Bonus alla nascita e spese universitarie. Le proposte che avrebbero cambiato i fondi pensione

Pietro Pisello

23 Luglio 2026 - 09:32

Le proposte per riformare i fondi pensione: bonus alla nascita, anticipazioni per l’università e nuove opportunità per le famiglie.

Bonus alla nascita e spese universitarie. Le proposte che avrebbero cambiato i fondi pensione

È indubbio che l’istituto della previdenza complementare abbia conosciuto, nel corso degli anni, un progressivo rafforzamento, sia sotto il profilo normativo sia sotto quello operativo.

Ne sono una chiara dimostrazione le numerose novità introdotte dall’ultima legge di bilancio, molte delle quali sono già entrate in vigore a partire dal mese di luglio, mentre il percorso di riforma si completerà il 31 ottobre con l’operatività della portabilità del contributo datoriale, una misura destinata ad ampliare ulteriormente le possibilità di scelta degli aderenti.

Ciò non toglie, tuttavia, che vi siano ancora diversi ambiti nei quali il sistema potrebbe essere ulteriormente migliorato. Già qualche anno fa, seppur senza particolare clamore, lo stesso Mario Pepe, presidente della Covip, aveva avanzato una proposta innovativa volta a rendere la previdenza complementare ancora più vicina alle esigenze dei cittadini.

Tra le idee prospettate figuravano l’introduzione di un bonus alla nascita, come strumento per favorire fin dai primi anni di vita l’accumulo di una posizione previdenziale, ma anche e soprattutto un ampliamento della disciplina delle cosiddette “anticipazioni”, estendendone l’ambito di applicazione a un’ulteriore esigenza di particolare rilevanza sociale che, allo stato attuale, continua a rimanere priva di adeguata considerazione. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Le proposte della COVIP per una previdenza complementare più moderna e flessibile

Già qualche anno fa, nel corso di un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, il presidente della COVIP, Mario Pepe, aveva illustrato alcune proposte destinate a rafforzare il ruolo della previdenza complementare, con l’obiettivo di renderla uno strumento sempre più rispondente alle esigenze delle famiglie e delle nuove generazioni. Si trattava di idee innovative che, pur non avendo trovato attuazione, continuavano a offrire interessanti spunti di riflessione sul possibile sviluppo del sistema.

Tra le proposte più significative figurava il cosiddetto «bonus alla nascita», ossia la creazione di una sorta di salvadanaio previdenziale attivato fin dai primi giorni di vita del bambino. L’idea prevedeva che su tale posizione potessero confluire versamenti effettuati non soltanto dai genitori, ma anche da nonni, parenti e altri soggetti vicini alla famiglia, accompagnati dalla possibilità di beneficiare della piena deducibilità fiscale delle somme versate. Una misura di questo tipo avrebbe favorito la diffusione della cultura previdenziale fin dall’infanzia, consentendo di sfruttare al massimo il lungo orizzonte temporale dell’investimento e gli effetti della capitalizzazione composta.

Accanto a questa proposta, il presidente della COVIP aveva ipotizzato anche un ampliamento della disciplina delle anticipazioni. In particolare, era stata prospettata la possibilità di consentire l’utilizzo delle somme accumulate nel fondo pensione per sostenere le spese universitarie dei figli maggiorenni. Si pensi, ad esempio, ai costi necessari per frequentare un ateneo particolarmente prestigioso, in Italia o all’estero.

Una riforma di questo genere avrebbe contribuito a rafforzare ulteriormente l’istituto della previdenza complementare, trasformando il fondo pensione non solo in uno strumento destinato a integrare il reddito nella fase del pensionamento, ma anche in un efficace mezzo di pianificazione patrimoniale e familiare, capace di accompagnare il cittadino nelle diverse fasi della vita. Si tratta di una prospettiva che, ancora oggi, merita di essere approfondita, poiché consentirebbe di accrescere l’attrattività della previdenza complementare senza alterarne la funzione primaria, bensì valorizzandone la flessibilità e l’utilità sociale.

Fondo pensione e istruzione: un’evoluzione naturale delle anticipazioni

L’ipotesi di estendere il perimetro delle anticipazioni anche alle spese universitarie dei figli rappresenterebbe, con ogni probabilità, una delle innovazioni più apprezzate dagli aderenti alla previdenza complementare. Una simile misura consentirebbe infatti di valorizzare ulteriormente il fondo pensione, trasformandolo in uno strumento non solo destinato a integrare il reddito nella fase del pensionamento, ma anche a sostenere uno degli investimenti più importanti per una famiglia: la formazione dei propri figli.

Del resto, il fondo pensione presenta già oggi una serie di vantaggi fiscali che lo rendono particolarmente interessante per chi desidera iniziare ad accantonare risorse fin dalla nascita dei figli. I contributi versati dai genitori a favore di un fondo pensione intestato ai figli, nei limiti previsti dalla normativa, sono infatti deducibili dal reddito imponibile, offrendo un beneficio fiscale immediato e incentivando un’accumulazione di lungo periodo.

A ciò si aggiungono ulteriori elementi di favore, spesso poco conosciuti. Il patrimonio detenuto all’interno di un fondo pensione, infatti, non è soggetto all’imposta di bollo e, soprattutto, non rileva ai fini dell’ISEE. Si tratta di un aspetto di particolare rilievo, poiché consente alle famiglie di costruire nel tempo un patrimonio destinato al futuro dei figli senza che ciò incida sull’accesso a prestazioni agevolate o benefici collegati alla situazione economica del nucleo familiare.

Quindi, una riforma di questo tipo contribuirebbe a rendere il fondo pensione uno strumento di pianificazione finanziaria ancora più completo, capace di accompagnare il cittadino non solo nella costruzione della propria pensione integrativa, ma anche nelle principali tappe della vita familiare. Una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse, purché attentamente regolamentata, potrebbe inoltre incentivare un numero crescente di persone ad aderire alla previdenza complementare, rafforzandone il ruolo senza comprometterne la finalità previdenziale.