Il presidente Trump afferma di voler “liberare o conquistare” Cuba e che “può fare ciò che vuole” della nazione.
Lo scorso lunedì il presidente statunitense Donald Trump ha sollevato la possibilità che gli Stati Uniti “conquistino Cuba”, dichiarando di fronte ai giornalisti alla Casa Bianca: “Conquistare Cuba. Voglio dire, sia che la liberi, sia che la conquisti. Penso di poter fare tutto ciò che voglio con la nazione. In questo momento è molto indebolita”.
Le parole del presidente sono arrivate lo stesso giorno in cui Cuba ha subito un grave blackout a livello nazionale, a causa della diminuzione delle scorte di carburante. I funzionari cubani hanno annunciato che il governo comunista del Paese si aprirà agli investimenti stranieri, compresi quelli provenienti dagli Stati Uniti, come dichiarato dal vice primo ministro cubano, Oscar Pérez-Oliva Fraga, in un’intervista NBC News:
“Cuba è aperta ad avere rapporti commerciali fluidi con le aziende statunitensi, nonché con i cubani residenti negli Stati Uniti e i loro discendenti”.
Queste dichiarazioni giungono dopo l’inizio di una serie di colloqui tra Cuba e gli Stati Uniti volti a migliorare le loro relazioni, per lo più tese, che hanno raggiunto uno dei momenti più critici nei sessantasette anni trascorsi da quando Fidel Castro rovesciò quello che era stato uno stretto alleato degli Stati Uniti.
Non è chiaro fino a che punto Cuba intenda aprire la propria economia, né come queste misure si rapportino a quelle adottate dieci anni fa sotto la presidenza di Barack Obama. Tuttavia, l’annuncio coincide con una grave crisi umanitaria ed energetica e alcuni esperti sostengono che l’isola potrebbe rimanere senza carburante nel giro di poche settimane a causa del blocco imposto dall’amministrazione Trump.
Negli ultimi tre mesi, gli Stati Uniti hanno interrotto l’accesso di Cuba al petrolio straniero, impedendo le spedizioni dal Venezuela e da altre nazioni. Ne sono seguiti frequenti blackout, tra cui l’estesa interruzione di corrente di lunedì, e gli ospedali hanno dovuto rinviare alcuni interventi, aggravando una crisi umanitaria che ha comportato anche carenze alimentari e ha portato a proteste sull’isola.
I funzionari avevano programmato di annunciare l’apertura agli investimenti esteri durante un programma televisivo serale, Mesa Redonda, che tuttavia non è andato in onda. Non è chiaro se ciò sia stato dovuto alle interruzioni di corrente.
L’amministrazione Obama aveva aperto opportunità commerciali per gli investitori americani nel settore privato, ma la burocrazia cubana non è stata in grado di adattarsi rapidamente e l’amministrazione Trump ha revocato le misure di Obama.
Pérez-Oliva Fraga, che ricopre anche la carica di ministro del Commercio estero e degli Investimenti di Cuba, ha già chiarito che il governo cubano aprirà l’economia agli investimenti al di là del settore privato. Ma, a causa dell’embargo statunitense che dura da decenni, Cuba non è in grado di attrarre facilmente capitali americani, ha affermato il ministro.
Carlos Gimenez, membro repubblicano del Congresso della Florida di origini cubano-americane, ha dichiarato venerdì sulla piattaforma social X, in spagnolo: “Non ci saranno investimenti dagli Stati Uniti a meno che non vi sia un cambiamento politico significativo sull’isola”.
Ma, mentre funzionari statunitensi e cubani negoziano sul futuro dell’isola, l’amministrazione Trump cerca di rovesciare il presidente cubano Miguel Díaz-Canel. Secondo quanto riporta il New York Times, Díaz-Canel deve dimettersi per far progredire le trattative nell’ambito dei contatti in corso sul futuro dell’isola.
“Così come abbiamo realizzato una trasformazione storica in Venezuela, confidiamo altrettanto nel grande cambiamento che presto arriverà a Cuba”,
ha affermato Trump lo scorso 7 marzo, aggiungendo:
“Cuba cadrà molto presto ed è desiderosa di arrivare a un accordo. È solo una questione di tempo”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA