Fino a 40 euro in meno sulla pensione di agosto (e in quelle successive) per i pensionati che devono restituire quattordicesima e bonus tredicesima erogati nel 2021. Le istruzioni dell’Inps spiegate.
Lo avevamo anticipato, adesso è arrivata la conferma: con il messaggio n. 2514 del 29 luglio 2026, l’Inps ha comunicato di aver completato le procedure per la revoca della quattordicesima e del cosiddetto bonus tredicesima nei confronti dei pensionati che non hanno dichiarato la situazione reddituale riferita al 2021 entro il termine del 19 settembre 2025.
Entrambe le prestazioni sono infatti collegate al reddito, pertanto per averne diritto è necessario rispettare determinate soglie e, di conseguenza, l’Inps deve conoscere tutti i redditi percepiti dal pensionato, compresi quelli diversi dalla pensione erogata dall’Istituto.
Chi non ha trasmesso la dichiarazione entro il termine previsto dovrà quindi restituire le somme ricevute in via provvisoria, indipendentemente dal fatto che possedesse o meno i requisiti reddituali per beneficiarne. Il recupero partirà dalla pensione di agosto 2026 attraverso una trattenuta mensile.
Nel dettaglio, la quattordicesima corrisposta nel 2021 o successivamente attribuita nel 2022 sarà recuperata in 24 rate, mentre l’importo aggiuntivo di 154,94 euro sarà restituito in 12 rate. Considerando una quattordicesima di massimo 655 euro, nei primi dodici mesi la riduzione dell’assegno potrebbe arrivare a circa 40 euro al mese, per poi scendere a poco più di 27 euro nei dodici mesi successivi.
Complessivamente, il pensionato rischia dunque di dover restituire più di 800 euro. Proprio per evitare una riduzione troppo pesante dell’assegno, soprattutto nei confronti di persone che presumibilmente dispongono di redditi contenuti, l’Inps ha previsto un recupero rateizzato, fermo restando che ormai chi è coinvolto difficilmente potrà recuperare.
Chi rischia di trovarsi con 40 euro in meno sulla pensione di agosto
Ma quali sono i pensionati che rischiano di trovarsi in questa spiacevole situazione? Come anticipato, il taglio dell’Inps, con la conseguente richiesta di restituzione, interessa coloro che non hanno comunicato entro il 19 settembre 2025 la situazione reddituale riferita al 2021.
Nel dettaglio, si tratta dei pensionati che avevano ricevuto in via provvisoria la quattordicesima o l’importo aggiuntivo di 154,94 euro, conosciuto anche come bonus tredicesima, ma che non hanno poi trasmesso all’Istituto le informazioni necessarie per verificare il rispetto dei requisiti reddituali.
La revoca riguarda il beneficio collegato alla situazione reddituale del 2021, che può essere stato corrisposto nello stesso anno oppure attribuito successivamente nel 2022. Non si tratta, quindi, di due diverse annualità da restituire: il riferimento al 2022 indica soltanto che, in alcuni casi, la prestazione relativa al 2021 è stata riconosciuta in un momento successivo.
Attenzione, l’assenza della dichiarazione comporta il recupero degli importi anche nel caso in cui il pensionato ritenga di avere comunque rispettato le soglie previste: senza i dati reddituali, infatti, l’Inps non può confermare definitivamente il diritto alla prestazione.
Ovviamente la trattenuta massima di circa 40 euro al mese riguarda chi deve restituire sia una quattordicesima da 655 euro, recuperata in 24 rate, sia il bonus da 154,94 euro, recuperato in 12 rate. Per chi ha ricevuto importi più bassi, oppure soltanto una delle due prestazioni, la riduzione mensile sarà invece inferiore.
È ancora possibile evitare la restituzione?
Purtroppo no, dal momento che il termine per comunicare i redditi riferiti al 2021 è ormai scaduto e il messaggio Inps parla espressamente di “revoca definitiva”. Questo significa che non è più possibile regolarizzare la propria posizione semplicemente trasmettendo in ritardo la dichiarazione RED, ottenendo così il blocco automatico delle trattenute.
Tuttavia, chi ritiene di avere effettivamente rispettato i requisiti reddituali può ancora provare a contestare il recupero. In questo caso è necessario rivolgersi quanto prima all’Inps o a un patronato, presentando la documentazione relativa ai redditi del 2021 e valutando una domanda di ricostituzione reddituale oppure un’istanza di riesame del provvedimento.
Ma, vi anticipiamo, è molto complicato che possano esserci risvolti positivi.