Quanto rende il Tfr nel fondo pensione, guida al calcolo di quanto prenderai

Simone Micocci

21 Luglio 2026 - 10:24

TFR nel fondo pensione: è davvero conveniente? Ecco quanto rende solitamente l’investimento fatto.

Quanto rende il Tfr nel fondo pensione, guida al calcolo di quanto prenderai

Ogni volta che si parla di “rendimenti” è necessario procedere con prudenza.

Prevedere con precisione quanto potrà rendere un investimento è infatti impossibile e questo vale anche per il Tfr destinato a un fondo pensione. Esistono però alcuni elementi che possono aiutare il lavoratore a effettuare una valutazione più consapevole, a partire dai risultati ottenuti negli anni passati, dalla durata dell’investimento, dai costi applicati e dal comparto scelto.

D’altronde, capire quanto può rendere il Tfr nel fondo pensione è particolarmente importante, dal momento che ogni lavoratore dipendente è chiamato a decidere se lasciarlo in azienda oppure destinarlo alla previdenza complementare. Una scelta che può incidere in maniera significativa sulla somma disponibile al momento del pensionamento e che, pertanto, non dovrebbe essere effettuata considerando solamente il rendimento dell’ultimo anno.

A fornire un utile punto di riferimento è la Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, che pubblica periodicamente i rendimenti dei fondi pensione negoziali, dei fondi pensione aperti e dei piani individuali pensionistici assicurativi, i cosiddetti Pip. I risultati vengono indicati per ciascun comparto e su differenti periodi temporali, generalmente pari a 1, 3, 5, 10 e 20 anni, così da consentire una valutazione più attendibile dell’andamento nel lungo periodo.

Nel dettaglio, quello riportato dalla Covip è il rendimento medio annuo composto, un valore che tiene conto dell’effetto della capitalizzazione degli interessi e che può risultare leggermente inferiore rispetto alla semplice media aritmetica dei rendimenti registrati nei singoli anni. I dati, inoltre, sono già calcolati al netto degli oneri che gravano direttamente sul patrimonio del comparto, come le commissioni di gestione finanziaria e, per i fondi pensione negoziali e aperti, la tassazione applicata ai rendimenti.

Ciò non significa, tuttavia, che il rendimento pubblicato coincida con quello effettivamente ottenuto dal singolo iscritto. Restano infatti esclusi alcuni costi applicati direttamente all’aderente, come eventuali commissioni di iscrizione, spese annuali in cifra fissa o trattenute sui versamenti. Per valutare l’impatto complessivo delle spese bisogna quindi guardare anche all’indicatore sintetico dei costi, riportato nella documentazione informativa di ciascun fondo, i quali possono fare una differenza molto rilevante soprattutto quando l’investimento dura diversi decenni. Come evidenziato dalla stessa Covip, ad esempio, su un periodo di partecipazione di 35 anni una riduzione dei costi annui dell’1% può determinare una prestazione finale più elevata di circa il 18-20%.

Bisogna poi ricordare che i rendimenti possono subire oscillazioni anche molto ampie e devono essere valutati in un’ottica di lungo periodo. I risultati ottenuti in passato non garantiscono infatti che lo stesso comparto continui a registrare prestazioni analoghe negli anni successivi.

Vediamo quindi come calcolare quanto può diventare il Tfr versato nel fondo pensione e quali fattori incidono sull’importo finale.

Quanto rendono i fondi pensione

Non esiste un rendimento valido per tutti i fondi pensione. Il risultato dipende dalla forma scelta, fondo negoziale, fondo aperto o Pip assicurativo, ma soprattutto dal comparto di investimento, dalla durata della partecipazione, dal livello di rischio assunto, dall’andamento dei mercati e dai costi applicati. In linea generale, i comparti garantiti e obbligazionari offrono maggiore stabilità ma rendimenti più contenuti, mentre quelli azionari presentano oscillazioni più marcate in cambio di maggiori possibilità di crescita nel lungo periodo.

I dati Covip aggiornati alla fine del 2025 confermano questa differenza. Nei fondi pensione negoziali, nell’ultimo anno i comparti garantiti hanno generalmente reso tra l’1,4% e il 2,8%, quelli bilanciati tra il 4% e il 7% circa, mentre le linee più dinamiche e azionarie si sono spesso collocate tra il 7% e il 10%, con alcuni risultati superiori al 13%.

Nei fondi pensione aperti la forbice è ancora più ampia: le linee obbligazionarie e garantite hanno registrato rendimenti generalmente compresi tra lo 0% e il 3%, i comparti bilanciati tra il 4% e l’8%, mentre diversi comparti azionari hanno superato il 10%, arrivando in alcuni casi intorno al 15%. Anche nei Pip assicurativi le gestioni garantite si sono fermate prevalentemente tra l’1% e il 2,5%, mentre le linee azionarie hanno spesso ottenuto risultati superiori all’8%, con punte oltre il 16%.

Il dato di un solo anno, tuttavia, può essere poco significativo. Guardando ai rendimenti medi annui degli ultimi dieci anni, le linee garantite si collocano spesso intorno o al di sotto dell’1%, quelle bilanciate tra il 2% e il 4%, mentre molti comparti azionari presentano rendimenti medi compresi tra il 4% e il 6%, con alcuni risultati anche superiori. È quindi la durata dell’investimento, più ancora del risultato ottenuto in un singolo anno, a fare la differenza sull’importo finale.

Esempi pratici

Per chi non ha una buona educazione finanziaria queste percentuali possono risultare complicate da tradurre in denaro, mancando di quell’elemento di concretezza ricercato quando ci si domanda quanto possa rendere il Tfr destinato alla previdenza complementare.

È bene quindi fare alcuni esempi, considerando una posizione già accumulata di 50.000, 100.000 o 150.000 euro.

Come ipotesi utilizziamo un rendimento medio annuo del 2% per una linea prudente o garantita, del 5% per un comparto bilanciato e dell’8% per uno maggiormente esposto ai mercati azionari, valori compatibili con molti dei risultati registrati nel 2025.

Il calcolo tiene conto dell’interesse composto: ogni anno, quindi, il rendimento maturato si aggiunge al capitale e produce a sua volta nuovi rendimenti.

Capitale iniziale Rendimento medio annuo Dopo 1 anno Dopo 20 anni Dopo 30 anni Dopo 40 anni
50.000 euro 2% 51.000 euro 74.297 euro 90.568 euro 110.402 euro
50.000 euro 5% 52.500 euro 132.665 euro 216.097 euro 351.999 euro
50.000 euro 8% 54.000 euro 233.048 euro 503.133 euro 1.086.226 euro
100.000 euro 2% 102.000 euro 148.595 euro 181.136 euro 220.804 euro
100.000 euro 5% 105.000 euro 265.330 euro 432.194 euro 703.999 euro
100.000 euro 8% 108.000 euro 466.096 euro 1.006.266 euro 2.172.452 euro
150.000 euro 2% 153.000 euro 222.892 euro 271.704 euro 331.206 euro
150.000 euro 5% 157.500 euro 397.995 euro 648.291 euro 1.055.998 euro
150.000 euro 8% 162.000 euro 699.144 euro 1.509.399 euro 3.258.678 euro

Va però fatta una precisazione molto importante: i 50.000, 100.000 o 150.000 euro di Tfr rappresentano normalmente la somma raggiunta soltanto al termine della carriera lavorativa, non un capitale disponibile e investito fin dal primo giorno.

Il Tfr viene infatti accantonato progressivamente, anno dopo anno. Di conseguenza, soltanto le prime quote versate nel fondo pensione possono beneficiare dei rendimenti per 30 o 40 anni, mentre quelle maturate negli ultimi anni di lavoro restano investite per un periodo molto più breve.

Applicare quindi il rendimento composto per 20, 30 o 40 anni all’intero Tfr finale porta a una stima eccessivamente alta. La tabella precedente mostra quanto renderebbe una somma già interamente disponibile all’inizio del periodo, ma non riproduce il normale meccanismo di accumulo del trattamento di fine rapporto.

Consideriamo quindi tre lavoratori che destinano ogni anno al fondo pensione rispettivamente 1.500, 2.500 e 3.000 euro di Tfr. Mantenendo le precedenti ipotesi di rendimento medio annuo del 2%, del 5% e dell’8%, possiamo ottenere una simulazione più vicina al funzionamento reale della previdenza complementare.

Tfr versato ogni anno Rendimento medio annuo Totale versato in 20 anni Capitale dopo 20 anni Totale versato in 30 anni Capitale dopo 30 anni Totale versato in 40 anni Capitale dopo 40 anni
1.500 euro 2% 30.000 euro 36.446 euro 45.000 euro 60.852 euro 60.000 euro 90.603 euro
1.500 euro 5% 30.000 euro 49.599 euro 45.000 euro 99.658 euro 60.000 euro 181.200 euro
1.500 euro 8% 30.000 euro 68.643 euro 45.000 euro 169.925 euro 60.000 euro 388.585 euro
2.500 euro 2% 50.000 euro 60.743 euro 75.000 euro 101.420 euro 100.000 euro 151.005 euro
2.500 euro 5% 50.000 euro 82.665 euro 75.000 euro 166.097 euro 100.000 euro 301.999 euro
2.500 euro 8% 50.000 euro 114.405 euro 75.000 euro 283.208 euro 100.000 euro 647.641 euro
3.000 euro 2% 60.000 euro 72.892 euro 90.000 euro 121.704 euro 120.000 euro 181.206 euro
3.000 euro 5% 60.000 euro 99.198 euro 90.000 euro 199.317 euro 120.000 euro 362.399 euro
3.000 euro 8% 60.000 euro 137.286 euro 90.000 euro 339.850 euro 120.000 euro 777.170 euro

Per quanto anche questa rappresenti una simulazione, i dati sono comunque più vicini alla realtà. Un lavoratore che versa 2.500 euro di Tfr all’anno, ad esempio, avrà conferito complessivamente 100.000 euro dopo 40 anni. Con un rendimento medio del 2% la posizione salirebbe a circa 151.000 euro, mentre con un rendimento del 5% potrebbe raggiungere circa 302.000 euro.

Nell’ipotesi più favorevole dell’8% medio annuo, il montante teorico supererebbe invece i 647.000 euro.