Preavviso dimissioni: quanti giorni, regole e conseguenze per chi non lo rispetta

Simone Micocci

21 Giugno 2022 - 12:57

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È fondamentale, salvo alcuni casi, che chi rassegna le dimissioni ne dia comunicazione al datore di lavoro osservando il periodo di preavviso indicato dal Ccnl.

Preavviso dimissioni: quanti giorni, regole e conseguenze per chi non lo rispetta

Generalmente nel rassegnare le dimissioni bisogna osservare un periodo di preavviso. Non farlo potrebbe costare caro al lavoratore, il quale rischia un taglio considerevole dell’ultimo stipendio. Obbligo che non sussiste solamente nei confronti del dipendente: anche il datore di lavoro che decide di licenziare, infatti, deve darne comunicazione al dipendente con un largo preavviso. Degli obblighi lato azienda, però, ne parliamo in separata sede (qui un approfondimento).

In entrambi i casi con il termine preavviso si intende quel tempo che decorre dal momento in cui la volontà d’interrompere unilateralmente il rapporto di lavoro viene comunicata all’altra parte e il giorno in cui avviene l’effettiva risoluzione del contratto.

Dimettersi in tronco, senza osservare il periodo di preavviso (la cui durata varia a seconda di diversi fattori), obbliga il lavoratore dipendente a farsi carico della cosiddetta indennità di mancato preavviso, la quale solitamente viene trattenuta dalle somme che il datore di lavoro deve al lavoratore.

Ecco perché è importante, prima di pianificare l’uscita, informarsi su qual è la durata del preavviso, nonché su cosa bisogna fare in questo periodo. La regola, infatti, vuole che il periodo di preavviso che precede le dimissioni debba essere lavorato: eventuali interruzioni, come può essere nel caso delle ferie godute durante il preavviso, ne sospendono i termini.

Vediamo attraverso una guida dettagliata quanto preavviso il lavoratore deve osservare in caso di dimissioni a seconda del Ccnl di riferimento e cosa fare per non incorrere in una decurtazione dello stipendio.

Perché è previsto e come si comunica?

Il periodo di preavviso è quel periodo di tempo successivo alla presentazione delle dimissioni in cui il lavoratore continua a svolgere la propria attività lavorativa.

Grazie a questo strumento il datore di lavoro è tutelato, poiché ha a disposizione un periodo di tempo sufficiente per individuare, assumere e formare un nuovo dipendente che prenderà posto e mansioni del dimissionario.

Come si presenta il preavviso? A partire dal 12 marzo 2016, come stabilito dal Jobs Act, le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del contratto di lavoro vanno effettuate esclusivamente per via telematica.

Attenzione, però: ci sono dei lavoratori, come ad esempio quelli con figli minori di tre anni, che sono esclusi dall’obbligo delle dimissioni online. Questi, quindi, dovranno comunicare il preavviso inviando una lettera di dimissioni al datore di lavoro, con le dimissioni che poi andranno convalidate dall’Ispettorato territoriale del lavoro.

Quanti sono i giorni di preavviso da rispettare?

Mentre il licenziamento da parte del datore di lavoro può avvenire solo in caso di determinate condizioni fissate dalla legge, il nostro ordinamento consente al dipendente di presentare le dimissioni senza giustificarne il motivo; l’importante è farlo rispettando il periodo del preavviso.

Prima di vedere nel dettaglio quanti sono i giorni di preavviso in caso di dimissioni bisogna ricordare che nella maggior parte dei Ccnl viene stabilito che il periodo del preavviso decorra dal o dal 16° giorno di ogni mese.

Quindi, se il dipendente dimissionario invia la comunicazione della propria volontà di recedere il contratto in un momento diverso, il calcolo della data del termine del rapporto di lavoro comincia nel momento di decorrenza più prossimo.

Ad esempio, per una comunicazione inviata il 18 giugno, il periodo di decorrenza scatterà dal 1° luglio dello stesso anno.

Il numero di giorni di preavviso da rispettare in caso di dimissioni dipende da diversi fattori e, in particolar modo, da:

  • tipologia di contratto di lavoro;
  • livello d’inquadramento;
  • anzianità di servizio;
  • qualifica.

Sia per il contratto di apprendistato e sia per il contratto a tempo indeterminato qualora si decida di dare le dimissioni è opportuno consultare il Ccnl con cui si è stati assunti per determinare il periodo di preavviso obbligatorio.

Nel caso di contratto a tempo indeterminato, inoltre, giocano un ruolo fondamentale anche l’anzianità e la qualifica. Generalmente i tempi per il preavviso delle dimissioni sono la metà di quelli previsti per il licenziamento, quindi:

  • lavoro full time e massimo 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 8 giorni di calendario;
  • lavoro full time e più di 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 15 giorni di calendario;
  • lavoro part-time e massimo 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 4 giorni di calendario;
  • lavoro part-time e più di 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 8 giorni di calendario.

I singoli CCNL, però, potrebbero prevedere dei termini differenti; ecco una tabella dove sono indicati i termini del preavviso per alcune tipologie di contratto.

CCNL Anni di servizio Quadro Giorni di preavviso
TERZIARIO DELLA DISTRIBUZIONE E DEI SERVIZI 5 anni I° Livello 45 giorni
II° e III° livello 20 giorni
IV° e V° livello 15 giorni
VI° e VII° livello 10 giorni
Operatori di vendita 30 giorni
dai 5 ai 10 anni I° livello 60 giorni
II° e III° livello 30 giorni
IV° e V° livello 20 giorni
VI° e VII° livello 15 giorni
Operatori di vendita 45 giorni
oltre i 10 anni I° livello 90 giorni
II° e III° livello 45 giorni
IV° e V° livello 30 giorni
VI° e VII° livello 15 giorni
Operatori di vendita 60 giorni
METALMECCANICI 5 anni VI° e VII° categoria professionale 2 mesi
IV° e V° categoria professionale 1 mese e 15 giorni
II° e III° categoria professionale 10 giorni
1° categoria professionale 7 giorni
dai 5 ai 10 anni VI° e VII° categoria professionale 3 mesi
IV° e V° categoria professionale 2 mesi
II° e III° categoria professionale 20 giorni
1° categoria professionale 15 giorni
oltre i 10 anni VI° e VII° categoria professionale 4 mesi
IV° e V° categoria professionale 2 mesi e 15 giorni
II° e III° categoria professionale 1 mese
1° categoria professionale 20 giorni
COMMERCIO 5 anni Quadri e I° Livello 60 giorni
II° e III° livello 30 giorni
IV° e V° livello 20 giorni
VI° e VII° livello 15 giorni
dai 5 ai 10 anni Quadri e I° Livello 90 giorni
II° e III° livello 45 giorni
IV° e V° livello 30 giorni
VI° e VII° livello 20 giorni
oltre i 10 anni Quadri e I° Livello 120 giorni
II° e III° livello 60 giorni
IV° e V° livello 45 giorni
VI° e VII° livello 20 giorni

La domanda che molti si pongono a riguardo è: per il calcolo del preavviso si considerano i giorni lavorativi o quelli di calendario? Un’informazione importante di cui essere a conoscenza per non rischiare di commettere errori di calcolo.

Ebbene, vi farà piacere sapere - visto che questo tipo di calcolo favorisce il dipendente che ha fretta di lasciare l’azienda - che nella durata del preavviso si tiene conto di tutti i giorni di calendario, compresi quelli non lavorativi. Come vedremo meglio di seguito, però, non prestare attività nei giorni solitamente lavorativi interrompe la durata del preavviso.

Cosa succede se non si rispettano i giorni del preavviso?

Nel caso in cui il lavoratore non rispetti il periodo di preavviso previsto per legge il datore di lavoro ha diritto a richiedere un’indennità di mancato preavviso; tale indennità è pari all’importo delle retribuzioni che sarebbero spettate per il periodo di preavviso non lavorato, come stabilito dall’articolo 2118 del Codice Civile.

Pensiamo, ad esempio, ad un lavoratore che dovrebbe dare preavviso di 30 giorni. Non lo fa: al momento della liquidazione delle ultime competenze a questo verrà sottratto un importo pari allo stipendio che sarebbe stato percepito in quei 30 giorni nel caso in cui fossero stati lavorati.

Quando non serve dare il preavviso

Nel contratto a tempo determinato non è previsto il recesso anticipato e di conseguenza non è previsto nemmeno il preavviso: il rapporto di lavoro può concludersi prima della data di scadenza del contratto solo in caso di accordo di entrambe le parti o in caso di recesso per giusta causa (art. 2119 Codice Civile).

Se quindi il lavoratore decide di dimettersi, in mancanza di giusta causa, il datore di lavoro potrà chiedere un risarcimento pari al periodo mancante alla conclusione del contratto.

In questi casi cosa fare? Essendo riconosciuta la possibilità di recesso anticipato in caso di accordo di entrambe le parti, il lavoratore dovrà accordarsi con il datore di lavoro.

Il preavviso non è dovuto neppure per il recesso di un contratto a progetto, di uno stage o per la fine di una collaborazione coordinata continuativa. In caso di dimissioni per giusta causa non è dovuto nessun preavviso e l’effetto del licenziamento è dunque immediato.

Altra situazione in cui il preavviso non è necessario è quella della lavoratrice che rassegna le dimissioni nel periodo di maternità, ossia dal momento in cui viene a conoscenza della gravidanza e fino al compimento dell’anno di vita del figlio.

Non c’è l’obbligo di preavviso, né lato azienda né lato lavoratore, neppure nel caso delle dimissioni rassegnate durante il periodo di prova.

Giorni di assenza non conteggiati

La regola vuole che il preavviso debba essere lavorato. Non si può, ad esempio, approfittare di questo periodo per smaltire le ferie residue. A tal proposito, è opportuno sapere che tra i giorni di preavviso non vengono conteggiati eventuali giorni di assenza del lavoratore per:

  • malattia
  • infortunio
  • ferie
  • maternità
  • congedi

Il periodo di preavviso riparte, dunque, dal giorno di rientro del lavoratore.

Rinuncia del preavviso

È comunque facoltà del datore di lavoro rinunciare al preavviso di dimissioni, consentendo dunque al lavoratore di cambiare immediatamente lavoro. Si tratta di un accordo tra le parti che va messo per iscritto, con sottoscrizione di entrambi.

Sconsigliamo assolutamente di credere alla rinuncia del preavviso semplicemente dichiarata per voce; in questo caso sarebbe la parola del datore di lavoro contro la vostra, con il rischio che questo pretenda - con tutto il diritto di farlo - il pagamento della suddetta indennità di mancato preavviso.

Il periodo di preavviso viene retribuito?

Il preavviso viene trattato al pari degli altri giorni lavorativi. Il dipendente ha dunque diritto alla normale retribuzione, compresa di tutti gli emolumenti accessori. Durante il preavviso, inoltre, si continuano a maturare ferie, Tfr e tredicesima, somme che verranno poi riconosciute alla fine del rapporto di lavoro.

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