Cosa spetta a chi si sposa? Bonus, detrazioni e congedo: ecco cosa possiamo considerare come «bonus matrimonio».
Quando si parla di bonus matrimonio si deve fare riferimento a una serie di misure che vanno a vantaggio dei lavoratori e della nuova famiglia, come previsto anche dall’articolo 29 della Costituzione, e non a un unico strumento che, ad esempio, riconosca un contributo in denaro a chi decide di sposarsi.
L’equivoco può nascere dal fatto che negli anni non sono mancate proposte per introdurre un vero e proprio bonus matrimonio, nella convinzione che anche i costi legati alle nozze possano rappresentare un ostacolo alla formazione di nuove famiglie, soprattutto in un Paese alle prese con un tasso di natalità sempre più basso.
Si tratta, però, di proposte che non hanno mai trovato un sostegno sufficiente per diventare operative. Oggi, quindi, non esiste un bonus matrimonio in denaro riconosciuto indistintamente a chi si sposa, considerando anche che sono piuttosto limitate le possibilità di portare in detrazione le spese sostenute per l’organizzazione delle nozze.
Va detto, però, che il matrimonio può comunque determinare alcuni vantaggi economici. Ad esempio, quando uno dei due coniugi risulta fiscalmente a carico dell’altro, possono spettare le relative detrazioni fiscali, con un conseguente aumento dello stipendio netto.
Alla luce di ciò, vediamo quali sono tutte le misure che nel 2026 possono essere considerate, a vario titolo, alla stregua di un bonus matrimonio e quali vantaggi spettano a chi si sposa.
Bonus matrimonio 2026, quali spese si possono recuperare?
Iniziamo facendo chiarezza sulle possibilità di recuperare una parte delle spese sostenute per il matrimonio. Come abbiamo già anticipato, non esiste un bonus che restituisce una quota dei costi affrontati per le nozze e nel sistema fiscale non è prevista una specifica detrazione per il matrimonio.
Di conseguenza, quando si parla di recupero delle spese bisogna guardare alle normali detrazioni e deduzioni fiscali, che però per quanto riguarda l’organizzazione della cerimonia sono molto limitate, se non praticamente nulle.
Non è possibile, infatti, scaricare le spese sostenute per il pranzo o la cena di nozze, il catering, l’affitto e l’allestimento della location, il wedding planner, l’animazione, il fotografo, gli abiti degli sposi, le bomboniere e neppure il viaggio di nozze. Anche una fattura regolarmente intestata o un pagamento tracciabile non cambiano la situazione, perché si tratta comunque di spese personali che non rientrano tra gli oneri detraibili o deducibili previsti dal Tuir.
Attenzione, poi, a chi si sposa in chiesa, perché neppure la semplice offerta lasciata alla parrocchia per la celebrazione del matrimonio è detraibile, soprattutto se versata in contanti o comunque senza una documentazione idonea.
Diverso è il caso di alcune erogazioni liberali effettuate a favore delle istituzioni religiose espressamente individuate dalla legge. Per la Chiesa cattolica, ad esempio, rientrano tra quelle deducibili le somme versate all’Istituto centrale per il sostentamento del clero, entro il limite di 1.032,91 euro l’anno per contribuente, a condizione che il pagamento sia effettuato con strumenti tracciabili e che venga conservata la relativa documentazione.
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Bonus busta paga con il matrimonio
Se proprio vogliamo individuare un vero e proprio bonus matrimonio, questo è rappresentato dalla detrazione che spetta quando uno dei due coniugi può essere considerato fiscalmente a carico dell’altro, ossia quando il suo reddito personale non supera 2.840,51 euro lordi annui.
In questo caso, infatti, il coniuge che sostiene fiscalmente l’altro può beneficiare della detrazione per coniuge a carico, riconosciuta direttamente in busta paga oppure recuperata successivamente con la dichiarazione dei redditi.
L’importo teorico massimo è pari a 800 euro l’anno, ma la somma effettivamente spettante varia in base al reddito complessivo di chi richiede la detrazione. In particolare, per i redditi compresi tra 15.001 e 40.000 euro l’importo base è pari a 690 euro annui, mentre per redditi più bassi o più alti la detrazione viene calcolata secondo specifiche formule e tende progressivamente a ridursi fino ad azzerarsi oltre gli 80.000 euro.
Va inoltre ricordato che, nell’anno del matrimonio, la detrazione spetta solamente per i mesi successivi alle nozze, compreso quello in cui viene celebrato il matrimonio. Ad esempio, chi si sposa a settembre e ha diritto a una detrazione annua di 690 euro potrà beneficiarne per quattro mesi, ottenendo quindi 230 euro.
Il congedo matrimoniale
Non è un vero e proprio “bonus”, ma il congedo matrimoniale rappresenta comunque una delle principali tutele riconosciute a chi si sposa, perché consente di assentarsi dal lavoro senza dover utilizzare necessariamente le ferie.
La durata dipende dal contratto collettivo applicato, anche se in molti casi è pari a 15 giorni consecutivi e retribuiti. Non è però sempre l’Inps a sostenere il costo: per molte categorie la retribuzione resta a carico del datore di lavoro, mentre l’Istituto interviene con uno specifico assegno per alcune categorie, in particolare per gli operai dell’industria e dell’artigianato. Per questi ultimi, infatti, l’Inps riconosce un assegno pari a 7 giorni di retribuzione per un congedo di 8 giorni consecutivi, a condizione che siano rispettati i requisiti previsti.
Di fatto, quindi, anche se non esiste un vero e proprio bonus per il viaggio di nozze, il congedo matrimoniale garantisce almeno un altro elemento fondamentale per la partenza: il tempo, permettendo agli sposi di assentarsi dal lavoro senza dover necessariamente consumare le ferie maturate.