Attenzione Italia. La crisi energetica potrebbe essere solo all’inizio

Martin Wolf

21 Maggio 2026 - 17:05

I mercati dei futures sul petrolio sembrano tranquilli, ma la storia dimostra che le aspettative sono spesso state disattese.

Attenzione Italia. La crisi energetica potrebbe essere solo all’inizio
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Prima è arrivata la guerra. Poi il blocco. Ora arrivano le carenze. Le petroliere cariche di materie prime essenziali - petrolio, gas naturale liquefatto, urea, prodotti petroliferi raffinati, idrogeno, elio e così via - non attraversano lo Stretto di Hormuz dalla fine di febbraio. Quelle partite prima della chiusura sono per lo più arrivate a destinazione. D’ora in poi, le spedizioni che non sono salpate cominceranno sempre più a mancare. Man mano che anche le scorte si esauriranno, entreremo in un’era di carenze fisiche reali.

Fino ad ora, le carenze sono state in gran parte teoriche. Ora diventeranno concrete. E dovranno essere gestite, in ultima analisi attraverso la soppressione della domanda. Quest’ultima richiederà una qualche combinazione di razionamento e recessione. Un mix di prezzi più alti e politica monetaria più restrittiva potrebbe produrre entrambi gli effetti. Più a lungo lo stretto rimarrà chiuso, e maggiori saranno i danni fisici, più a lungo permarranno le carenze e più gravi saranno le loro conseguenze.

Questo, in sintesi, è quanto sostiene Nick Butler - già vicepresidente esecutivo per la strategia e lo sviluppo delle politiche di BP e oggi al King’s College di Londra - in un post su Substack intitolato «The end of the beginning». Ecco, quindi, alcuni degli elementi principali di questa storia preoccupante.

Lo stretto rimane saldamente bloccato - Petroliere in transito attraverso lo Stretto di Hormuz Lo stretto rimane saldamente bloccato - Petroliere in transito attraverso lo Stretto di Hormuz Media mobile a cinque giorni dei transiti di navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Ultima rilevazione: 15 maggio 2026. Fonti: Bloomberg, Banca Mondiale. Elaborazione: Financial Times

Danni alle infrastrutture

In primo luogo, i problemi che il mondo si trova ad affrontare non sono solo il risultato della chiusura effettiva dello stretto. Il sistematico attacco alle infrastrutture, condotto principalmente dall’Iran e del tutto prevedibile quanto la chiusura stessa, ha causato danni significativi. Secondo Butler, «almeno otto grandi raffinerie del Golfo sono completamente o parzialmente fuori servizio. Lo stesso vale per l’impianto di GNL di Ras Laffan, in Qatar». I tempi necessari per riparare i danni sono ancora sconosciuti.

Non solo petrolio greggio

In secondo luogo, come spiega il blog finanziario «Crack The Market», le carenze non vanno valutate esclusivamente in termini di petrolio greggio. Colpiranno in modo sproporzionato specifici prodotti, poiché le raffinerie sono progettate per lavorare determinati tipi di greggio. La regione del Golfo non solo produce qualità specifiche di petrolio, ma - come sottolinea Crack The Market - esportava 3,3 milioni di barili al giorno di prodotti raffinati e 1,5 milioni di barili al giorno di GPL prima della crisi. Si tratta di carburanti finiti - diesel, carburante per aerei, nafta, benzina - che fluivano direttamente nelle catene di approvvigionamento dei consumatori asiatici ed europei".

La perdita di esportazioni di greggi specifici e prodotti raffinati rende impossibile qualsiasi semplice sostituzione. Butler scrive che le principali carenze riguardano attualmente il carburante per aviazione e il diesel. Dati questi limiti strutturali legati ai singoli prodotti, nemmeno gli Stati Uniti sono autosufficienti in campo energetico. Certo, sono esportatori netti. Ma sono anche - come argomenta l’analista di mercato Charlie Garcia - grandi importatori, poiché le loro raffinerie devono poter accedere ai greggi che sono in grado di lavorare.

Lo Stretto di Hormuz è un nodo cruciale nel commercio mondiale di petrolio - Volume di petrolio greggio e liquidi trasportati attraverso i nodi marittimi strategici e il Capo di Buona Speranza, primo semestre 2025 (milioni di barili al giorno) Lo Stretto di Hormuz è un nodo cruciale nel commercio mondiale di petrolio - Volume di petrolio greggio e liquidi trasportati attraverso i nodi marittimi strategici e il Capo di Buona Speranza, primo semestre 2025 (milioni di barili al giorno) I nodi strategici sono canali stretti lungo rotte marittime molto frequentate, critici per il commercio energetico e la sicurezza a causa degli elevati volumi che vi transitano. *Il Capo di Buona Speranza non è un nodo strategico, ma una rotta principale e un'alternativa ai nodi strategici. **Include il gasdotto Sumed. Fonte: EIA. Elaborazione: Financial Times

Le scorte si esauriscono

In terzo luogo, l’impatto è stato finora attenuato da un rapido smaltimento delle scorte. Ma le scorte sono per definizione finite. Espandere la produzione al di fuori del Golfo o riorientare i flussi di petrolio al di là dello stretto è difficile anche nel medio periodo. Buona parte della capacità produttiva di riserva mondiale di petrolio si trova proprio nella regione del Golfo. Dopo di essa, la principale fonte aggiuntiva sarebbe la Russia.

Ma, al di là delle evidenti difficoltà politiche - rilevanti anche per l’Italia e per l’Europa, che hanno già vissuto le conseguenze della dipendenza dal gas russo dopo l’invasione dell’Ucraina - la capacità russa è limitata. Gli oleodotti dall’Arabia Saudita verso il Mar Rosso e dall’Oman verso Ras Markaz hanno capacità contenute. Ampliarli richiederebbe molto tempo. Anche sostituire la capacità di raffinazione perduta richiederebbe tempo e costi elevati. In Europa, e l’Italia non fa eccezione, la capacità di raffinazione è in calo da anni: non è qualcosa che si può invertire rapidamente. Effettuare tali investimenti sarebbe inoltre costoso e rischioso.

I prezzi delle principali materie prime sono balzati dall'inizio delle ostilità - Variazione percentuale cumulata dal 28 febbraio I prezzi delle principali materie prime sono balzati dall’inizio delle ostilità - Variazione percentuale cumulata dal 28 febbraio In blue il carburante per aerei di Singapore, in rosso il petrolio greggio dell'Oman, in celeste il petrolio greggio Brent, in verde i futures sul GNL asiatico, in azzurro Urea. Fonti: Bloomberg, Banca Mondiale. Elaborazione: Financial Times

Oltre l’energia: cibo e semiconduttori a rischio

Infine, le carenze sono tutt’altro che limitate al settore energetico. Ne risentono anche le forniture di elio, nafta, metanolo, fosfati, urea, ammoniaca e zolfo. La riduzione dell’offerta di elio danneggia la produzione di microchip - con ricadute su tutta la filiera tecnologica globale, dalla quale dipendono anche molte aziende manifatturiere italiane.

La riduzione dell’offerta di materie prime essenziali per la produzione di fertilizzanti artificiali ridurrà la produzione alimentare mondiale, con effetti che si faranno sentire anche sulle tavole degli italiani attraverso l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli. Vi è inoltre un impatto negativo sui traffici marittimi globali, poiché i percorsi alternativi più lunghi comportano costi maggiori. E non va dimenticato che 20.000 marittimi sono attualmente bloccati nel Golfo.

I mercati scommettono sulla pace: ma hanno ragione?

I mercati sembrano essersi convinti che queste realtà incombenti porteranno, prima piuttosto che poi, a un cessate il fuoco stabile e alla riapertura dello stretto. Potrebbe accadere. Ma non è difficile immaginare perché potrebbe non accadere. Donald Trump insiste di non preoccuparsi della situazione finanziaria degli americani. Per lui, «l’unica cosa che conta, quando si parla di Iran, è che non possano avere un’arma nucleare».

Consumiamo prodotti raffinati, non petrolio greggio - Prodotti petroliferi ottenuti da un barile da 42 galloni di petrolio nelle raffinerie statunitensi, 2023 (in galloni) Consumiamo prodotti raffinati, non petrolio greggio - Prodotti petroliferi ottenuti da un barile da 42 galloni di petrolio nelle raffinerie statunitensi, 2023 (in galloni) Dall'alto: Benzina per autotrazione finita, Olio combustibile distillato, Carburante per aviazione di tipo cherosene, Coke petrolifero, Gas di raffineria, Liquidi di gas idrocarburico, Altro. Fonte: "Fonte: crackthemarket.substack.com; EIA. Elaborazione: Financial Times

L’Iran accetterà questo principio? Perché dovrebbe fidarsi di Trump nel rispettare la propria parte dell’accordo? Come verrebbe monitorato e applicato un tale accordo? Perché l’Iran, avendo imposto il controllo sulla navigazione nel Golfo, dovrebbe rinunciarvi? I suoi leader non insisterebbero almeno sul diritto di riscuotere pedaggi? E Trump sarebbe disposto ad accettare un’umiliazione simile?

I margini di raffinazione sono diventati estremamente volatili - Margine di cracking sul greggio leggero dolce ($ al barile) I margini di raffinazione sono diventati estremamente volatili - Margine di cracking sul greggio leggero dolce ($ al barile) (Singapore, Costa del Golfo degli Stati Uniti, Europa nord-occidentale). Fonte: Analisi IEA su dati di Argus Media Group. Elaborazione: Financial Times

I mercati dei futures sul petrolio suggeriscono che i prezzi siano destinati a scendere e che tutto si risolverà. Ma la curva dei futures sul petrolio non è una sfera di cristallo, come hanno osservato i colleghi Jonathan Vincent e Malcolm Moore sul Financial Times. Le aspettative sono state spesso disattese in passato. E non vedo alcuna buona ragione per cui non potrebbe continuare a essere così. Se dovesse verificarsi lo scenario peggiore, i prezzi dovranno salire abbastanza da riequilibrare un’offerta compressa con la domanda.

Trattandosi di materie prime essenziali, con una domanda anelastica al prezzo, i costi dei prodotti e del greggio potrebbero impennarsi. Inoltre, una parte di questo aggiustamento rischia di passare attraverso aspettative di inflazione in aumento, tassi di interesse più alti e quindi un forte impatto recessivo sull’economia mondiale - con conseguenze dirette anche per un’Italia già alle prese con una crescita debole e un debito pubblico elevato.

Le scorte globali di petrolio hanno iniziato il 2026 su livelli elevati, ma stanno calando rapidamente Le scorte globali di petrolio hanno iniziato il 2026 su livelli elevati, ma stanno calando rapidamente Barili di petrolio o equivalente (milioni). La linea tratteggiata rappresenta una proiezione. Fonte: IEA. Elaborazione: Financial Times

Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha avvertito che stiamo entrando nella più grande crisi energetica della storia. Se le cose non cambieranno presto, questo avvertimento si rivelerà corretto. Né un simile esito sarebbe sorprendente. Gli Stati Uniti hanno chiamato la loro operazione militare «Operation Epic Fury». Ma «Operation Epic Folly» - ovvero, epica follia - sarebbe stato un nome molto più realistico.