Pensioni 2017, ultime novità Ape: requisiti e costi del prestito al vaglio nell’incontro di oggi

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Pensioni 2017, ultime novità Ape: requisiti e costi del prestito al vaglio nell'incontro di oggi

Pensioni, ultime novità Ape: quanto si perde con la pensione anticipata? Costi e requisiti al vaglio nell’incontro di oggi tra sindacati e Governo in attesa dei decreti in marzo.

Pensioni, ultime novità Ape oggi al vaglio di sindacati e Governo nell’incontro che apre la seconda fase del confronto sulla riforma pensioni. Quanto si perde con la pensione anticipata e come funziona la restituzione del prestito ventennale? Queste sono alcune delle domande che hanno trovato già una risposta nella legge di Bilancio e che probabilmente da oggi saranno confermate o ritoccate.

Nell’incontro di oggi, a cui saranno presenti il ministro del lavoro Poletti e i segretari di Cgil, Cisl e Uil, l’anticipo pensionistico Ape sarà definito nei dettagli in attesa dei decreti attuativi previsti per marzo che metteranno per iscritto tutte le norme di accesso alla misura, requisiti e costi di restituzione del prestito.

Le novità sull’Ape, da mesi al centro del dibattito politico, riguarderanno tutti i lavoratori che aspettano l’anticipo pensionistico per ritirarsi prima, ma anche le aziende, le banche e le assicurazioni coinvolti nel prestito.

Tra le novità sulle pensioni, l’Ape è senza dubbio una delle più importanti della riforma poiché consente a molti lavoratori di accedere alla pensione anticipata con uno sconto fino a tre anni dal requisito standard di 66 anni, ma mentre le altre misure prevedono agevolazioni per le categorie più disagiate, come la Quota 41, l’Ape è per tutti e quindi prevede condizioni diverse.

Lo scetticismo dei lavoratori sulle ultime novità pensioni è per la questione del prestito che non incoraggia chi ha anche un mutuo sulle spalle o altri prestiti non estinti. Come funziona e quanto costa l’Ape? Quanto si perde con la restituzione del prestito? Se Ape consente da una parte di andare in pensione anticipata, dall’altra ha un costo per la restituzione del prestito che dura per molti anni.

Tra le novità sull’Ape, con cui i lavoratori possono chiedere l’anticipo pensionistico da un minimo dell’85% dell’importo totale della pensione, fino al 95% per le uscite anticipate di un solo anno, c’è la diversificazione del tetto in base all’anticipo richiesto e l’eliminazione della tredicesima mensilità a ogni anno di anticipo. Vediamo allora cosa sarà deciso sull’Ape: ricordiamo che la misura partirà dal 1° maggio 2017 e i dettagli ancora mancanti saranno chiariti oggi.

Pensioni, ultime novità Ape: cosa sarà deciso nell’incontro?

L’Ape - anticipo pensionistico - sarà sperimentale e durerà due anni, sino al 2018 con possibilità di proroga, e sarà rivolto a tutti i lavoratori con almeno 63 anni (i nati fra il 1951 ed il 1954) ai quali non manchino più di 3 anni e 7 mesi per maturare la pensione di vecchiaia non inferiore a un certo limite.

I lavoratori idonei potranno accedere all’Ape su base volontaria ma la pensione anticipata avrà un costo. Infatti l’anticipo pensionistico sarà erogato dall’Inps tramite prestiti di banche ed assicurazioni, in attesa che il lavoratore raggiunga la pensione di vecchiaia. La somma anticipata dovrà essere restituita una volta conseguita la pensione, nell’arco di 20 anni con rate di ammortamento costanti, attraverso dei prelievi sull’assegno di circa il 5% dalla pensione annuale.

L’Ape coinvolgerà i lavoratori dipendenti anche pubblici, i lavoratori autonomi e parasubordinati che avranno 63 anni di età a partire dal 1° gennaio 2017, soltanto se prossimi alla pensione di vecchiaia entro i successivi 3 anni e 7 mesi.

Per accedere all’Ape, il lavoratore dovrà però maturare una pensione non inferiore ad un determinato valore che ancora non è stato fissato e quindi chi maturerà pensioni molto basse sarà probabilmente tagliato fuori dall’anticipo pensionistico.

Pensioni, ultime novità Ape: ecco come funziona il prestito

La nota dolente dell’Ape è il rimborso del prestito che di fatto ridurrà la pensione sensibilmente. L’importo della decurtazione media per chi sceglie l’Ape dovrebbe oscillare intorno al 5,5% sul trattamento lordo per ogni anno di anticipo.

Meno del 7% annunciato da alcuni speculatori, ma comunque più del doppio rispetto al progetto Damiano sui pensionamenti flessibili.

L’Ape volontario con tetto proporzionale: la Camera ha reso ufficiale un punto importante del funzionamento dell’anticipo pensionistico Ape: oltre a contenere entro il 5% la penalizzazione annua sulla pensione per restituire il prestito, il Governo ha anche deciso di dare all’Ape un tetto proporzionale in base agli anni di anticipo richiesti. Si tratterà di importi massimali ma i lavoratori coinvolti potranno anche chiedere meno del massimo, per ridurre ancora di più il peso della restituzione.

Per i lavoratori che vorranno uscire con un solo anno di anticipo, sarà possibile avere al massimo il 95% del futuro assegno della pensione. Per i lavoratori che andranno in pensione con due anni di anticipo, il prestito non potrà andare oltre il 90%, e per quelli che usciranno con tre anni di anticipo, il prestito non potrà andare oltre all’85% dell’assegno.

L’obiettivo del Governo è quello di abbassare il più possibile l’onere della restituzione ventennale, e per fare questo i lavoratori interessati potranno anche unire l’Ape alla Rita, utilizzando il fondo pensione complementare per bilanciare il prestito bancario dell’Ape.

In poche parole, con tre anni di Ape, il lavoratore subirebbe un prelievo di circa il 15% sulla rata finale dell’assegno, e sulla rata di restituzione influirà pesantemente anche l’entità dell’anticipo richiesto dal lavoratore.

Pensioni, novità Ape oggi: quanto costa?

L’Ape avrà un costo che riguarda la restituzione ventennale del prestito. Il rimborso del prestito, che di fatto ridurrà la pensione sensibilmente, dovrebbe oscillare intorno al 5% sul trattamento lordo per ogni anno di anticipo, con decurtazioni massime fino al 15-20% dell’assegno in corrispondenza del massimo anticipo richiesto dal lavoratore.

Se un lavoratore con uno stipendio di 1.286 euro mensili va in pensione con tre anni di anticipo grazie all’Ape, potrebbe ricevere un assegno mensile dell’85% dello stipendio, quindi 1.093 euro al mese. Questo assegno verrebbe erogato per dodici mesi e non per tredici, dato che l’Ape esclude la tredicesima.

Si tratterà di una riscossione pari a più del doppio rispetto al progetto Damiano sui pensionamenti flessibili. In poche parole, con tre anni di Ape, il lavoratore subirebbe un prelievo di circa il 15% sulla rata finale dell’assegno, e sulla rata di restituzione influirà pesantemente anche l’entità dell’anticipo richiesto dal lavoratore.

L’Ape dovrà tenere conto di ulteriori prestiti del richiedente, per evitare il sovra indebitamento. La decurtazione non dovrà superare il 30% del rateo e questo non potrà essere inferiore a 702,65 euro, 1,4 volte la pensione minima. Il piano di ammortamento prevede la restituzione del prestito in 13 rate l’anno per 20 anni, con un totale di 260 rate. Il tasso di interesse sarà fisso.

Novità pensioni, Ape: estinzione anticipata del prestito?

Il decreto atteso per marzo dovrà chiarire anche la possibilità di estinguere anticipatamente il prestito Ape qualora il lavoratore raggiunga la pensione anticipata durante la percezione del prestito. Per esempio, se un lavoratore con 42 anni di contributi chiede l’Ape dal 1° maggio 2017 per 19 mesi sino al 31 dicembre 2018, data in cui sarebbero maturi i requisiti per il diritto alla pensione di vecchiaia, potrebbe continuare a lavorare mentre riceve già il prestito per raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contributi.

Avendo maturato il diritto alla pensione anticipata prima di quello per la pensione di vecchiaia, il lavoratore potrebbe chiudere il prestito dopo 10 mesi e non dopo 19, in modo da ridurre il costo del rimborso una volta conseguita la pensione. Per ora questa casistica non è stata presa in considerazione dalla norma, ma il decreto attuativo di marzo potrà inserirla tra le misure per la pensione anticipata.

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