Decreto Lavoro: cadono tutte le tutele con l’approvazione del testo al Senato

Simone Casavecchia

8 Maggio 2014 - 10:49

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Bocciate le modifiche delle minoranza Pd per la trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, tra le proteste del M5S

Nella travagliata seduta di ieri, il Senato ha approvato la nuova versione del Decreto Lavoro su contratti a termine e apprendistato, annullando di fatto le modifiche, apportate in Commissione Lavoro della Camera, e fortemente volute dalla minoranza del Partito Democratico per tutelare maggiormente i lavoratori. Si torna, quindi alle condizioni poste da Alfano e dal Nuovo Centro Destra con un emendamento elaborato dalla commissione Lavoro del Senato che sostituisce interamente il disegno di legge n.1464, la norma che prevedeva la conversione in legge del Decreto 34/2014, sul rilancio dell’occupazione e la semplificazione degli adempimenti a carico delle aziende. Anche se la (nuova) legge dovrà tornare alla Camera per l’esame normativo, sembra di fatto tramontata l’ipotesi di una maggiore tutela dei lavoratori.

I contratti a tempo determinato
Come avevano anticipato nei giorni scorsi Nunzia De Girolamo e Maurizio Sacconi di Ncd, si torna sostanzialmente alle misure iniziali previste dal Decreto elaborato dal Ministro Poletti. Per i contratti a tempo determinato non si dovranno quindi indicare le ragioni, sia di carattere tecnico che di carattere organizzativo, che possono determinare il licenziamento ovvero la risoluzione del contratto a termine. Tale tipologia di contratto potrà avere una durata massima di 36 mesi e sarà possibile un massimo di 5 proroghe, relative alla stessa attività lavorative e, anch’esse, non necessitanti di una motivazione.

Quanti contratti a termine in azienda?
Anche se il limite dei contratti a termine attivati tra i dipendenti di un’azienda rimane nel limite del 20% dei lavoratori a tempo indeterminato, le variazioni maggiori, rispetto alla versione del Decreto uscita dalla Commissione Lavoro della Camera si hanno su questo punto. Fermo restando che un lavoratore con almeno cinque dipendenti a tempo indeterminato potrà assumere un lavoratore con contratto a termine, se il datore di lavoro dovesse superare la soglia limite del 20% non sarà più obbligato ad assumere a tempo indeterminato i lavoratori eccedenti la soglia del 20%, ma sarà soggetto alla iniziale sanzione pecuniaria. Se il numero dei lavoratori assunti in violazione del limite percentuale sarà uguale a 1, il datore di lavoro dovrà pagare una sanzione del 20% della retribuzione, per ogni mese di lavoro; nel caso, invece, che il numero di lavoratori assunti con contratto a termine, ed eccedenti la soglia limite del 20%, sia uguale o superiore a 2 la sanzione ammonta al 50% della retribuzione per ciascun mese di durata del rapporto di lavoro.

Apprendistato
Per quanto riguarda l’apprendistato, infine, si torna all’obbligo del piano formativo nella forma scritta, all’interno del contratto di lavoro. Le aziende con più di 50 dipendenti, inoltre, potranno assumere nuovi apprendisti solo se, nei 36 mesi precedenti alla nuova assunzione, avranno assunto almeno il 20% dei precedenti apprendisti. La formazione dell’apprendista dovrà essere, anche, integrata dall’offerta formativa regionale e pubblica.

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