L’Unione Europea approva il nuovo Regolamento sui veicoli a fine vita: dal recupero della plastica al riciclo dei metalli, tutti i cambiamenti.
Nel 1940 Henry Ford immaginava un avvenire fatto di automobili volanti. Oggi, invece, la vera rivoluzione che guiderà il settore automobilistico nei prossimi anni non farà staccare i mezzi da terra, ma cambierà drasticamente l’origine dei materiali con cui queste sono costruite.
Il Parlamento Europeo ha approvato il nuovo regolamento sui veicoli a fine vita, destinato a cambiare per sempre il settore automobilistico. I componenti recuperati dalle vetture rottamate potranno tornare a essere utilizzati per costruire nuove automobili.
Nuovo Regolamento UE veicoli a fine vita: cosa cambia per case automobilistiche e demolitori
L’Unione Europea ha stabilito regole chiare e responsabilità ben precise lungo tutta la filiera. Le case automobilistiche saranno impegnate in prima linea e, entro tre anni dall’entrata in vigore del regolamento, dovranno presentare un piano dettagliato per spiegare come intendono recuperare e riciclare i propri veicoli.
I costruttori, oltre a occuparsi di produrre e vendere le automobili, saranno responsabili, anche dal punto di vista economico, della loro gestione quando saranno vecchie e non più utilizzabili. Entro due anni, le aziende dovranno garantire il riciclo di almeno il 30% della plastica presente nei veicoli arrivati a fine vita. Se per i metalli il recupero è da sempre più semplice, per le materie plastiche la sfida è più complessa. Per quanto riguarda gli autodemolitori e gli impianti che sminuzzano le vecchie auto, dovranno seguire procedure di lavoro nuove e più rigorose, pensate per recuperare quanti più elementi possibili ed evitare che vadano perduti.
Auto nuove da materiali riciclati, i requisiti dal 2026
Le novità introdotte dal nuovo regolamento dell’Unione Europea riguarderanno anche il modo in cui verranno fabbricate le automobili che troveremo nei concessionari. La prima scadenza è prevista a sei anni dall’entrata in vigore del regolamento, da questo momento in avanti scatterà infatti l’obbligo di inserire una percentuale fissa di materiali riciclati all’interno delle vetture nuove di zecca.
Nel dettaglio, il calendario dei cambiamenti previsti è scandito in diverse tappe:
- Al sesto anno: le automobili nuove dovranno contenere almeno il 15% di plastica riciclata, e di questa quota almeno il 20% dovrà provenire proprio da vecchi veicoli rottamati.
- Al decimo anno: la quota complessiva di plastica riciclata sulle auto nuove dovrà salire al 25%.
Inoltre, la Commissione Europea stabilirà percentuali obbligatorie di riciclo anche per materiali metallici come acciaio, alluminio e magnesio, oltre che per elementi chimici rari utilizzati nelle tecnologie moderne, come il boro.
Terminato il percorso di transizione, le regole diventeranno ancora più stringenti. Non sarà infatti più legale produrre automobili che non garantiscano di poter riutilizzare o riciclare l’85% dei loro componenti, o che non consentano di recuperare in qualche forma almeno il 95% del loro peso totale.
Smontaggio batterie e componenti, la sfida del riciclo
Affinché sia possibile riciclare così tanto, le stesse automobili dovranno essere progettate in modo completamente diverso fin dal foglio di disegno. In futuro sarà vietato vendere auto costruite in modo tale da rendere difficile lo smontaggio. Componenti chiave come le batterie delle auto elettriche, i motori o i vetri stessi, dovranno poter essere rimossi rapidamente e con facilità, senza il rischio che vengano distrutti durante le operazioni. L’obiettivo è che le materie prime possano essere riutilizzate immediatamente senza contaminazioni.
Questa trasformazione coglie l’industria automobilistica in un momento estremamente delicato; la filiera è infatti già messa alla prova dai grandi investimenti richiesti dall’elettrificazione e dalla concorrenza internazionale. Per questo motivo, l’Unione Europea ha previsto una valvola di sfogo per la filiera automobilistica.
La Commissione potrà infatti concedere deroghe temporanee sulle scadenze o sui target di riciclo in caso di situazioni eccezionali. Se, ad esempio, la plastica riciclata dovesse scarseggiare sul mercato o raggiungere prezzi troppo alti da mettere in crisi le fabbriche, gli obblighi potranno essere temporaneamente allentati così da proteggere la tenuta economica delle aziende.