Pensioni, cresce l’attesa per il conguaglio. Da agosto i pensionati con più redditi rischiano una trattenuta diretta.
Da agosto bisogna prestare attenzione al cedolino della pensione, perché per molti pensionati potrebbe scattare il conguaglio fiscale legato alla dichiarazione dei redditi 2026. Si tratta dell’operazione con cui l’Inps, in qualità di sostituto d’imposta, applica per conto dell’Agenzia delle Entrate il risultato emerso dal modello 730: in alcuni casi può esserci un aumento, sotto forma di rimborso, mentre in altri può arrivare una trattenuta sulla pensione.
Tutto dipende, ovviamente, dalla situazione fiscale del pensionato. In linea generale, chi percepisce soltanto la pensione può guardare con maggiore ottimismo al conguaglio, perché attraverso la dichiarazione dei redditi può recuperare parte dell’Irpef versata nel 2025 grazie alle detrazioni spettanti. Diverso è invece il caso di chi, oltre alla pensione, ha percepito altri redditi, ad esempio da lavoro o da un immobile concesso in affitto.
È proprio questa, infatti, la condizione che espone maggiormente al rischio di un debito Irpef, in quanto l’Inps calcola le trattenute fiscali sulla base del reddito pensionistico che conosce, ma non può tenere conto di eventuali altre entrate se queste non gli risultano. Di conseguenza, nel corso dell’anno potrebbe essere stata trattenuta meno Irpef di quella effettivamente dovuta sul reddito complessivo del pensionato.
In questi casi, il conguaglio può trasformarsi in una trattenuta diretta sulla pensione. Il meccanismo di recupero è semplice: l’Inps trattiene le somme dovute direttamente dal cedolino, in un’unica soluzione oppure a rate, a seconda della scelta effettuata dal pensionato in fase di presentazione del modello 730/2026.
Proprio per questo conviene non aspettare l’ultimo momento per inviare la dichiarazione: prima viene trasmessa, maggiore sarà il tempo a disposizione per dilazionare l’eventuale debito fiscale.
Quali pensionati rischiano il debito Irpef
Abbiamo già anticipato quali sono i pensionati che rischiano di più di dover pagare nuovamente l’Agenzia delle Entrate, perché le tasse già versate per loro conto dall’Inps, in qualità di sostituto d’imposta, potrebbero non essere state sufficienti.
Vale però la pena approfondire il motivo per cui proprio chi ha altri redditi oltre alla pensione, e quindi spesso anche una doppia Certificazione Unica, è più esposto al rischio di un conguaglio a debito in sede di dichiarazione dei redditi.
Il punto è che un pensionato, così come un lavoratore, subisce già ogni mese le trattenute operate dal proprio sostituto d’imposta e quindi versa un acconto delle imposte dovute sul proprio reddito. Tuttavia, il calcolo effettuato dal sostituto potrebbe basarsi su un reddito solo parziale, perché ciascun soggetto conosce soltanto le somme che ha erogato direttamente.
Pensiamo, ad esempio, a un pensionato che nello stesso anno abbia anche lavorato come dipendente. In questo caso sia l’Inps che il datore di lavoro agiscono come sostituti d’imposta, trattenendo l’Irpef dovuta mese dopo mese. Il problema è che l’Inps conosce solo il reddito da pensione, mentre il datore di lavoro conosce solo lo stipendio. Nessuno dei due, quindi, può calcolare con precisione l’imposta dovuta sul reddito complessivo del contribuente.
Di conseguenza, entrambi potrebbero aver applicato un’aliquota Irpef più bassa rispetto a quella effettivamente dovuta.
Consideriamo, ad esempio, un reddito da pensione pari a 20.000 euro e un reddito da lavoro pari a 15.000 euro. Separatamente, su entrambe le somme può essere stata applicata l’aliquota del 23%, prevista per il primo scaglione Irpef. Guardando però al reddito complessivo, pari a 35.000 euro, la situazione cambia.
La normativa prevede infatti che l’aliquota del 23% si applichi solo fino a 28.000 euro di reddito, mentre sulla parte eccedente scatta l’aliquota del 35% (oggi scesa al 33%). Nel caso specifico, quindi, ci sono 7.000 euro che avrebbero dovuto essere tassati nel secondo scaglione e sui quali potrebbe mancare una differenza del 12%, pari a 840 euro annui.
È un importo che l’Agenzia delle Entrate può recuperare in sede di dichiarazione dei redditi, quando viene ricalcolata l’imposta effettivamente dovuta tenendo conto di tutti i redditi percepiti nell’anno.
Ed è proprio per questo che chi ha percepito, oltre alla pensione, anche redditi da lavoro, affitti o altre entrate imponibili deve prestare particolare attenzione al conguaglio: in questi casi il risultato del 730 può tradursi in una trattenuta diretta sul cedolino della pensione.
Dichiarazione dei redditi, per i pensionati conguaglio da agosto
Una volta ottenuto il risultato della dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate trasmette il prospetto di liquidazione all’Inps. Quest’ultimo, in qualità di sostituto d’imposta, provvede poi a riconoscere l’eventuale rimborso dell’Irpef pagata in eccesso durante l’anno oppure, al contrario, a trattenere le somme ancora dovute per chiudere la posizione fiscale del pensionato.
La prima data utile per il conguaglio sulla pensione è agosto, ma solo per coloro che hanno presentato il modello 730/2026 entro le prime scadenze utili. Più tardi viene trasmessa la dichiarazione, infatti, più slitta il momento in cui il rimborso o la trattenuta vengono applicati sul cedolino.
Nel dettaglio, chi ha consegnato i documenti al Caf entro il 31 maggio, o comunque ha inviato il modello precompilato entro quella stessa data, con trasmissione della dichiarazione all’Agenzia delle Entrate entro il 15 giugno, può vedere il conguaglio già sulla pensione di agosto 2026. Per chi consegna la documentazione entro il 20 giugno, invece, con invio della dichiarazione entro il 29 giugno, il conguaglio può arrivare tra agosto e settembre 2026. Se la consegna avviene entro il 15 luglio, con trasmissione entro il 23 luglio, i tempi si spostano indicativamente tra settembre e ottobre.
Ancora più avanti per chi consegna i documenti entro il 31 agosto: in questo caso, con invio della dichiarazione entro il 15 settembre, il conguaglio dovrebbe arrivare sulla pensione di ottobre. Infine, per le dichiarazioni consegnate entro il 30 settembre e trasmesse entro la stessa data, l’effetto sul cedolino può slittare a novembre o dicembre 2026.
Per tutte queste ragioni, soprattutto quando dalla dichiarazione emerge un debito, conviene muoversi il prima possibile. Presentare il 730 in anticipo consente infatti di avere più mesi a disposizione per rateizzare le trattenute sulla pensione, ricordando che il debito deve comunque essere saldato entro dicembre. Chi presenta la dichiarazione troppo tardi, invece, rischia di concentrare il pagamento in poche mensilità, con un impatto più pesante sul cedolino.