Patente a 17 anni in Italia? Da quando e come potrebbe funzionare

Simone Micocci

10 Agosto 2026 - 12:16

Patente a 17 anni con la nuova riforma del Codice della Strada? Facciamo chiarezza.

Patente a 17 anni in Italia? Da quando e come potrebbe funzionare

Negli ultimi giorni si è parlato molto della possibilità che in Italia si possa conseguire la patente già all’età di 17 anni, anticipando di fatto di un anno rispetto a quanto previsto oggi.

Una possibilità emersa dalle nuove proposte di riforma del Codice della Strada, dopo che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha inviato a oltre cento operatori e associazioni di settore i materiali di lavoro necessari a completare il processo di consultazione avviato dal Mit. Il tutto, come spiegato in una nota del ministero, “con l’obiettivo di arrivare a un testo che sia il più vicino possibile alle esigenze degli automobilisti con la sicurezza della circolazione come priorità”.

Non si tratta quindi di una semplice indiscrezione: la possibilità di prendere la patente a 17 anni, per quanto debba ancora essere chiarita nelle modalità, è infatti messa nero su bianco e potrebbe essere affrontata nell’ambito del prossimo step della riforma, che comprende anche altre misure particolarmente rilevanti, come ad esempio la possibilità di sorpassare a destra oppure la riduzione dei tempi di notifica delle multe.

Vediamo quindi come potrebbero funzionare questa e le altre proposte, fermo restando che sui tempi non è ancora possibile dare una risposta precisa. Molto dipenderà infatti dall’esito del confronto con gli operatori del settore, anche se l’obiettivo resta quello di completare la riforma del Codice della Strada entro la fine della legislatura.

Patente a 17 anni in Italia, cosa può cambiare con la riforma

Pochi sanno che già oggi in Italia un ragazzo di 17 anni può mettersi alla guida di un’auto. Per farlo, però, deve essere in possesso della patente A1 o B1, come pure ottenere l’apposita autorizzazione alla guida accompagnata e avere al proprio fianco un accompagnatore in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Nessuna possibilità, invece, di guidare da soli senza patente B, che oggi può essere conseguita solamente al compimento dei 18 anni. Ed è proprio su questo punto che bisogna fare chiarezza rispetto alle indiscrezioni circolate negli ultimi giorni: anche con la riforma allo studio non se ne parla di lasciare un diciassettenne libero di mettersi al volante senza accompagnatore.

È vero, infatti, che si sta parlando molto di una possibile “patente a 17 anni”, anche perché l’Italia dovrà adeguarsi alla nuova disciplina europea che prevede l’abbassamento dell’età minima per alcune categorie di patente. Ma la novità allo studio del ministero dei Trasporti va letta soprattutto come un’anticipazione del percorso di formazione alla guida.

Nel dettaglio, una delle ipotesi contenute nei materiali predisposti dal Mit prevede di anticipare a 16 anni la possibilità di accedere alla guida accompagnata per chi è già titolare di patente A1 o B1. In questo modo il periodo durante il quale il giovane può fare esperienza al volante con un adulto al proprio fianco si allungherebbe rispetto a quanto previsto oggi.

Attualmente, infatti, l’autorizzazione alla guida accompagnata può essere richiesta, come anticipato, a partire dai 17 anni, dopo aver frequentato un corso pratico in autoscuola di almeno 10 ore. L’accompagnatore deve inoltre possedere la patente da almeno 10 anni, non aver superato i 60 anni di età e non aver subito sospensioni della patente negli ultimi 5 anni.

La riforma interviene poi anche sulle patenti per i mezzi pesanti, anzi è proprio qui che si scende a 17 anni. Le proposte prevedono infatti di anticipare l’adeguamento alle nuove regole europee consentendo, a determinate condizioni, il conseguimento già a 17 anni della patente C1 e anticipando di un anno anche l’accesso alla Carta di qualificazione del conducente (Cqc). Una misura che punta anche a favorire l’ingresso dei più giovani nel settore dell’autotrasporto, alle prese da tempo con una forte carenza di conducenti.

Le altre novità della riforma del Codice della Strada

Va detto che, dopo gli interventi che negli ultimi anni sono serviti soprattutto a inasprire le sanzioni e ad aumentare le fattispecie punibili, con quest’ultimo passaggio sembra che il ministro Salvini voglia intervenire nella direzione opposta, rendendo alcune regole meno rigide e introducendo maggiori garanzie per gli automobilisti.

Ad esempio, un’altra novità di cui si parla molto è quella che, semplificando, sdoganerebbe il sorpasso a destra, ma solamente su autostrade e superstrade a tre corsie. In realtà, tecnicamente, la proposta è leggermente diversa: l’idea è quella di introdurre la circolazione per file parallele, rendendo così possibile superare sulla destra un veicolo che procede più lentamente nella corsia centrale o di sinistra.

Una situazione che già oggi si verifica frequentemente nella pratica, ma che con la riforma verrebbe regolamentata in maniera più chiara.

Altra novità molto importante riguarda invece la riduzione dei tempi per la notifica delle multe. Ricordiamo che oggi, nella generalità dei casi, il verbale deve essere notificato entro 90 giorni dall’accertamento: la proposta del Mit punta a ridurre questo termine a 30 giorni per le violazioni accertate da remoto, obbligando quindi gli enti competenti a procedere molto più velocemente. Superato il termine previsto dalla legge, infatti, la tardiva notifica può essere contestata dall’automobilista.

Sempre sul fronte delle multe, tra le proposte c’è anche lo stop all’aumento automatico degli importi legato all’inflazione.

E ancora, si pensa a una stretta nei confronti di chi guida senza assicurazione, attraverso controlli rafforzati tramite le banche dati della Motorizzazione e l’introduzione di un cosiddetto “divieto di marcia digitale”: in caso di mancata regolarizzazione, al primo controllo su strada potrebbe scattare direttamente il sequestro del veicolo.

Novità anche per i motociclisti, per i quali si valuta la possibilità, in caso di incidenti o forti rallentamenti in autostrada, di utilizzare la corsia di emergenza, lasciando comunque sempre libero il passaggio ai mezzi di soccorso. Infine, la riforma punta a cambiare anche la destinazione dei proventi delle multe: la proposta prevede che il 70% venga destinato all’ente proprietario della strada, con l’obbligo di reinvestirlo in interventi per la sicurezza, mentre il restante 30% andrebbe all’ente accertatore per finanziare le attività di controllo e notifica.

Si tratta, è bene ribadirlo, di proposte ancora allo studio e sulle quali è in corso il confronto tra il ministero, gli operatori e le associazioni di settore. Bisognerà quindi attendere la versione definitiva della riforma per capire quali di queste misure entreranno effettivamente nel nuovo Codice della Strada e con quali modalità.