Tempo indeterminato: Poletti vuole un taglio dei costi

Simone Casavecchia

17 Aprile 2014 - 11:45

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Il contratto attualmente più oneroso per le aziende dovrà tornare ad essere una scelta conveniente e sarà caratterizzato da tutele crescenti

Intervistato nel video forum di RepubblicaTV, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ha ribadito la volontà del Governo di curare soprattutto due tipi di contratto, per far ripartire le assunzioni da parte delle aziende e, quindi, la crescita italiana: il contratto a tempo indeterminato che dovrà subire delle profonde revisioni per diventare uno strumento apprezzato dalle aziende e il contratto a termine, destinato alle attività lavorative stagionali o, comunque, a comparti produttivi che prevedono picchi di lavoro.

Il problema principale evidenziato dal responsabile del dicastero del Lavoro è uno squilibrio tra le due tipologie contrattuali: secondo Poletti, infatti, è necessaria una riforma dell’intero codice del Lavoro, perché, al momento attuale, i contratti a tempo indeterminato, sono caratterizzati da una tassazione maggiore, rispetto agli altri.

Nel caso del tempo indeterminato c’è, infatti, una tassazione ulteriore dell’1,4% che la riforma Fornero ha introdotto per finanziare l’Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASPI) ovvero l’indennità di disoccupazione, introdotto dal Governo Monti tra gli ammortizzatori sociali.

Se Camera e Senato dovessero rispettare i tempi di approvazione del Jobs Act attualmente in discussione in Parlamento, Poletti afferma che i nuovi contratti a tempo determinato con durata di 36 mesi e assenza della causale per il licenziamento, dovrebbero essere operativi dall’inizio del 2015, momento in cui si potrebbe procedere anche alla revisione del contratto a tempo indeterminato, qualora fosse approvato anche il disegno di Legge Delega per il riordino dei rapporti di lavoro, attualmente in discussione al Senato.

Per il contratto a tempo indeterminato Poletti vorrebbe un taglio del 10% degli attuali costi: questa innovazione, dovrebbe contribuire, almeno in una fase iniziale, a renderlo preferibile da parte di quelle aziende che decidono di incrementare stabilmente il proprio organico.

Altro importante tema su cui il Ministero del Lavoro è attualmente mobilitato è quello dei prepensionamenti e della flessibilità connessa ad essi. La questione non è solo importante dal punto di vista della ripresa ma anche urgente al fine della risoluzione del problema degli esodati che dal 2012 costituisce una falla aperta nel mondo del lavoro. In materia di prepensionamenti l’idea del Ministro è semplice: le persone a cui manca un anno alla pensione potrebbero essere collocate a riposo e per quell’anno potrebbero avere i contributi previdenziali pagati dall’azienda stessa e un assegno di buonuscita, dallo Stato, per lo stesso anno di prepensionamento, di cui una parte dovrebbe essere restituita, scalandola dalla pensione. Più in generale per gli esodati serve una soluzione onnicomprensiva che risolva il problema alla radice e non provvedimenti specifici tesi a salvaguardare solo alcune categorie di lavoratori.

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