Perché Trump ha attaccato il Venezuela?

Ilena D’Errico

03/01/2026

Donald Trump passa ai fatti e attacca il Venezuela. Ma qual è il vero motivo degli attacchi?

Perché Trump ha attaccato il Venezuela?

Il presidente statunitense dà spesso voce a opinioni controverse, talvolta anche eccentriche, ma le sue minacce continuano a incutere timore in tutto il mondo. Non è solo per il ruolo degli Stati Uniti negli equilibri internazionali, ma anche perché il tycoon non si tira indietro nel passare ai fatti. Così, dopo svariato tempo in cui il conflitto era rimasto solo diplomatico, Donald Trump ha attaccato il Venezuela. La notte del 3 gennaio si sono verificate diverse esplosioni a Caracas, in quello che Trump stesso ha definito “attacco su larga scala”, ma non è tutto.

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie sono stati catturati e portati fuori dal Paese, nella cosiddetta “fase 2” della lotta al regime venezuelano. Washington si sta così attirando pesanti critiche dal resto del mondo, venendo accusata di gravi violazioni del diritto internazionale che rischiano di compromettere ulteriormente ogni rapporto politico pacifico.

Perché Trump attacca il Venezuela (e perché allarma)

La lotta antiterroristica americana non convince e di certo non sembra giustificare un tale attacco alla sovranità del Venezuela, lo stop del traffico di droga verso gli Stati Uniti sembra più un pretesto grossolano che un’effettiva necessità, al contrario degli altri interessi in gioco. Bisogna fare un certo sforzo di fiducia per riconoscere alla Casa Bianca l’intenzione di difendere la sicurezza nazionale dal narcotraffico.

Tuttavia, non serve impegnarsi allo stesso modo per vedere come le risorse strategiche del Venezuela e l’allontanamento dell’influenza russa e asiatica possano avvantaggiare Trump. Con 300 miliardi di barili, il Venezuela ha le riserve di petrolio più grandi del mondo, con cui fornisce storici avversari Usa come Cina, Russia, Iran e Cuba.

Ufficialmente, però, nel mirino di Washington c’è il Cartel de los Soles, di cui Maduro è accusato di essere il leader, annoverato come organizzazione terroristica. È così che Trump ha iniziato a fare pressione sul Paese, aumentando la presenza statunitense al largo, attivando il blocco navale e ordinando gli assalti alle petrolifere, sfociando poi negli attacchi a Caracas.

La percezione che continua a crescere è che gli Stati Uniti continuano a portare avanti mire imperialistiche come e quando credono, soprattutto con l’amministrazione Trump che sembra trovare ogni cavillo per saltare a pié pari procedure e confronti democratici. Questa volta, è la droga che il governo americano usa per giustificare gli attacchi, ma soprattutto per non aver avvertito il Congresso. Una legge di autorizzazione all’uso della forza militare varata negli Stati Uniti nel 2001 consente infatti l’intervento immediato contro le forze terroristiche. Un’urgenza che si fatica a comprendere, checché ne dica il Pentagono.

Da qui a ignorare l’effettivo problema del narcotraffico o il regime di Maduro, come molti Paesi amici del Venezuela sembrano fare, il passo è però eccessivo. Il problema è piuttosto che l’impressione conta negli assetti diplomatici e ogni presunta violazione delle leggi internazionali rischia di scatenare una reazione a catena inarrestabile. La cattura di Maduro, definito da Trump un narcoterrorista, è di fatto al centro di una controversia spinosa.

Dal ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot è arrivata un’aspra condanna dell’azione statunitense. Pur riconoscendo che Maduro ha gravemente violato i diritti dei cittadini venezuelani, Parigi giudica l’arresto “contravviene al principio di non uso della forza, che è alla base del diritto internazionale”, motivo per cui non potranno essere imposte soluzioni politiche dall’esterno e ci saranno gravi conseguenze per la sicurezza globale.

Di fatto, parole simili a quelle arrivate dalla Russia, che certo non si è risparmiata un’ironia pungente. Secondo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov l’attacco è riconducibile all’ostilità ideologica degli Stati Uniti piuttosto che a questioni di sicurezza, mentre si attende la riunione urgente richiesta dal Venezuela al Consiglio di sicurezza dell’Onu, che attira i riflettori di tutto il globo.

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