Le regole sulla trasparenza sembrano non valere per i data center e le big del tech che ci sono dietro. E intanto i consumi (e l’inquinamento) aumentano.
Sono passati poco più di 40 anni da quando un giornalista politico statunitense ha scritto qualcosa sugli scandali che da quel momento in poi avrebbe dovuto diventare una lettura obbligatoria nelle scuole. «Lo scandalo non sta in ciò che è illegale, lo scandalo sta in ciò che è legale», scrisse Michael Kinsley, riferendosi al modo in cui le regole sono scritte per permettere a personaggi influenti, da Wall Street a Washington, di farla franca con comportamenti scorretti ma leciti.
Si dice che l’adagio di Kinsley sia stato superato nell’era del presidente Donald Trump. Si sbagliano. Basti pensare al sempre più grande disastro ambientale che i magnati dell’intelligenza artificiale ci stanno facendo subire, impegnati in una corsa contro il tempo per costruire sempre più data center.
I data center consumano già più elettricità a livello globale di tutti i Paesi tranne dieci. Significa che se tutti i data center nel mondo fossero un Paese, questo sarebbe 11° nella classifica delle economie che consumano di più al mondo. Circa 448 terawattora lo scorso anno, per chi fosse interessato. E il boom dell’intelligenza artificiale fa sì che questo dato sia destinato a raddoppiare entro quattro anni. Sarebbe un problema meno grave se tutta la nuova elettricità fosse green. Ma non lo è, perché molti Paesi ricavano ancora la maggior parte della loro energia dai combustibili fossili. Tra questi, gli Stati Uniti e la Cina, di gran lunga i due maggiori mercati per i data center. [...]
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