Pensioni, Calderone conferma l’aumento dell’età pensionabile dal 2027: resta il focus sui lavori gravosi e usuranti.
Nessun dubbio da parte della ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, in merito al prossimo aumento dell’età pensionabile. Intervenuta nel corso della presentazione del XXV Rapporto Inps, la ministra ha risposto alla domanda sui prossimi incrementi dei requisiti per andare in pensione, togliendo di fatto spazio all’ipotesi che la prossima legge di Bilancio possa bloccare l’aumento di 1 mese in programma dal 2027.
“Nel sistema contributivo l’aumento dell’età pensionabile è collegato strettamente all’aumento della speranza di vita”, ha spiegato Calderone, ricordando così il meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’andamento demografico.
Parole che confermano come, salvo interventi correttivi al momento non annunciati, dal 2027 l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese.
Calderone: “L’aumento dell’età pensionabile dipende dalla speranza di vita”
Alla domanda sul prossimo aumento dell’età pensionabile, Calderone ha ricordato che il meccanismo oggi previsto dalla normativa lega i requisiti per andare in pensione all’andamento della speranza di vita.
“Nel sistema contributivo l’aumento dell’età pensionabile è collegato strettamente a quello che è l’aumento della speranza di vita”, ha spiegato la ministra, sottolineando come l’adeguamento sia una conseguenza diretta dell’evoluzione demografica. In sostanza, più aumenta la speranza di vita, più il sistema pensionistico tende ad aggiornare in avanti i requisiti richiesti per l’accesso alla pensione.
Un passaggio che pesa soprattutto in vista del 2027, quando l’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe salire dagli attuali 67 anni a 67 anni e 1 mese. Su questo punto, Calderone non ha annunciato alcun intervento per bloccare lo scatto, lasciando quindi intendere che, allo stato attuale, l’aumento resta confermato.
La ministra ha però spostato il ragionamento su un altro piano: quello dell’invecchiamento attivo. Secondo Calderone, chi vuole continuare a lavorare deve essere messo nelle condizioni di farlo, ma allo stesso tempo serve maggiore attenzione per chi svolge attività faticose o usuranti.
Pensioni, il focus resta sui lavoratori gravosi
Quindi, se l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita non sembra destinato a essere messo in discussione, diverso è il discorso per quelle categorie di lavoratori che svolgono mansioni particolarmente pesanti.
Calderone ha infatti spiegato che il tema va collegato anche all’invecchiamento attivo della popolazione: chi vuole continuare a lavorare deve poterlo fare, ma serve allo stesso tempo una maggiore attenzione per chi è impiegato in attività faticose o usuranti.
“È importante avere attenzione e sensibilità nei confronti di tutte quelle attività lavorative che possiamo considerare lavori faticosi, lavori usuranti”, ha dichiarato la ministra, aprendo alla necessità di una riflessione più ampia sulla gravosità di alcune professioni.
Quindi, non è tanto bloccare in generale l’aumento dei requisiti pensionistici, quanto piuttosto valutare se l’attuale elenco delle attività gravose sia ancora adeguato a rappresentare il mercato del lavoro di oggi. Come ricordato da Calderone, infatti, le norme oggi in vigore guardano a un mondo del lavoro diverso, con mansioni e organizzazioni produttive che nel tempo sono profondamente cambiate e che pertanto meritano una riflessione.