Pensioni, i requisiti 2027-2028 spiegati dall’Inps

Simone Micocci

17 Marzo 2026 - 19:29

Andare in pensione nel 2027 e 2028, cosa cambia per età pensionabile e anzianità contributiva dopo l’adeguamento con le speranze di vita. Ce lo dice l’Inps.

Pensioni, i requisiti 2027-2028 spiegati dall’Inps

È tutto confermato: dall’1 gennaio 2027 cambiano le regole per andare in pensione, con una modifica dell’età pensionabile che riguarderà tutti i lavoratori, con qualche eccezione.

Ne abbiamo parlato diverse volte quindi non è una novità: il cambio dei requisiti per l’accesso alla pensione è dovuto all’adeguamento con le speranze di vita che la legge Fornero ha fissato ogni due anni. Questo - come previsto dalla legge di Bilancio 2026 - porta l’età pensionabile ad aumentare di 1 mese nel 2027 e di altri 2 mesi nel 2028 (adeguandosi così all’incremento complessivo di 3 mesi registrato dall’Istat), mentre un successivo adeguamento (ma su questo non c’è ancora l’ufficialità, per quanto ci si parli di ulteriori 3 mensilità) è previsto per il 2029.

Ma quali sono i requisiti per andare in pensione nel biennio 2027-2028? La spiegazione viene data dall’Inps con la circolare n. 28 del 16 marzo, con tutte le informazioni su quali sono i requisiti che danno diritto all’esclusione dall’adeguamento, mantenendo così le stesse possibilità di quest’anno.

Una circolare quindi che rappresenta un vero e proprio vademecum per chi è prossimo alla pensione ma non riuscirà ad acquisirne il diritto nel 2026: ecco tutto quello che serve sapere a riguardo.

Circolare n. 28 del 2026
Clicca qui per scaricare.

Come cambia la pensione di vecchiaia nel 2027 e 2028

Quando si parla di nuove regole di pensionamento non si può non partire dalla pensione di vecchiaia, in quanto misura più diffusa con cui i lavoratori accedono al pensionamento.

Come chiarito dall’Inps nella circolare in allegato, a partire dal 1° gennaio 2027 l’età pensionabile subirà un primo incremento, passando dagli attuali 67 anni a 67 anni e 1 mese. L’aumento diventerà poi più consistente dal 2028, quando il requisito anagrafico salirà a 67 anni e 3 mesi, recependo integralmente l’incremento complessivo di 3 mesi legato all’aggiornamento dei dati sulla speranza di vita.

Come anticipato, si tratta di una modifica automatica prevista dalla normativa introdotta con la riforma Fornero, che stabilisce un adeguamento periodico dei requisiti pensionistici sulla base dell’andamento demografico. In sostanza, con l’allungamento della vita media aumenta anche il tempo necessario per maturare il diritto alla pensione.

Va ricordato che, oltre al requisito anagrafico, resta fermo anche quello contributivo minimo di 20 anni, necessario per accedere alla pensione di vecchiaia nel sistema ordinario.

Regole differenti continuano invece a valere per i lavoratori cosiddetti contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. In questo caso, la pensione di vecchiaia con almeno 5 anni di contributi effettivi sarà possibile nel biennio 2027-2028 solo al raggiungimento di un’età più elevata, pari rispettivamente a 71 anni e 1 mese e 71 anni e 3 mesi.

Come cambia la pensione anticipata nel 2027 e 2028

Le novità legate all’adeguamento alla speranza di vita riguarderanno anche la pensione anticipata, cioè la possibilità di lasciare il lavoro indipendentemente dall’età anagrafica una volta maturata una determinata anzianità contributiva.

Secondo quanto chiarito dall’Inps da gennaio 2027 aumenterà il requisito contributivo richiesto per accedere a questa forma di pensionamento. In particolare, gli uomini dovranno raggiungere 42 anni e 11 mesi di contributi, mentre per le donne il requisito sarà pari a 41 anni e 11 mesi. L’incremento diventerà ancora più rilevante dal 2028, quando serviranno rispettivamente 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne.

Va inoltre ricordato che la pensione anticipata non decorre immediatamente al raggiungimento dei requisiti, ma è soggetta alla cosiddetta finestra mobile di 3 mesi, periodo che intercorre tra la maturazione del diritto e l’effettivo pagamento dell’assegno.

Regole specifiche sono previste per i lavoratori cosiddetti contributivi puri, ossia coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1996. Per questa categoria, nel biennio 2027-2028 la pensione anticipata potrà essere ottenuta al raggiungimento di un’età minima pari a 64 anni e 1 mese nel 2027 e 64 anni e 3 mesi nel 2028, con almeno 20 anni di contributi, anch’essi adeguati agli incrementi della speranza di vita. Resta fermo l’obbligo di raggiungere un assegno di almeno 3 volte il valore dell’Assegno sociale, 2,8 per le donne con un figlio o 2,6 per chi ne ha almeno due.

Un cambiamento che conferma come, negli anni, anche l’uscita anticipata dal lavoro sia sempre più legata all’evoluzione demografica del Paese, rendendo progressivamente più lungo il percorso necessario per arrivare alla pensione.

E la Quota 41?

Tra le possibilità di uscita anticipata resta anche la cosiddetta Quota 41, riservata ai lavoratori precoci appartenenti alle categorie tutelate (disoccupati, invalidi, caregiver e lavoratori gravosi). In base alle indicazioni fornite dall’Inps, nel biennio 2027-2028 il requisito contributivo richiesto per accedere a questa misura sarà adeguato alla speranza di vita, passando a 41 anni e 1 mese nel 2027 e a 41 anni e 3 mesi nel 2028.

Esiste però una deroga molto importante: per i lavoratori precoci impegnati in attività gravose o particolarmente usuranti, l’adeguamento agli incrementi della speranza di vita non trova applicazione. Ciò significa che per questa specifica categoria continuerà a essere sufficiente maturare 41 anni di contributi “secchi”, senza ulteriori aumenti nel biennio 2027-2028.

Una differenza rilevante che consente a molti lavoratori impegnati in mansioni più pesanti di anticipare l’uscita rispetto alla generalità degli occupati, nonostante il progressivo irrigidimento dei requisiti pensionistici.

Chi sono gli esclusi dagli incrementi e a che età vanno in pensione

Come abbiamo già avuto modo di anticipare nel capito precedente, non tutti i lavoratori dovranno fare i conti con l’aumento dei requisiti pensionistici previsto per il biennio 2027-2028. La normativa confermata dalla legge di Bilancio e chiarita dall’Inps stabilisce infatti alcune deroghe per categorie considerate più fragili o impegnate in attività particolarmente gravose.

In particolare, i lavoratori addetti a mansioni gravose o usuranti con almeno 30 anni di contributi potranno continuare ad accedere alla pensione di vecchiaia con requisiti più favorevoli. Per chi ha svolto queste attività per almeno 7 anni negli ultimi 10, l’uscita dal lavoro sarà possibile a 66 anni e 7 mesi, quindi senza l’aumento legato alla speranza di vita.

Diversa invece la situazione per chi ha svolto attività gravose per un periodo più breve, ad esempio 6 anni negli ultimi 7: in questo caso il requisito resta pari a 67 anni, sempre con almeno 30 anni di contributi.

Restano poi regole autonome per i lavoratori impegnati in attività particolarmente usuranti, come turni notturni continuativi o lavoro alla “linea catena”. Per queste categorie è possibile andare in pensione anche prima, ad esempio con 61 anni e 7 mesi di età e almeno 35 anni di contributi, a condizione di raggiungere le cosiddette “quote” previste dalla normativa.

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