Pensioni, news riforma: tre idee per superare la Legge Fornero

Riforma delle pensioni: obiettivo superare la Legge Fornero, ecco come fare (e quali saranno le difficoltà da superare).

Pensioni, news riforma: tre idee per superare la Legge Fornero

Riforma delle pensioni: superare la Legge Fornero è una necessità, ma non sarà comunque semplice visti tutti i nodi da sciogliere.

Non è un segreto che la riforma delle pensioni attuata nel 2011 dal Governo Monti abbia lasciato diversi problemi da risolvere; tuttavia ci sono dei vincoli importanti sul fronte economico, in quanto qualsiasi misura di flessibilità in uscita introdotta dalla nuova riforma non dovrà mettere a rischio i già malmessi conti pubblici.

Ecco perché non sarà semplice prevedere una misura di flessibilità che sia “migliore” di Quota 100, ossia una soluzione che permetterebbe ai lavoratori di andare in pensione in anticipo con una somma età/contributi inferiore a 100.

Nonostante le difficoltà il Governo ha preso l’impegno di superare la Legge Fornero, promettendo una nuova riforma in tempi brevi. Una riforma che difficilmente potrà prevedere requisiti differenti a seconda della tipologia del lavoro svolto (proposta appoggiata dal prossimo vice-Presidente dell’Inps), in quanto ciò potrebbe comportare molta confusione in un sistema che già oggi non è alquanto semplice da capire.

Le proposte per superare la Legge Fornero ed affrontare il dopo-Quota 100 sono diverse; vediamo di cosa si tratta e quali sono i problemi più importanti da risolvere.

Pensioni, riforma Fornero: quali sono i problemi da risolvere

Come prima cosa alla riforma Fornero va imputata una poca flessibilità di uscita dal lavoro. Prevedere requisiti fissi validi per tutti e difficilmente derogabili, infatti, rischia di bloccare il cittadino in un limbo da cui è difficile uscire; non tutti, infatti, hanno lo stesso percorso di vita (o lavorativo) ed è per questo che bisognerà prevedere delle deroghe all’età pensionabile permettendo al lavoratore, in presenza di determinate condizioni, di anticipare l’accesso alla pensione di qualche mese.

Altra stortura lasciata in eredità dalle riforme del passato è quella che riguarda l’adeguamento dell’anzianità contributiva alle aspettative di vita. Si tratta di un unicum nel panorama dei Paesi industrializzati ed occorre mettere assolutamente un freno (così come fatto dal primo Governo Conte con il decreto 4/2019) a questo sistema.

In caso contrario, infatti, si rischierebbe un innalzamento di diversi anni per il requisito contributivo previsto per accedere alla pensione anticipata. Ciò potrebbe essere persino anticostituzionale: infatti, mentre chi ha 67 anni potrebbe andare in pensione con soli 20 anni di contributi, coloro che hanno iniziato a lavorare da molto giovani rischiano di dover lavorare più del doppio degli anni prima di essere collocati in quiescenza.

Infine bisognerà tutelare maggiormente coloro che rientrano interamente nel sistema contributivo per il calcolo della pensione. La riforma Fornero, infatti, ha diviso nettamente le due categorie prevedendo fin troppi benefici per i retributivi e per i misti, i quali ad esempio godono dell’integrazione al trattamento minimo in caso di pensione troppo bassa (strumento a cui non hanno diritto i contributivi puri).

Pensioni: come superare la Legge Fornero

Partiamo da quest’ultimo punto per fare chiarezza su quale dovrebbe essere il primo provvedimento per superare la Legge Fornero: prevedere regole uguali per tutti, introducendo tutele anche per i contributivi puri che saranno sempre di più nei prossimi anni.

Ad esempio, proposta del Corriere della Sera, già da prossimo anno si potrebbero accantonare 500 milioni di euro per le pensioni contributive, così che nel 2045 avremo a disposizione 15 miliardi di euro per sostenere il reddito di coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996.

Altra proposta è quella che riguarda una maggiore flessibilità in uscita: le idee in merito sono diverse, come ad esempio quelle che riguarda il ripristino della misura Dini-Treu che permetteva a tutti i lavoratori di accedere alla pensione all’età di 64 anni (adeguata alle speranze di vita) a fronte di 37/38 anni di contributi. Una sorta di Quota 101/102, con la previsione di un bonus contributivo utile per aumentare l’importo della pensione per coloro che decideranno di restare a lavoro anche dopo i 66 anni di età.

Terza misura, già provata dal primo Governo Conte, riguarda appunto il blocco dell’adeguamento delle aspettative di vita perlomeno per la pensione anticipata, mantenendo quindi inalterato il requisito contributivo di 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne). Allo stesso tempo, ipotesi che si sta valutando mesi, si potrebbe prevedere uno sconto contributivo per le lavoratrici, che potrebbe essere dai 6 agli 8 mesi per ogni figlio.

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