Mentre i giornali italiani parlano di un «tesoretto da sette miliardi» grazie alla fine del cartello, il Brent ha appena chiuso un nuovo record annuale a 122 dollari.
Oggi, primo maggio 2026, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio perderà il suo terzo produttore. Gli Emirati Arabi Uniti — il 13% della capacità OPEC, 5 milioni di barili al giorno di potenziale produttivo entro il 2027, secondo i piani di ADNOC — sono usciti dal cartello e dall’allargamento OPEC+.
Lo hanno annunciato il 28 aprile. Il giorno dopo, il 29, il Brent ha toccato il record annuale di 122,53 dollari al barile. La sera del 30, mentre i quotidiani italiani titolavano sul «tesoretto da sette miliardi» che la liberalizzazione del mercato porterebbe nelle casse del Paese, il greggio chiudeva ancora sopra i 121 dollari.
Sono due frasi che, messe in fila, dovrebbero suggerire prudenza a chi le scrive. Eppure la narrazione che si è imposta in poche ore è quella per cui «meno cartello uguale meno prezzo», con tanto di esperti citati nei pastoni che parlano di sconti alla pompa e accise da rimodulare al ribasso. [...]
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