In pensione con 3 anni di anticipo, la guida con le soluzioni meno conosciute

Simone Micocci

25 Luglio 2026 - 11:15

Andare in pensione con 3 anni di anticipo, come fare? Ecco quali sono le soluzioni previste dalla normativa.

In pensione con 3 anni di anticipo, la guida con le soluzioni meno conosciute

Quando si parla di andare in pensione in anticipo, il concetto è sempre relativo, perché bisogna prima fissare un termine di paragone. In altre parole: in anticipo rispetto a cosa?

In questo caso prendiamo come riferimento l’età prevista per la pensione di vecchiaia, pari a 67 anni. La risposta alla domanda se sia possibile andare in pensione con tre anni di anticipo è positiva: esistono infatti diverse possibilità che consentono di smettere di lavorare qualche anno prima, basta sapere come muoversi.

La più importante è quella disciplinata dalla legge Fornero: la pensione anticipata contributiva, che consente di smettere di lavorare all’età di 64 anni. Un’opzione che, con qualche piccolo accorgimento, può essere estesa già oggi, al netto di eventuali nuove decisioni adottate con la legge di Bilancio, anche a coloro che hanno iniziato a lavorare prima del 1996 e hanno quindi una parte della pensione calcolata con il sistema retributivo.

Ma non è l’unica possibilità: considerando che oggi in Italia si può smettere di lavorare anche indipendentemente dall’età anagrafica, purché venga raggiunta una determinata soglia di contributi, anche questa strada può rappresentare una soluzione adeguata per andare in pensione con tre anni di anticipo.

È inoltre importante ricordare che anni di contributi non significa necessariamente anni di lavoro effettivo. Esistono infatti altri strumenti che possono contribuire ad aumentare il monte contributivo a disposizione, come la possibilità di coprire determinati periodi attraverso il riscatto dei contributi (come nel caso della laurea).

Ci sono poi l’Ape Sociale e altri sconti contributivi e anagrafici, di cui parleremo in questa guida dedicata a chi, ormai stanco di lavorare, vorrebbe anticipare di qualche anno il pensionamento.

Andare in pensione a 64 anni con l’opzione contributiva della pensione anticipata

Partiamo dalla prima ipotesi, ossia il pensionamento anticipato riservato a coloro che rientrano interamente nel sistema contributivo. Si tratta della pensione anticipata contributiva, che consente di lasciare il lavoro a 64 anni di età con almeno 20 anni di contributi effettivi.

La misura è rivolta a chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 e ha quindi la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo.

Oltre ai requisiti anagrafici e contributivi, è necessario raggiungere una pensione minima pari a tre volte l’Assegno sociale. Nel 2026 la soglia è di 21.303,36 euro lordi annui, ridotta a 19.883,14 euro per le donne con un figlio e a 18.462,91 euro per quelle con almeno due figli.

Si tratta quindi di una soluzione utile per andare in pensione tre anni prima, ma accessibile soprattutto a chi ha avuto una carriera stabile e retribuzioni sufficientemente elevate.

Tuttavia, anche chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 può accedere alla pensione anticipata contributiva ricorrendo al computo nella Gestione separata Inps. Questo strumento consente di riunire gratuitamente in tale gestione i contributi versati nelle altre gestioni previdenziali pubbliche, ottenendo un’unica pensione calcolata interamente con il sistema contributivo.

Per esercitare il computo è necessario avere almeno un contributo mensile nella Gestione separata, almeno 15 anni complessivi di contribuzione, di cui almeno 5 successivi al 1° gennaio 1996, e meno di 18 anni di contributi maturati entro il 31 dicembre 1995.

In questo modo è possibile rientrare tra i destinatari della pensione anticipata a 64 anni, fermo restando il rispetto degli altri requisiti previsti. Bisogna però considerare che il passaggio al calcolo interamente contributivo può ridurre l’importo dell’assegno, motivo per cui la convenienza va valutata caso per caso.

Pensione 3 anni prima grazie ai contributi versati

Come anticipato, oggi in Italia è possibile andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica. Come? Con la pensione anticipata ordinaria, riconosciuta al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne.

Chi ha iniziato a lavorare molto presto potrebbe quindi maturare il requisito per andare in pensione molto prima, anticipando di tre anni o più la pensione di vecchiaia. Va detto però che una volta raggiunta l’anzianità contributiva richiesta, bisogna attendere una finestra mobile di tre mesi prima di ricevere il primo assegno.

Un’ulteriore possibilità è rappresentata da Quota 41, riservata ai lavoratori precoci che hanno versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni e appartengono a una delle categorie tutelate, come disoccupati, caregiver, invalidi o addetti a mansioni gravose e usuranti.

Anticipo pensionistico con 3 anni (e qualche mese) di anticipo

Infine, un’altra possibilità è rappresentata dall’Ape Sociale, confermata anche nel 2026. La misura consente di smettere di lavorare a 63 anni e 5 mesi, quindi con oltre tre anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia.

L’Ape Sociale è riservata a determinate categorie: disoccupati, invalidi almeno al 74%, caregiver e lavoratori impiegati in attività gravose. Sono richiesti almeno 30 anni di contributi, che salgono a 36 per i lavoratori gravosi e scendono a 32 per alcune categorie del settore edile.

Va detto però che non si tratta di una vera pensione, ma di un’indennità riconosciuta fino al raggiungimento dei requisiti per il pensionamento. L’importo viene pagato per 12 mensilità e non può superare i 1.500 euro al mese.