Banche: addio a 1.500 sportelli. Il futuro è la consulenza?

Gli istituti di credito sono in crisi e nei prossimi anni chiuderanno circa 1.500 sportelli. Quali sono i motivi e, soprattutto, quale sarà il futuro per le banche?

Non è una novità: anche le banche sono in crisi e la vita dei bancari negli ultimi vent’anni è cambiata drasticamente, tanto da portarli a scendere in piazza lo scorso ottobre.

Quali sono i problemi delle banche? Come mai un settore tradizionalmente «forte» deve fare i conti con questa nuova vulnerabilità? Il motivo è presto detto.

Banche in crisi: sportelli addio?

Nei prossimi anni è prevista la chiusura di ben 1.500 sportelli bancari. La rottamazione (termine caro al Governo Renzi) è iniziata già da qualche anno: dal 2007 sono stati chiusi circa 800 sportelli (da circa 32.800 a 31.900, dati Bankitalia). Le cifre si riferiscono solo alle banche più grandi e note (circa 16 istituti), le quali subiranno un restyling in nome di una maggiore attenzione alla consulenza, a scapito degli sportelli appunto.

Qualche esempio tra i principali istituti di credito:

  • Unicredit passerà dagli attuali 4.100 sportelli ai 3.600 entro il 2018;
  • MPS dai 2.300 ai 2.100;
  • Intesa Sanpaolo addirittura chiuderà circa 800 sportelli (da 4.100 a 3.300) entro il 2017.

Quali sono gli elementi più critici del settore?

  • la crisi finanziaria a cui si lega il crollo del mercato immobiliare;
  • le nuove tecnologie: i clienti piuttosto che fare file interminabili per pagare una bolletta decidono di fare sempre più ricorso all’home banking.

Qual è il futuro delle banche?

Il Segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha evidenziato che la chiusura di tanti sportelli bancari non significa solo che verrà meno il contatto con i clienti: si traduce anche in esuberi.

Cosa si può fare allora? Qual è il futuro delle banche? Sileoni, consapevole che nell’ultimo biennio le operazioni agli sportelli bancari sono diminuite di quasi il 50%, propone un nuovo modello bancario in cui i dipendenti devono essere «riconvertiti» e formati per nuove attività. Le banche devono ampliare

«la gamma di servizi, puntando, oltre che sulla tradizionale attività creditizia, anche sull’offerta di consulenze specializzata anche in materia assicurativa, pensionistica e fiscale».

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