PMI e finanza, come la tecnologia può semplificare l’accesso alla liquidità

Redazione Imprese

13 Marzo 2026 - 15:18

Come sta cambiando il rapporto tra imprese e finanza? E in che modo la tecnologia può facilitare l’accesso alla liquidità per le PMI italiane? Intervista a Elena Mauri, CEO di Deep Tier.

Il rapporto tra imprese e finanza sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Per decenni il credito bancario ha rappresentato il principale canale di accesso alla liquidità per le aziende italiane, in particolare per le piccole e medie imprese. Oggi però il contesto economico è più complesso e richiede strumenti più flessibili, capaci di valorizzare anche asset finanziari spesso trascurati.

Crediti fiscali, supply chain finance e piattaforme digitali stanno aprendo nuove possibilità, rendendo più accessibili strumenti che fino a pochi anni fa erano riservati quasi esclusivamente agli operatori specializzati. Allo stesso tempo sta emergendo un nuovo modello di servizi finanziari basato su ecosistemi digitali integrati, pensati per semplificare la gestione finanziaria delle imprese.

Ne abbiamo parlato con Elena Mauri, CEO di Deep Tier, che ci ha offerto uno sguardo sul cambiamento in corso nel rapporto tra tecnologia, finanza e PMI italiane. Ecco cosa le abbiamo chiesto:

Come sta cambiando l’accesso alla liquidità per le PMI italiane e qual è il ruolo della tecnologia?

“Stiamo assistendo a una trasformazione profonda nel rapporto tra imprese e finanza. Il credito bancario tradizionale continua a svolgere un ruolo fondamentale, ma da solo non è più sufficiente per sostenere le esigenze delle PMI, che oggi operano in contesti economici molto più complessi e dinamici rispetto al passato.

Quello che osserviamo sempre più spesso è un vero e proprio cambio di paradigma: le imprese stanno iniziando a riconoscere il valore non solo del fatturato futuro, ma anche degli asset finanziari che possiedono già e che spesso restano inutilizzati. Tra questi rientrano, per esempio, i crediti fiscali e i crediti commerciali lungo la filiera.

Per molto tempo strumenti di questo tipo sono stati percepiti come complessi, poco trasparenti e destinati principalmente a operatori specializzati o istituzionali. Oggi, invece, stanno entrando sempre di più nella gestione ordinaria delle imprese.

La tecnologia gioca un ruolo decisivo in questo processo. Digitalizzazione e piattaforme tecnologiche permettono infatti di rendere i processi più chiari, tracciabili e standardizzati, riducendo le asimmetrie informative e aumentando il livello di fiducia tra gli operatori. In questo modo strumenti che in passato erano considerati accessibili solo a pochi diventano finalmente utilizzabili anche da imprese di dimensioni medie o piccole.

Guardando al futuro, la vera sfida non sarà tanto creare nuovi strumenti di accesso alla liquidità, quanto integrare sempre di più la finanza all’interno dell’economia reale delle imprese. L’obiettivo è che la finanza diventi una leva concreta di sviluppo e crescita, non un elemento che ne limita il potenziale.”

Perché i crediti fiscali dovrebbero diventare strumenti di pianificazione strategica e non solo adempimenti burocratici?

“I crediti fiscali rappresentano uno dei grandi paradossi della finanza d’impresa in Italia. Da un lato parliamo di miliardi di euro di valore potenziale, dall’altro nella pratica quotidiana di molte aziende questi asset restano spesso inutilizzati o sottovalutati.

Molti imprenditori continuano a considerarli soprattutto come una questione burocratica da gestire a fine anno insieme al commercialista, piuttosto che come una vera leva di pianificazione finanziaria.

Il cambiamento culturale necessario parte proprio da qui: iniziare a considerare i crediti fiscali come asset con un valore economico definito, con tempi di utilizzo e con un impatto diretto sulla liquidità aziendale. Se gestiti correttamente possono diventare strumenti utili per sostenere investimenti, migliorare la gestione finanziaria e rafforzare la stabilità dell’impresa.

Perché questo avvenga è fondamentale anche il ruolo dei professionisti che affiancano l’imprenditore, come commercialisti e consulenti finanziari, così come delle figure interne nelle aziende più strutturate.

In parallelo serve un mercato secondario efficiente, capace di garantire trasparenza, processi di due diligence chiari e regole condivise. Anche in questo caso la tecnologia rappresenta un fattore abilitante importante, perché consente di standardizzare i processi, aumentare la tracciabilità e costruire un livello di fiducia più elevato tra gli operatori.

Solo in questo modo i crediti fiscali possono evolvere da semplice strumento di gestione fiscale a vera leva finanziaria al servizio della crescita delle imprese.”

Perché gli ecosistemi digitali integrati rappresentano il futuro per le PMI?

“Il tema degli ecosistemi digitali nasce da un problema molto concreto: oggi molte PMI devono confrontarsi con un sistema estremamente frammentato di fornitori, piattaforme e processi. Questo comporta inevitabilmente inefficienze operative, perdita di tempo e maggiore complessità gestionale.

Un ecosistema integrato cambia questa logica. Non si tratta semplicemente di aggiungere nuovi servizi, ma di costruire un ambiente in cui le diverse esigenze dell’impresa - finanziarie, operative e informative - possano essere gestite all’interno di processi integrati e con regole chiare.

Affinché un ecosistema digitale funzioni davvero deve però andare oltre le logiche di marketing. Non basta aggregare servizi diversi sotto un unico marchio: è necessario che tecnologia, dati e processi siano realmente integrati tra loro.

Quando questo avviene le imprese possono accedere a un unico punto di ingresso da cui gestire servizi diversi, prendere decisioni più rapide e basate su informazioni più complete e ridurre allo stesso tempo la complessità operativa.

Il futuro della finanza d’impresa sembra andare proprio in questa direzione: piattaforme che evolvono da semplici intermediari a veri hub di servizi digitali, capaci di accompagnare le imprese nei loro percorsi di crescita. In questo scenario la tecnologia resta fondamentale, ma il vero punto di partenza deve sempre essere rappresentato dai bisogni concreti delle aziende.”

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