Addio alla legge Fornero con Quota 41 per tutti e maggiori agevolazioni per le donne. Ecco il programma di Vannacci per le pensioni.
Con la pubblicazione del suo programma politico - non definitivo e pensato su un arco temporale di due legislature - Roberto Vannacci fa chiarezza sulla posizione di Futuro Nazionale anche rispetto a temi che, finora, erano rimasti ai margini dei suoi interventi.
Sappiamo cosa pensa Vannacci di immigrazione, sicurezza e rapporto con l’Europa, mentre questioni come pensioni e stipendi erano state affrontate molto meno. Se ne parla invece nel programma, dove sul fronte previdenziale sembrano ritrovarsi molti dei principi portati avanti negli ultimi anni da Matteo Salvini, anche se con un atteggiamento apparentemente più prudente.
Ad esempio, Vannacci non cita espressamente la riforma Fornero, ma è comunque chiara l’intenzione di superare alcune delle regole oggi previste dal nostro ordinamento attraverso un percorso che, gradualmente, dovrebbe consentire di anticipare l’accesso alla pensione, soprattutto per determinate categorie di lavoratori.
Il problema è che il Generale non spiega come intenda farlo. Tutti i Paesi europei stanno infatti affrontando la sfida di rendere sostenibili i rispettivi sistemi pensionistici nel lungo periodo, soprattutto alla luce del progressivo deterioramento del rapporto tra lavoratori e pensionati. Un equilibrio particolarmente importante in un sistema a ripartizione come quello italiano, dove sono i contributi versati da chi lavora a finanziare le pensioni correnti.
In questo scenario, rendere meno severi i requisiti per il pensionamento potrebbe sembrare un controsenso. Eppure anche nel programma di Futuro Nazionale viene precisato che l’intera operazione dovrà essere realizzata nel segno della sostenibilità. Come conciliare le due esigenze, però, al momento non è dato sapere.
Pensioni, il programma di Futuro Nazionale
Il cavallo di battaglia della Lega, riproposto in tutte le campagne elettorali più recenti, è Quota 41 per tutti. Una misura che andrebbe a superare quanto attualmente previsto dalla pensione anticipata, che consente di lasciare il lavoro indipendentemente dall’età anagrafica una volta maturati 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Un requisito peraltro destinato ad aumentare: è già previsto un incremento di 1 mese nel 2027 e di altri 2 mesi nel 2028, arrivando così a 43 anni e 1 mese per gli uomini, con un anno in meno per le donne.
Ecco che anche Vannacci sembra oggi voler puntare sullo stesso obiettivo, parlando della possibilità di consentire a tutti i lavoratori - e non solamente ad alcune categorie di precoci, come avviene oggi - di andare in pensione con 41 anni di contributi. Un traguardo al quale, però, si dovrebbe arrivare progressivamente, “tenendo conto della sostenibilità finanziaria”.
Ma come rendere sostenibile una misura che, almeno nella sua versione più ampia, avrebbe un costo molto elevato, visto che le stime parlano di 4 o 5 miliardi di euro? Una delle possibilità sarebbe quella di prevedere un ricalcolo interamente contributivo dell’assegno, soluzione che però, come dimostrato da esperienze passate, può trasformarsi in un importante deterrente per chi vorrebbe anticipare l’uscita.
Allo stesso tempo, il Generale individua nel programma alcune categorie che dovrebbero beneficiare di una maggiore attenzione, molte delle quali sono già oggi tutelate dal nostro sistema previdenziale. È il caso, ad esempio, di chi svolge lavori usuranti, per i quali sono già previste specifiche possibilità di pensionamento anticipato.
Un’attenzione particolare viene poi riservata alle donne, con la proposta di ridurre l’età pensionabile in base al numero di figli, riconoscendo così quello che nel programma viene definito come il “valore sociale della maternità”. Anche in questo caso, però, non si tratterebbe di una novità assoluta: già oggi, per le lavoratrici che rientrano interamente nel sistema contributivo, è previsto uno sconto di 4 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 16 mesi.
Tra le categorie da tutelare vengono indicati infine anche i giovani entrati tardi nel mercato del lavoro e coloro che hanno avuto una carriera discontinua. Su quali strumenti utilizzare per garantire loro una maggiore protezione previdenziale, però, il programma non entra nel dettaglio.
Infine, nel corso delle nostre analisi sul sistema previdenziale abbiamo più volte spiegato come, per affrontare il problema di chi rischia di andare in pensione sempre più tardi e con assegni più bassi, sia necessario intervenire anche sul mercato del lavoro. Più occupazione e salari più elevati significano infatti maggiori contributi versati e, di conseguenza, una base più solida su cui sostenere il sistema previdenziale.
Anche questo è un tema attenzionato da Vannacci, sebbene pure su questo fronte non emergano soluzioni particolarmente rivoluzionarie. Il programma punta soprattutto sulla contrattazione collettiva nazionale come strumento per favorire l’aumento degli stipendi, escludendo quindi la strada di un salario minimo stabilito per legge.
L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori e, indirettamente, aumentare anche la contribuzione destinata alla previdenza. Resta però da capire quali strumenti verranno messi in campo per favorire incrementi salariali significativi, soprattutto nei settori dove oggi le retribuzioni sono più basse.