Chi è Viktor Orban, il primo ministro dell’Ungheria amico di Matteo Salvini?

Il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban è sempre più al centro della scena internazionale: ecco la sua biografia e i motivi della sinergia con Salvini.

Chi è Viktor Orban, il primo ministro dell'Ungheria amico di Matteo Salvini?

Viktor Orban in una Milano blindata ha incontrato Matteo Salvini, dando in pratica ufficialmente il via alla campagna elettorale continentale che ci porterà alle elezioni europee in programma nel maggio del 2019.

Ma perché è così importante la visita del primo ministro dell’Ungheria al nostro ministro dell’Interno? Orban e Salvini sono considerati i due capofila del fronte sovranista che punta, alle prossime europee, a ribaltare i rapporti di forza politici a Bruxelles.

Un obiettivo ambizioso ma supportato dagli ultimi sondaggi, con la questione dell’immigrazione a rappresentare il piatto forte con il quale i sovranisti intendono fare il pieno di voti alle urne il prossimo maggio.

La biografia di Viktor Orban

Può sembrare strano ma quello che è il nemico giurato di George Soros e uno dei massimi esponenti dei sovranisti in Europa, ha un passato giovanile in una organizzazione comunista e ha potuto studiare Scienze Politiche a Oxford grazie a una borsa di studio proprio della Fondazione del magnate.

Viktor Orban nasce a Székesfehérvár, la “città dei re” visto che lì in passato venivano incoronati i re ungheresi fosse un segno del destino, il 31 maggio del 1963. Figlio di un imprenditore e di una educatrice, ha due fratelli minori che come il padre svolgono il lavoro di imprenditori.

Per quanto riguarda la sfera privata, non è un caso che sia un grande sostenitore della natalità visto che sua moglie Anikó Lévai gli ha dato ben cinque figli: Rahel, Gaspar, Sara, Rosa e Flora.

Durante il periodo del ginnasio Orban, quando aveva 14 anni, diventa il segretario del KISZ, un’organizzazione giovanile di stampo comunista. Dopo essersi diplomato e aver svolto il servizio militare, cambia radicalmente le sue opinioni politiche.

Non è un caso quindi che al momento di laurearsi in Giurisprudenza presso l’Università di Budapest, il futuro primo ministro scrive la propria tesi su Solidarnosc, un sindacato polacco di impronta anti-comunista.

Dopo aver iniziato a lavorare nella capitale magiara come sociologo, Orban riceve nel 1989 una borsa di studio da parte della Fondazione Soros che gli permette di studiare Scienze Politiche al Pembroke College di Oxford.

Un anno prima di partire per l’Inghilterra, fonda però assieme ad altri giovani il partito Fidesz (Alleanza dei Giovani Democratici) di chiaro stampo liberale e anti-comunista, dove per iscriversi si doveva avere al massimo 35 anni.

La carriera politica

Caduto il Muro di Berlino, nel gennaio del 1990 Viktor Orban lascia Oxford per fare rientro in Ungheria, dove si candida per un posto in Parlamento venendo eletto tra le fila di Fidesz che aveva preso l’8,8% dei voti.

Durante quel primo governo post-comunista presieduto da József Antall, Fidesz pur restando all’opposizione si spostò su posizioni politiche più conservatrici provocando anche una scissione all’interno del partito.

Alle elezioni del 1994, che videro vincere i socialisti, Fidesz ebbe una flessione prendendo il 7% con il partito che l’anno successivo aggiunse anche la dicitura di Partito Civico Ungherese.

La svolta avvenne però nel 1998, quando Fidesz prese il 29,4% dei voti e Viktor Orban a soli 35 anni divenne il primo ministro dell’Ungheria, sostenuto anche dai partiti Forum Democratico e Partito dei Piccoli Proprietari Terrieri.

Durante questo suo primo mandato l’Ungheria entrò a far parte della NATO e il governo portò avanti una politica economica di stampo occidentale basata sulle liberalizzazioni. Questo non bastò però al partito per vincere le successive due elezioni.

Dopo otti anni passati all’opposizione, Viktor Orban tornò a guidare il paese nel 2010 quando Fidesz riuscì a prendere il 52,73% (un record) conquistando così i due terzi dei seggi del Parlamento.

Forte di questa schiacciante maggioranza, il primo ministro realizzò nel 2011 una Riforma Costituzionale riducendo da 386 a 199 i seggi all’Assemblea Nazionale. Furono cambiati anche il sistema dell’istruzione, dell’informazione e quello giudiziario con il CSM che finì sotto il controllo del governo.

Grazie al nuovo sistema parlamentare, nel 2014 a Orban bastò prendere il 44,54% dei voti per ottenere 133 seggi su 199. Un nuovo successo che gli consentì di continuare nella sua strategia politica che vide un inasprimento dei rapporti soprattutto per quanto riguarda la politica estera, emergendo come uno dei più critici verso l’Unione Europea e intransigenti sulla questione migranti.

Alle elezioni del 2018 nuova vittoria con il 49,27% e nuova conferma come primo ministro. Potendo sempre contare sui due terzi del Parlamento, il primo atto del suo quarto governo che fu quello di emanare la cosiddetta legge Stop Soros, che prevede una tassa del 25% alle donazioni straniere in favore di organizzazioni non governative che supportano i migranti.

Con Salvini e i sovranisti

Un po’ come Vladimir Putin, con cui i rapporti sono più che buoni, Viktor Orban grazie anche alle modifiche costituzionali emanate nel 2011 può esercitare un controllo quasi assoluto sul paese.

Le riforme però apportate non sono sfuggite all’occhio dell’Unione Europea, con il Parlamento di Bruxelles che ha approvato delle sanzioni per violazione dello stato di diritto da parte dell’Ungheria.

Prima della chiusura della cosiddetta rotta balcanica, l’Ungheria salì all’onore delle cronache per la sua ferma opposizione verso gli immigrati. Una posizione questa condivisa anche da Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, paesi che assieme a Budapest danno vita al blocco Visegrad.

Un fronte sovranista questo di Visegrad che negli ultimi tempi va a braccetto con l’Austria del giovane cancelliere Sebastian Kurz, trovando sponde anche tra i partiti di destra europei come il forte Front National di Marine Le Pen in Francia.

Anche Matteo Salvini da tempo ha spinto la Lega verso le posizioni del blocco sovranista di Visegrad, con la visita di Viktor Orban a Milano che ha sancito in qualche modo questa unità di intenti in vista delle europee del 2019.

In caso di un exploit alle elezioni, il fronte sovranista punta a spostare a Bruxelles i Popolari verso le loro posizioni, tagliando di fatto fuori i Socialisti con i vari partiti nazionali di centrosinistra in crisi in un po’ tutta l’Unione.

Con il Parlamento Europeo che ha votato a favore per le sanzioni all’Ungheria, per far passare la mozione sono serviti i due terzi dei voti, in qualche modo il PPE (di cui fa comunque parte Orban) ha voluto lanciare una sfida ai sovranisti.

Cavallo di battaglia comunque per conquistare più seggi possibili sarà naturalmente quello dell’immigrazione, problematica mai risolta anche per la ferma opposizione dei paesi di Visegrad che si oppongono alla ripartizione e alla revisione del Trattato di Dublino.

Conviene all’Italia fare squadra con Orban? Per nulla, ma finché ci sarà una emergenza migranti i partiti populisti potranno continuare nella loro propaganda. Essere amici dell’Ungheria in questo momento fa comodo più a Salvini che al nostro paese.

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