Se hai iniziato a lavorare da minorenne, per te ci sono importanti vantaggi sul fronte pensionistico. Ecco quali.
Chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni può ottenere vantaggi sulla pensione, sia in termini di uscita anticipata che per quanto riguarda l’importo dell’assegno. Tuttavia, non esiste un’unica regola valida per tutti: tutto dipende dal sistema previdenziale in cui si rientra e da quando sono stati versati i contributi.
La distinzione principale è tra chi ha contributi prima del 1996, quindi nel sistema misto, e chi invece rientra interamente nel sistema contributivo. Una differenza decisiva, perché da questa dipendono le possibilità di accesso alle agevolazioni previste dalla normativa.
In alcuni casi, chi ha iniziato a lavorare molto giovane e ha maturato una lunga anzianità contributiva può accedere a strumenti come Quota 41, che consente di andare in pensione prima rispetto ai requisiti ordinari. Per chi invece è nel contributivo puro, il vantaggio non riguarda tanto l’anticipo, quanto il calcolo: i contributi versati fin da giovanissimi possono incidere positivamente sull’importo finale della pensione.
Si tratta quindi di misure diverse, ma con un obiettivo comune: riconoscere il peso di una carriera iniziata in età precoce. Vediamo nel dettaglio come funzionano.
Quota 41 per la pensione dei precoci
Chi ha iniziato a lavorare prima del compimento dei 18 anni rientra nella categoria dei cosiddetti lavoratori precoci e, in presenza di specifici requisiti, può accedere a un canale di uscita anticipata dal lavoro, noto come Quota 41. Si tratta di una misura che permette di andare in pensione con quasi 2 anni di anticipo rispetto alla normale pensione anticipata, per la quale servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Per ottenere questo vantaggio non basta però aver iniziato a lavorare presto. È necessario aver maturato almeno 12 mesi di contributi effettivi prima dei 19 anni e, allo stesso tempo, rientrare in una delle categorie che la normativa considera meritevoli di una maggiore tutela.
Rientrano, ad esempio, i disoccupati che hanno terminato da almeno 3 mesi la Naspi, anche se su questo requisito è intervenuta di recente la Corte di Cassazione, mettendone in discussione l’applicazione più rigida. Possono accedere alla misura anche gli invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%, così come chi si prende cura da almeno 6 mesi di un familiare convivente con disabilità grave ai sensi della legge 104. Un’ulteriore ipotesi riguarda i lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti, come individuate dal decreto legislativo n. 67 del 21 aprile 2011.
Infine, è importante ricordare che per accedere a Quota 41 è necessario aver versato almeno un contributo settimanale prima del 1° gennaio 1996, requisito che esclude chi rientra interamente nel sistema contributivo puro.
Importo maggiorato della pensione per i lavoratori precoci
Per chi invece rientra esclusivamente nel sistema contributivo - e pertanto non può accedere a Quota 41 - e ha cominciato a lavorare prima dei 18 anni, esiste un meccanismo che consente di ottenere un assegno pensionistico più alto. La legge, infatti, riconosce un valore aggiuntivo ai contributi versati durante la minore età, attribuendo loro un peso maggiore nel calcolo della pensione futura.
Questo vantaggio nasce con la riforma Dini del 1995, che ha segnato il passaggio dal sistema retributivo a quello interamente contributivo. In quel contesto normativo si è stabilito che i contributi versati prima della maggiore età vengano incrementati del 50%. In termini pratici, ciò significa che l’importo complessivo di quanto accantonato in quei primi anni di lavoro viene moltiplicato per 1,5 ai fini del calcolo dell’importo pensionistico.
È importante chiarire che questa maggiorazione non incide sul raggiungimento dei requisiti anagrafici o contributivi per accedere alla pensione. In altre parole, i mesi lavorati da minorenni valgono esattamente come sono stati versati quando si tratta di maturare il diritto alla pensione, ma assumono un valore più elevato nel momento in cui si calcola l’importo dell’assegno mensile.
Per fare un esempio, se una persona ha accumulato 10.000 euro di contributi prima dei 18 anni, nel calcolo del montante individuale ai fini pensionistici ne verranno considerati 15.000. Oppure, si pensi a un ragazzo di 16 anni che ha lavorato per 2 anni guadagnando circa 1.300 euro al mese. Con una retribuzione annua pari a 16.900 euro e una contribuzione del 33%, avrà versato circa 11.154 euro in totale, che grazie alla maggiorazione del 50% verranno trasformati in 16.731 euro da accreditare nel suo montante.
Si tratta, anche in questo caso, di un riconoscimento importante al valore del lavoro precoce, che pur non incidendo sui tempi di uscita, consente perlomeno di ottenere una pensione più dignitosa.
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