di un voto di sfiducia contro il governo May nella giornata di oggi, 16 gennaio, ma non ci sono voti sufficienti per estromettere la May dalla sua carica. Tuttavia, il primo ministro potrebbe rinegoziare un altro piano da presentare al Parlamento nelle prossime settimane.

Molti membri del Parlamento inglese sono convinti di poter negoziare un accordo migliore con l’UE, ma restano solo 73 giorni a quella che sarebbe una Brexit forzata. Gli analisti di Goldman Sachs ritengono che il Governo possa dunque richiedere un nuovo referendum sulla Brexit.

Il governo della May ha approvato il piano il 14 novembre. Il 12 dicembre, il primo ministro è “sopravvissuta” al voto di sfiducia del proprio partito conservatore.

Scenari e conseguenze della Brexit

Il Primo Ministro ha delineato le tre scelte possibili, e le relative conseguenze, che si pongono davanti al Regno Unito ad oggi:

  • Tenersi l’accordo così com’è - Il Regno Unito non ha il potere economico per negoziarne uno migliore.
  • Lasciare l’UE senza un accordo - Sarebbe peggio della hard Brexit. Senza un accordo commerciale, i porti verrebbero bloccati e le compagnie aeree crollerebbero a terra. In pochissimo tempo, cibo e altri generi di prima necessità finirebbero.
  • Rinunciare alla Brexit - Durante i negoziati si è rafforzata la campagna per rimanere nell’UE, che vuole consultare il popolo inglese tramite un altro referendum. Chi ne fa parte sostiene che gli elettori non avessero chiare, durante il primo referendum, le difficoltà economiche che la Brexit avrebbe causato. Il 10 dicembre, la Corte di giustizia europea ha stabilito che il Regno Unito può revocare la sua domanda di Brexit unilateralmente. In questo caso, nessun altro organismo dell’UE dovrebbe essere interpellato.

Quanto segue è un’analisi aggiornata al giugno 2017

Brexit: effetto positivo su economia inglese

David Cameron, il suo cancelliere George Osborne e molte altre figure di alto livello che parteggiavano per rimanere nell’UE avevano previsto una crisi economica immediata se il Regno Unito avesse votato per uscire.
I prezzi delle case sarebbero scesi, ci sarebbe stata una recessione con un forte aumento della disoccupazione - sarebbe stato necessario un bilancio di emergenza e forti tagli alla spesa.

La sterlina è crollata il giorno dopo il referendum - e rimane ancora in perdita di circa il 15% contro il dollaro e del 10% contro l’euro - ma le previsioni di sventura immediata non si sono dimostrate accurate. L’economia britannica si stima sia cresciuta dell’1,8% nel 2016, seconda solo alla Germania (+1,9%) tra i G7.

L’inflazione è salita al 2,3% nel mese di febbraio - il tasso più alto negli ultimi tre anni e mezzo, e la disoccupazione ha continuato a diminuire, scesa ai minimi di 11 anni al 4,8%. L’aumento annualizzato dei prezzi delle case è sceso dal 9,4% di giugno al 7,4% nel mese di dicembre, secondo i dati ufficiali ONS.

Brexit, conseguenze: cosa succede se non c’è accordo con l’UE?

Il primo ministro Theresa May ritiene che lasciare l’UE senza alcun accordo sarebbe meglio che firmare un accordo svantaggioso. Senza un accordo sul commercio, il Regno Unito dovrebbe operare secondo le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), che potrebbe significare dei controlli doganali e delle tariffe.

Alcuni sostengono che farebbe poca differenza, perché i partner commerciali del Regno Unito nell’UE non vogliono iniziare una guerra commerciale. Altri dicono che significherà maggiori costi per le imprese del Regno Unito nell’acquisto e nella vendita di merci all’estero.

Vi sono anche dei dubbi su cosa accadrà alla posizione della Gran Bretagna come centro finanziario globale senza l’accesso al mercato unico. Alcuni credono che gli inglesi che vivono all’estero in Europa possano perdere il diritto di residenza e l’accesso alle cure sanitarie di emergenza gratuite.

Brexit: i cambiamenti al Parlamento inglese

Dopo la vittoria della Brexit al referendum la Gran Bretagna ha un nuovo Primo Ministro - Theresa May. L’ex ministro degli Interni ha preso il posto di David Cameron, che ha annunciato le sue dimissioni il giorno in cui ha perso al referendum.

Come David Cameron, la May era contraria all’abbandono del Regno Unito, ma ha avuto un ruolo più dimesso durante la campagna referendaria e non è mai stata vista come una grande appassionata dell’UE. La May è diventata primo ministro senza alcuna concorrenza a parte dei suoi colleghi Conservatori.

Brexit e il caso della Corte Suprema

Dopo una battaglia legale, la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito a gennaio che il Parlamento dovesse essere consultato prima che l’articolo 50 fosse attivato. Questo è il motivo per cui il disegno di legge sulla Brexit ha compiuto il suo iter per il Parlamento inglese.

È stato modificato dalla Camera dei Lord affinché includesse una garanzia dei diritti dei cittadini dell’UE già nel Regno Unito e di un «voto significativo» da parte del Parlamento prima che venga concordato un qualsiasi accordo sulla Brexit con l’UE.

I parlamentari hanno rifiutato questi cambiamenti e il disegno di legge è diventato legge dopo che i Lord hanno marcia indietro, i laburisti non hanno voluto dare il sostegno necessario per compiere le modifiche. Tutto questo ha spianato la strada alla May per inviare la sua lettera all’UE in cui annuncia ufficialmente che il Regno Unito sta uscendo dall’UE.

Brexit, cause: perché il Regno Unito lascia l’UE

Tramite un referendum, tenutosi giovedì 23 giugno 2016, la popolazione era chiamata a decidere se il Regno Unito avrebbe dovuto lasciare o rimanere nell’Unione Europea. Il fronte “Leave” vinto con il 51,9%, contro il 48,1% dei votanti per rimanere nell’UE. L’affluenza al referendum è stata del 71,8%, con oltre 30 milioni di persone che hanno espresso il proprio voto. In Scozia e Irlanda del Nord la maggioranza della popolazione ha votato per rimanere, ma il voto aggregato a comunque fatto vincere il Leave.

Il partito conservatore del Regno Unito ha promesso di concedere un referendum al popolo inglese sulla Brexit qualora fosse riuscito a vincere le elezioni generali nel 2015. Cameron ha trionfato e la Regina, formalmente, ha chiesto al primo ministro di formare un nuovo Governo nel Regno Unito per una seconda volta. Infatti, Cameron era già stato eletto nel 2010.

Cameron ha passato i mesi successivi alla sua rielezione andando in giro per le capitali europee cercando di acquisire consensi dai leader dei Paesi dell’Unione Europea su un pacchetto speciale di riforme. Solo con l’approvazione di questo piano da parte dell’Unione Europa Cameron avrebbe accettato di spingere il popolo inglese a votare contro la Brexit, invece che a favore.

Il partito conservatore è diviso sulla questione Brexit, di conseguenza sull’adesione del Regno Unito all’Unione Europea, da più di 30 anni.

Chi negozia l’accordo Regno Unito-UE

Theresa May ha istituito un dipartimento del governo, guidato dal deputato conservatore e attivista del fronte Leave David Davis, com la responsabilità di negoziare un accordo sulla Brexit con l’UE. L’ex segretario alla Difesa Liam Fox, anche lui voce della campagna per lasciare l’Unione europea, è stato nominato Segretario al commercio internazionale e Boris Johnson, uno dei leader della campagna ufficiale del Leave, è ministro degli Esteri.

Questi uomini - soprannominato il “Three Brexiteers” - avranno un ruolo fondamentale nei negoziati con l’UE per definire dei nuovi accordi internazionali, ma sarà Theresa May ad avere l’ultima parola.

Quanto tempo ci vuole per lasciare l’UE?

Una volta che l’articolo 50 è attivato, il Regno Unito ha due anni per negoziare il suo ritiro. Ma nessuno sa veramente come funzionerà il processo Brexit - l’articolo 50 è stato creato solo alla fine del 2009 e non è mai stato utilizzato. L’ex ministro degli Esteri Philip Hammond, ora Cancelliere, che voleva che la Gran Bretagna restasse nell’Unione Europea, e lui ha suggerito che potrebbero volerci fino a sei anni al Regno Unito per completare i negoziati di uscita.

I termini dell’uscita della Gran Bretagna dovranno essere concordati dai 27 parlamenti nazionali europei, un processo che potrebbe richiedere alcuni anni, sostiene.
Il diritto UE sarà ancora valido nel Regno Unito fino a quando non cesserà di essere un Paese membro. Il Regno Unito continuerà a rispettare i trattati e le leggi comunitarie, ma non prenderà parte a qualsiasi processo decisionale.

Ritrattare 43 anni di trattati e accordi che riguardano migliaia di soggetti diversi non è e mai sarà un compito semplice. Il tutto è ulteriormente complicato dal fatto che non è mai stato fatto prima e negoziatori, in una certa misura, capiranno cosa fare solo facendo.

Un accordo sul commercio post-Brexit è probabile sarà la parte più complessa della trattativa perché ha bisogno dell’approvazione unanime di più di 30 parlamenti nazionali e regionali di tutta Europa, alcuni dei quali potrebbero voler indire un referendum.

Il focus dei negoziati

Con il discorso Brexit di Theresa May a gennaio abbiamo saputo che il Regno Unito non ha intenzione di rimanere nel mercato unico dell’UE. Altrimenti, il Regno Unito dovrebbe continuare a stare sotto le indicazioni della Corte di giustizia europea e a consentire un’immigrazione dall’UE illimitata.
Abbiamo scoperto ulteriori dettagli sulle priorità dei negoziati del Regno Unito nella lettera che ha attivato ufficialmente il processo di abbandono l’Unione Europea del 29 marzo.

Entrambe le parti vogliono commercio continui dopo la Brexit, con il Regno Unito che è alla ricerca di un risultato positivo per coloro che desiderano scambiare beni e servizi e vuole un ’accordo di libero scambio globale’ dando al Paese «l’accesso più grande possibile» al mercato unico.

La May vuole raggiungere un nuovo accordo di unione doganale con l’UE. L’unione doganale è un contesto in cui alcuni paesi trovano l’accordo di non imporre tariffe sui beni degli altri, e definendo una tassa comune sulle merci in arrivo da altri Paesi. Il Regno Unito è attualmente parte dell’unione doganale dell’UE, ma blocca il Regno Unito dal trovare degli accordi commerciali con altri paesi.

Cosa succede agli europei che vivono nel Regno Unito?

Il governo si è rifiutato di dare una garanzia sullo stato dei cittadini dell’UE che attualmente vivono nel Regno Unito, dicendo che questo non è possibile senza un impegno reciproco da parte degli altri membri dell’UE circa i milioni di cittadini britannici che vivono nel continente.

I cittadini dell’UE con diritto di soggiorno permanente, che viene concesso dopo che hanno vissuto nel Regno Unito per cinque anni, non dovrebbero veder colpiti i propri diritti.

E gli italiani & Co. che vogliono lavorare a Londra e nel Regno Unito?

Ancora, tutto dipende dal fatto che il governo britannico decida di introdurre un sistema di permesso di lavoro simile a quello che attualmente si applica ai cittadini non comunitari, limitando l’ingresso a lavoratori qualificati nelle professioni in cui vi è carenza.
Il Segretario alla Brexit David Davis ha suggerito che i migranti europei che arrivano nel Regno Unito in questo momento contestuale alla Brexit potrebbero poi non aver diritto di restare.

Le conseguenze preliminari della Brexit

Il risultato del referendum Brexit è stato motivo di festa per gli euroscettici sparsi in tutto il vecchio continente ed ha causato una vera onda d’urto sui mercati finanziari e sull’economia mondiale.

Dopo la pubblicazione del risultato per il referendum Brexit, la sterlina è scesa ai minimi del 1985 e David Cameron si è dimesso dal suo ruolo di primo ministro del Regno Unito dichiarando:

«Non credo che sarebbe giusto per me per cercare di essere il capitano che guida il nostro paese verso la sua prossima destinazione».

Il suo sostituto, Theresa May, ad inizio ottobre ha detto che farà scattare l’Articolo 50 - il primo passo burocratico che dà il via al processo di uscita all’UE e concede due anni di tempo per le trattative sulla Brexit con i funzionari europei - entro la fine di marzo 2017.
Ciò significa che la Brexit potrebbe concretizzarsi entro la fine di marzo 2019.

Una volta ufficializzata la Brexit entrerà in vigore la Great Repeal Bill, dando fine alla supremazia del diritto comunitario sul legislazione della Gran Bretagna.
La frase della May «Brexit significa Brexit» è ormai diventata un cliché e non abbiamo ancora conferma se il Regno Unito lascerà il mercato unico dell’UE o meno.

Gli effetti della Brexit possono essere divisi in:

  • conseguenze politiche
  • conseguenze finanziarie
  • conseguenze economiche
  • conseguenze commerciali

1) Brexit: conseguenze politiche
Oltre a causare un duro colpo per l’economia della Gran Bretagna, la prima conseguenza della Brexit e dell’abbandono del Regno Unito all’Unione Europea è una crisi di governo. David Cameron ha annunciato le sue dimissioni da primo ministro e da leader del partito conservatore. A sostituirlo è stata Theresa May, che sembra riuscire a tenere le redini della situazione ma con non poche difficoltà.

Intanto, il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon sta combattendo per indire un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia perché la maggior parte del popolo scozzese ha votato per rimanere nell’UE.
Il Governo spagnolo ha richiesto il controllo congiunto di Gibilterra e Sinn Fein ha chiesto una votazione per unire l’Irlanda e l’Irlanda del Nord.

I partiti di estrema destra, soprattutto in Europa occidentale, stanno prendendo molta forza dalla Brexit. Il Fronte Nazionale francese, il cui leader è Marine Le Pen, è sotto la lente in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno. E’ improbabile che vinca, ma il risultato sarà storico.

L’estrema destra probabilmente non riuscirà a salire al potere in ogni paese dell’UE ma sarà abbastanza forte da dominare nel dibattito politico, a sinistra e a destra, e quindi influenzare le azioni dei governi. La politica dell’immigrazione ne sarà un esempio calzante.

2) Brexit: conseguenze finanziarie
In un primo momento la Brexit ha reso i mercati finanziari più sensibili alle vulnerabilità della zona euro. La sterlina è scesa ai minimi di 30 anni e le borse mondiali hanno bruciato 2.000 miliardi in un solo giorno. Gli investitori si chiedono se, alla luce dello shock Brexit, i governi della zona euro avranno la volontà e la capacità di rafforzare il sistema dell’Unione monetaria europea.

Una prova sarà nei progressi dell’unione bancaria europea, compreso il piano di assicurazione dei depositi comuni, nel corso dei prossimi 12 mesi. Allo stato attuale è bloccato. Proposte più ambiziose come il piano italiano per la creazione di «obbligazioni migratorie» comuni nell’UE per finanziare la risposta alla crisi dei rifugiati e dei migranti avranno poche possibilità di trasformarsi in realtà.

I mercati dei singoli paesi della zona euro saranno messi sotto esame.
Le prospettive per il Portogallo, governato da una coalizione debole, sono inquietanti. I guai della Grecia non sono mai scomparsi. In Spagna, che ospita le elezioni generali domenica, le probabilità di un governo stabile e di una riforma economica sono offuscate da un sistema politico frammentato e dal separatismo catalano.

Dopo il recupero della sterlina sulla scia degli ottimi dati macroeconomici di questa estate, la valuta inglese è crollata ancora alla notizia di un possibile ricorso all’articolo 50 entro marzo 2017.

3) Brexit: conseguenze economiche
La vittoria Brexit ha avuto forti conseguenze economiche attraverso i mercati mondiali e il Regno Uniti ha perso il suo livello alto di rating AAA.

La Bank of England ha tagliato i tassi di interesse e preso altre misure di emergenza per aiutare a fermare la corsa dell’economia inglese verso la recessione.

Il parlamentare Farage crede che il voto della Brexit sia una buona notizia per gli esportatori che da tempo lottavano con l’alto valore della sterlina.
Ed ora che il Regno Unito ha votato per lasciare l’UE, non dovrà più contribuire con miliardi di sterline l’anno al bilancio dell’Unione Europea.

L’impatto e le conseguenze da shock esistenziale registrate sui mercati nella prima fase dopo il referendum inglese si sono appianate.

Durante la campagna referendaria, gli euroscettici citavano un rapporto della Confederation of British Industry per cui la Brexit si sarebbe tradotta in uno «shock» da 100 miliardi di sterline per l’economia del Regno Unito.
Il Tesoro è stato accusato di allarmismo ingiustificato dopo la la pubblicazione della previsione per cui la Brexit costerebbe alle famiglie inglesi £4.300 all’anno fino al 3030.

La Brexit altera inoltre l’equilibrio interno dell’UE. Con la Gran Bretagna fuori, i sette paesi europei senza euro rappresenteranno solo il 15 per cento della produzione economica europea, a differenza di oltre il 30 per cento con la Gran Bretagna dentro.
La Brexit aumenterà la supremazia politica ed economica della Germania in Europa.

4) Brexit: conseguenze commerciali
C’è ancora molta incertezza sulle conseguenze una volta che il Regno Unito avrà lasciato l’Unione Europea ufficialmente perché il paese deve redigere dei nuovi accordi commerciali tutto il mondo.

Il Governo May intanto è diviso sull’uscita del Regno Unito dal mercato unico dell’UE.
I sostenitori della Brexit sanno bene che i paesi dell’UE hanno tutto l’interesse commerciale nel rimanere in ottimi rapporti contrattuali con il Regno Unito, grande importatore di beni e servizi.

Gli europeisti, invece, temono che le imprese straniere saranno meno propense ad investire nell’economia inglese e che possano spostare la loro sede se il Regno Unito uscirà davvero dal mercato unico.
La realtà ora è molto diversa e molti economisti non credono più che ci sarà una recessione nel Regno Unito ma che, anzi, l’economia inglese beneficerà dell’uscita dall’UE.

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