Bonus occhiali da vista 2026, quanto si risparmia e come

Simone Micocci

13 Agosto 2026 - 13:11

Esiste ancora un bonus occhiali da vista? Sì, ma non nei termini previsti una volta. Addio al contributo da 50 euro l’anno, oggi resta solo la detrazione.

Bonus occhiali da vista 2026, quanto si risparmia e come

Hai appena terminato la visita dall’oculista e la “sentenza” non lascia spazio a interpretazioni: servono gli occhiali da vista, con quello che rischia di essere un esborso tutt’altro che trascurabile.

Tra una buona montatura e lenti di qualità - sulle quali è sempre meglio non risparmiare troppo, considerando che devono durare diversi anni - la spesa può facilmente aggirarsi tra i 300 e i 500 euro, se non di più a seconda delle esigenze.

Trattandosi però di uno strumento necessario per correggere un difetto visivo e, quindi, di una spesa legata alla salute, è naturale chiedersi se il Servizio sanitario nazionale o lo Stato possano contribuire in qualche modo al costo.

Esiste quindi un bonus occhiali nel 2026? Una vera e propria agevolazione che riconosce un contributo diretto all’acquisto non c’è più. In passato era disponibile il bonus vista, pari a 50 euro, ma la misura si è conclusa e non è più operativa.

Questo, però, non significa che chi acquista oggi un paio di occhiali da vista non possa risparmiare. Al pari della visita oculistica, infatti, anche l’acquisto degli occhiali può rientrare tra le spese sanitarie detraibili, nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dalla normativa. Ed è proprio attraverso la dichiarazione dei redditi che è possibile recuperare una parte della somma spesa.

Bonus occhiali da vista, nessun contributo ma c’è la detrazione

È bene ribadirlo, soprattutto perché ci sono ancora diversi siti che parlano del bonus vista come se fosse possibile richiederlo: oggi non esiste più alcun contributo da 50 euro per l’acquisto di un nuovo paio di occhiali, indipendentemente dal valore Isee del nucleo familiare.

Quando si parla di un ipotetico bonus occhiali da vista, quindi, bisogna fare riferimento alle detrazioni previste per le spese sanitarie, tra le quali rientrano anche:

  • la visita dall’oculista;
  • gli occhiali da vista, sia per la montatura sia per le lenti;
  • le lenti a contatto correttive.

Queste spese possono essere portate in detrazione nella misura del 19%, ma solamente per la parte complessiva delle spese sanitarie che supera la franchigia di 129,11 euro.

Considerando quindi che, nell’arco dell’anno, la franchigia può essere facilmente superata anche grazie alle altre spese mediche e all’acquisto di farmaci, possiamo stimare che per un paio di occhiali da 300 euro il risparmio fiscale sia di poco inferiore a 60 euro, mentre per una spesa di 500 euro si arriva a recuperare poco meno di 100 euro. E tutto in un’unica soluzione.

Inoltre, va precisato che la detrazione spetta non soltanto per gli occhiali acquistati per sé, ma anche per quelli destinati ai familiari fiscalmente a carico, come ad esempio i figli. D’altronde, per le spese sanitarie ordinarie non è previsto un limite massimo complessivo di spesa detraibile: una volta superata la franchigia, il 19% si applica sull’intero importo eccedente.

Come farne richiesta

Trattandosi di una detrazione fiscale, non c’è alcuna domanda da presentare al momento dell’acquisto. Il recupero della somma avviene infatti con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, presentando il modello 730 oppure, quando necessario, il modello Redditi Persone fisiche. In presenza di un conguaglio a credito, la detrazione si traduce in un rimborso Irpef, che con il 730 può essere riconosciuto attraverso il sostituto d’imposta oppure direttamente dall’Agenzia delle Entrate nei casi previsti.

È però importante prestare attenzione già al momento dell’acquisto. Gli occhiali da vista sono considerati dispositivi medici e, proprio per questo, la spesa resta detraibile anche quando viene effettuata in contanti, in deroga all’obbligo generale di utilizzare mezzi di pagamento tracciabili previsto per molte altre spese sanitarie (come nel caso della visita dall’oculista).

Fondamentale, invece, è conservare la documentazione corretta. Dallo scontrino o dalla fattura devono risultare chiaramente il prodotto acquistato e il soggetto che ha sostenuto la spesa (attraverso codice fiscale): non è quindi sufficiente una generica indicazione come “dispositivo medico”.

Quanto alla conformità del prodotto, se sul documento fiscale sono presenti i codici che attestano la trasmissione della spesa al Sistema Tessera Sanitaria non è necessario conservare ulteriore documentazione sulla marcatura CE. Negli altri casi può invece essere necessario conservare la documentazione dalla quale risulti la marcatura CE o la conformità alla normativa europea sui dispositivi medici, oggi disciplinata anche dal Regolamento (UE) 2017/745.