Quanto si prende di pensione per ogni anno di contributi

Simone Micocci

9 Luglio 2026 - 12:54

Quanto vale ogni anno di contributi sulla pensione? Dipende dal sistema di calcolo e dall’età di uscita. Ecco quanto si prende per ogni anno lavorato.

Quanto si prende di pensione per ogni anno di contributi

Pensione e contributi sono direttamente collegati. E non solo perché per andare in pensione serve aver maturato un minimo di anni di versamenti (20 anni per la pensione di vecchiaia ordinaria, 5 anni per quella riservata ai contributivi puri), ma anche perché ogni anno di lavoro ha una propria incidenza sull’importo futuro della pensione.

In questa rubrica trovate diverse guide dedicate a rispondere alla domanda su quanto si prende di pensione, ad esempio con 20 o 30 anni di contributi. Tutto, però, parte dal singolo anno di lavoro: i contributi versati - in parte dal lavoratore e in parte dal datore di lavoro - vanno infatti a costituire una quota della futura pensione, il cui valore dipenderà anche da altri fattori, come ad esempio l’età in cui si decide di andare in pensione.

Rispondere alla domanda su quanto spetta di pensione per ogni anno di contributi è quindi molto importante, anche per capire cosa succede se, ad esempio, si decide di rinviare il pensionamento di 12 mesi. Di quanto aumenta l’assegno? Vediamolo.

Quanto spetta per ogni anno di contributi antecedenti al 1996 (o al 2012)

Prima di tutto bisogna distinguere tra sistema retributivo e sistema contributivo, i due meccanismi utilizzati per calcolare la pensione.

Il sistema retributivo, di cui parliamo in questo paragrafo, si applica ai contributi maturati entro il 31 dicembre 1995. Il limite si estende fino al 31 dicembre 2011 per coloro che al 31 dicembre 1995 avevano già maturato almeno 18 anni di contributi.

In questo sistema non è tanto l’ammontare dei contributi versati a incidere sull’importo della pensione, quanto la retribuzione percepita. Per questo motivo è generalmente considerato più favorevole: ai fini del calcolo assumono infatti maggiore importanza le ultime retribuzioni della carriera.

Nel dettaglio, ogni anno di contribuzione dà diritto, in linea generale, a una quota pari al 2% della retribuzione pensionabile.

Si pensi, ad esempio, a un lavoratore con una retribuzione media di 30.000 euro lordi annui: ogni anno di contributi maturato entro il 31 dicembre 1995 (o entro il 2011 nei casi previsti) vale circa 600 euro lordi di pensione annua. Con una retribuzione di 20.000 euro il valore scende a 400 euro, mentre con 40.000 euro sale a 800 euro per ogni anno di contribuzione.

Quanto spetta per i periodi lavorativi successivi al 1996

Per tutti gli anni successivi entra invece in gioco il sistema contributivo, oggi applicato integralmente ai lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.

In questo caso sono proprio i contributi versati a determinare la pensione. La contribuzione accantonata ogni anno - pari generalmente al 33% della retribuzione lorda per i lavoratori dipendenti - va infatti ad alimentare il cosiddetto montante contributivo, che ogni anno viene rivalutato sulla base dell’andamento dell’economia, così da preservarne il valore nel tempo.

Come prima cosa bisogna quindi considerare quanto si guadagna in un determinato anno e calcolare i contributi destinati all’Inps.

Ad esempio:

  • con una retribuzione lorda annua di 20.000 euro vengono accantonati 6.600 euro di contributi;
  • con una retribuzione di 30.000 euro i contributi salgono a 9.900 euro;
  • con una retribuzione di 40.000 euro si arriva invece a 13.200 euro.

Queste somme, rivalutate fino al momento del pensionamento, andranno a formare il montante contributivo sul quale verrà calcolata la pensione.

Quanto rendono quei contributi?

Per trasformare il montante contributivo in pensione si applicano i cosiddetti coefficienti di trasformazione, che dipendono esclusivamente dall’età in cui si va in pensione. Più tardi si lascia il lavoro, maggiore è il coefficiente e, di conseguenza, più elevata sarà la pensione a parità di contributi versati. I coefficienti in vigore per le pensioni con decorrenza nel biennio 2025-2026 sono i seguenti:

EtàCoefficiente
57 anni 4,204%
58 anni 4,308%
59 anni 4,419%
60 anni 4,536%
61 anni 4,661%
62 anni 4,795%
63 anni 4,936%
64 anni 5,088%
65 anni 5,250%
66 anni 5,423%
67 anni 5,608%
68 anni 5,808%
69 anni 6,024%
70 anni 6,258%
71 anni 6,510%

Facendo un esempio pratico, un anno di lavoro con una retribuzione lorda di 30.000 euro genera 9.900 euro di contributi. Trascurando, per semplicità, l’effetto della rivalutazione del montante:

  • andando in pensione a 64 anni, quei 9.900 euro producono circa 504 euro lordi di pensione annua (9.900 × 5,088%), pari a circa 39 euro lordi al mese su tredici mensilità;
  • andando invece in pensione a 67 anni, lo stesso anno di contribuzione vale circa 555 euro lordi annui (9.900 × 5,608%), ossia circa 43 euro lordi al mese.

Con una retribuzione lorda di 40.000 euro, invece, i 13.200 euro di contributi versati in un anno si trasformano in circa 672 euro annui di pensione a 64 anni e in circa 740 euro annui a 67 anni, sempre al netto della rivalutazione del montante.

È proprio per questo motivo che lavorare un anno in più produce un duplice effetto positivo: da una parte si versano nuovi contributi che aumentano il montante, dall’altra si beneficia di un coefficiente di trasformazione più elevato, incrementando ulteriormente l’importo della futura pensione.