Jobs act e art. 18: scontro nel Pd. Bersani propone un referendum

Marta Panicucci

22 Settembre 2014 - 08:44

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Cresce la tensione all’interno del Pd sul jobs act e in particolare sul tema centrale dell’articolo 18 e delle tutele ai lavoratori. Dopo lo scontro con il segretario Cgil Camusso, adesso il braccio di ferro si concentra nella sede del Pd.

Qui le minoranze, come bersaniani e civatiani, si sono ricompattati per combattere insieme la battaglia contro la riforma del lavoro di Renzi. E minacciano di indire un referendum se il premier non aprirà al dialogo: «se Renzi non sente ragioni faremo un referendum tra i nostri iscritti e lo vinceremo», annuncia il braccio destro di Bersani, Alfredo D’Attorre. Anche Civati nei giorni scorsi aveva lanciato la sfida della «consultazione della nostra gente».

Ma il premier risponde: «sul lavoro nessuno vuole togliere i diritti ma darli a chi non li ha avuti, e nel mio partito c’è chi pensa di usare invece le europee per fare ammuina. Della serie si mette lì Renzi e si va avanti come prima: son cascati male, io non faccio la foglia di fico, io ho preso questi voti perché voglio cambiare davvero il Paese».

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