Nuovo bonus trasporti in arrivo in Italia (ma non si sa ancora quando). Fino a 400 euro grazie al nuovo conto mobilità che favorisce le famiglie vulnerabili.
Un nuovo bonus trasporti potrebbe arrivare in Italia. La misura, definita più precisamente “conto mobilità”, è prevista dal Piano Sociale per il Clima, il progetto da oltre 9 miliardi di euro con cui l’Italia punta ad accompagnare la transizione energetica, tutelando allo stesso tempo le famiglie e le microimprese più vulnerabili.
Come noto, il vecchio bonus trasporti non è più disponibile da tempo, ma con il nuovo Piano potrebbe tornare una forma di sostegno economico destinata a chi utilizza il trasporto pubblico e incontra maggiori difficoltà nel sostenere i costi della mobilità. Il nuovo strumento avrebbe però caratteristiche diverse rispetto al passato: l’importo potrebbe arrivare fino a 400 euro l’anno e verrebbe determinato sulla base di specifici criteri.
Siamo comunque ancora nel pieno dell’iter burocratico. Il Piano, predisposto dall’Italia ai sensi del Regolamento (UE) 2023/955 e necessario per accedere alle risorse del Fondo Sociale per il Clima dell’Unione europea, è stato appena trasmesso a Bruxelles per ottenere il via libera dell’Ue.
Gli interventi previsti dovranno essere realizzati nell’arco temporale compreso tra il 2026 e il 2032, per questo non sappiamo ancora con certezza quando arriverà il bonus. Sappiamo che una parte rilevante delle risorse sarà destinata proprio alla mobilità: circa 5 miliardi di euro riguardano infatti gli investimenti per il trasporto pubblico e la mobilità condivisa, mentre 1,74 miliardi di euro sarebbero destinati direttamente al sostegno della domanda di mobilità degli utenti vulnerabili.
Vediamo quindi come funzionerà il nuovo conto mobilità, quali saranno i requisiti, e chi potrà ottenere fino a 400 euro l’anno con il nuovo bonus trasporti.
A chi spetterà il nuovo bonus trasporti
Il nuovo conto mobilità sarà rivolto agli utenti vulnerabili dei trasporti, ossia alle persone che, per condizioni economiche e caratteristiche degli spostamenti quotidiani, incontrano maggiori difficoltà nel sostenere i costi necessari per muoversi.
Una sorta di bonus sociale, quindi, non sulle bollette ma sui trasporti. E il Piano individua già una prima soglia economica di riferimento: per accedere alla misura sarà necessario avere un Isee non superiore a 20.000 euro, mentre chi supera tale importo risulterà escluso dal beneficio.
Nel dettaglio, la platea individuata dal Piano comprende innanzitutto gli utenti abituali del trasporto pubblico che si trovano in una condizione di vulnerabilità alla povertà dei trasporti, una platea potenziale di circa 3 milioni di persone secondo le stime contenute nel documento. Oltre a chi utilizza già autobus, metropolitane o treni, tra i potenziali destinatari rientrano anche coloro che oggi dipendono dall’automobile e risultano quindi maggiormente esposti all’aumento dei costi dei carburanti legato alla transizione energetica.
L’obiettivo, infatti, è ridurre anche per loro il peso economico degli spostamenti e, allo stesso tempo, favorire il passaggio verso forme di mobilità pubblica e più sostenibile.
Quanto spetta e calcolo
L’importo del nuovo conto mobilità non sarà uguale per tutti. Il Piano prevede infatti tre diversi livelli di sostegno, pari a 100, 200 oppure 400 euro l’anno, da riconoscere in funzione del grado di vulnerabilità del beneficiario.
Per stabilire quanto spetta verrà utilizzato un apposito indice di vulnerabilità, costruito su una scala massima di 100 punti. Il parametro che avrà il peso maggiore sarà l’Isee, che potrà valere fino a 60 punti: con un Isee fino a 10.000 euro vengono attribuiti 60 punti, tra 10.001 e 15.000 euro 45 punti e tra 15.001 e 20.000 euro 25 punti. Come visto, oltre i 20.000 euro si viene invece esclusi dalla misura.
Al punteggio economico si aggiungerà quello legato al costo della mobilità, valutato prendendo come riferimento la distanza da percorrere per raggiungere il luogo di lavoro, di studio o, negli altri casi, la destinazione abituale degli spostamenti.
Sono previsti 5 punti fino a 10 chilometri, 10 punti tra 10 e 30 chilometri e 20 punti oltre i 30 chilometri.
Ulteriori punti potranno poi essere riconosciuti a chi utilizza già il trasporto pubblico: la presenza di un abbonamento mensile o annuale recente e certificabile vale altri 10 punti. Altri 10 punti spettano invece ai nuclei familiari che non possiedono un’automobile.
Una volta sommati i diversi punteggi, sarà quindi possibile determinare l’importo del beneficio:
- con un IdV pari o superiore a 80 punti spettano 400 euro l’anno;
- con un punteggio compreso tra 55 e 79 punti spettano 200 euro;
- con un punteggio compreso tra 35 e 54 punti spettano 100 euro;
- sotto i 35 punti il beneficio non viene riconosciuto, salvo eventuale scorrimento delle risorse disponibili.
È prevista, inoltre, una corsia prioritaria per alcune situazioni di particolare fragilità.
Ai caregiver familiari che assistono persone con disabilità certificata, alle persone con disabilità certificata e a chi è sottoposto a trattamenti sanitari continuativi che richiedono spostamenti frequenti viene attribuito direttamente un punteggio di 100 punti, con conseguente accesso prioritario al conto mobilità da 400 euro.
In questo modo il bonus non sarà legato esclusivamente al reddito, ma terrà conto anche di quanto pesa effettivamente la mobilità sul bilancio familiare e della difficoltà effettiva del beneficiario nel raggiungere lavoro, studio e servizi essenziali.
Per cosa si potrà utilizzare
Il conto mobilità potrà essere utilizzato per sostenere le spese legate alla mobilità pubblica, collettiva e condivisa. Il Piano, infatti, non limita il beneficio ai soli abbonamenti del trasporto pubblico locale, ma prevede che i titoli di spesa possano essere utilizzati anche per i servizi di trasporto a domanda, per la mobilità condivisa e per il trasporto ferroviario di media-lunga percorrenza.
Tra i servizi di mobilità condivisa indicati dal Piano rientrano, ad esempio, car sharing, bike sharing, ride sharing e car pooling.
L’elenco dei servizi ammessi dovrà comunque essere definito in fase attuativa, anche con il coinvolgimento degli enti territoriali, chiamati a contribuire alla scelta delle prestazioni che potranno beneficiare dell’agevolazione.