Quanto costa riscattare la laurea e quando conviene il riscatto degli anni di università

Simone Micocci

27 Luglio 2026 - 16:39

Riscatto della laurea, quanto costa oggi? Il prezzo nel 2026 e le possibilità per risparmiare.

Quanto costa riscattare la laurea e quando conviene il riscatto degli anni di università

Gli anni di università che hanno portato al conseguimento della laurea possono essere riscattati ai fini della pensione, con diversi vantaggi in ambito previdenziale.

Consentono infatti di accrescere la propria anzianità contributiva, aumentando le possibilità di andare in pensione in anticipo, e possono contribuire a incrementare l’importo della pensione futura.

Sulla convenienza del riscatto della laurea ai fini pensionistici non ci sono particolari dubbi, ma bisogna comunque tenere conto dei costi.

A differenza di quanto previsto, ad esempio, per il riscatto del servizio militare, che non comporta alcun costo, in questo caso c’è un prezzo da pagare per ogni anno di università. Un onere che generalmente dipende dal momento in cui viene presentata la domanda di riscatto e da quanto si guadagna in quel periodo, con la possibilità però di ridurre i costi per coloro che soddisfano le condizioni previste per la modalità agevolata.

Al fine di incentivare un maggior numero di lavoratori laureati a procedere con il riscatto della laurea, infatti, il legislatore ha introdotto l’opzione agevolata con la quale viene fissato un costo uguale per tutti, pari a quello che dovrebbe sostenere una persona inoccupata.

Va ricordato, però, che con il sistema contributivo quanto più si versa, tanto più si riceve al momento del pensionamento, e viceversa. Ricorrere al riscatto agevolato ha quindi un peso minore sull’importo della pensione futura e, sotto questo aspetto, “conviene” meno, fermo restando il vantaggio rappresentato dal costo più contenuto.

A tal proposito, considerando anche la possibilità di rateizzare il costo del riscatto, ecco una guida in cui, dopo aver analizzato quanto si paga, faremo chiarezza su quando conviene riscattare la laurea e su quale delle due opzioni può risultare più opportuna.

Come funziona il riscatto della laurea

Come anticipato, il riscatto della laurea è lo strumento che consente di recuperare, ai fini pensionistici, i periodi di studio universitario che altrimenti non verrebbero considerati.

Per poter accedere a questa possibilità è necessario che il corso si sia concluso con il conseguimento del titolo, poiché solo gli anni “legali” previsti dal piano di studi sono validi. Restano esclusi, invece, gli anni fuori corso e quelli in cui lo studente abbia già lavorato con una copertura contributiva piena.

In parole semplici, il meccanismo funziona così: il lavoratore presenta domanda all’Inps per riscattare uno o più anni di università. Una volta accolta, dovrà versare l’onere di riscatto calcolato in base a regole precise, che vedremo nel dettaglio più avanti.

Una volta pagato, con la possibilità di scegliere se farlo in un’unica soluzione o attraverso una rateizzazione fino a 120 rate mensili senza interessi, il periodo di studio viene a tutti gli effetti considerato tra i periodi contributivi, al pari degli anni di lavoro: viene quindi accreditato sulla posizione assicurativa, concorrendo sia al raggiungimento dei requisiti per la pensione che per il calcolo dell’importo dell’assegno.

Va precisato poi che il riscatto non riguarda solo le lauree di nuovo ordinamento, triennali, magistrali e specialistiche, ma anche i diplomi universitari e le lauree del vecchio ordinamento, i diplomi di specializzazione post lauream e i dottorati di ricerca. È inoltre possibile riscattare titoli conseguiti all’estero, purché abbiano valore legale in Italia.

La richiesta può essere presentata dai lavoratori dipendenti, dagli autonomi e dagli iscritti alla Gestione separata Inps. È prevista anche la possibilità di esercitare il riscatto tramite le casse previdenziali dei liberi professionisti, ma solo se non risultano già versati contributi per gli stessi periodi.

Quanto costa il riscatto della laurea

Il punto più delicato quando si parla di riscatto della laurea è senza dubbio il costo.
L’onere da versare, infatti, non è uguale per tutti, ma varia in base a diversi fattori: il periodo in cui si collocano gli anni di studio, la tipologia di riscatto richiesta, ordinario o agevolato, la situazione lavorativa e il livello di reddito al momento della domanda.

Nel dettaglio, per i periodi di studio collocati prima del 1996, quando vigeva ancora il sistema retributivo, il calcolo si effettua con il metodo della riserva matematica. In questo caso, l’importo da pagare viene determinato sulla base di una stima attuariale che tiene conto di diversi elementi, come età, sesso, anni da riscattare e prospettive di pensionamento. È un metodo complesso e spesso molto oneroso, tanto che il riscatto in questa forma può arrivare a costare decine di migliaia di euro.

Per i periodi successivi al 1° gennaio 1996, invece, si applica il metodo percentuale previsto dal sistema contributivo, più semplice da comprendere e stimare. In pratica, l’onere si calcola prendendo come riferimento l’ultima retribuzione imponibile e applicando l’aliquota Ivs del 33%, quella ordinaria dei lavoratori dipendenti.

Ad esempio, un lavoratore con uno stipendio annuo lordo di 30.000 euro che volesse riscattare 4 anni di studi dovrebbe affrontare una spesa vicina ai 40.000 euro complessivi.
Chi è inoccupato, e quindi non ha una retribuzione di riferimento, si vede applicare la stessa aliquota del 33%, ma sul reddito minimo previsto per la Gestione artigiani e commercianti. Nel 2026 questo valore è pari a 18.808 euro, con un costo annuo di circa 6.206,64 euro per ogni anno di università da riscattare. Per un corso di 5 anni, dunque, la spesa supera i 31.000 euro.

In linea generale, si può quindi affermare che il riscatto della laurea è tanto più conveniente quanto prima si presenta la domanda: farlo da giovani o quando si è ancora inoccupati permette infatti di contenere l’onere rispetto a chi ha già raggiunto retribuzioni elevate.

In entrambi i casi, comunque, si tratta di cifre che rendono il riscatto ordinario un investimento importante, non sempre sostenibile per tutte le famiglie. Va però ricordato che la normativa prevede alcune agevolazioni fiscali, come la possibilità di detrarre dall’Irpef il 50% della spesa sostenuta, distribuita in 5 quote annuali di pari importo.

E laddove il costo risultasse ancora troppo alto, si può guardare alle soluzioni alternative, come il riscatto agevolato introdotto ormai da qualche anno.

Il riscatto della laurea agevolato

Per rendere più accessibile un’operazione che altrimenti rimarrebbe alla portata di pochi, dal 2019 è stato introdotto il cosiddetto riscatto della laurea agevolato.

La misura è stata prevista con il decreto n. 4/2019, lo stesso che ha introdotto Quota 100 e reddito di cittadinanza, e successivamente confermata e chiarita da varie circolari e messaggi Inps.

Si tratta di una formula semplificata rispetto al riscatto ordinario: invece di calcolare l’onere sulla base della retribuzione del lavoratore, l’aliquota del 33% viene applicata a un valore convenzionale, ossia il reddito minimo previsto per gli artigiani e commercianti, al pari di quanto già succede per gli inoccupati. Nel 2026, come visto nel paragrafo precedente, questo valore è pari a 18.808 euro, per cui il costo annuo del riscatto agevolato si aggira intorno ai 6.206,64 euro per ogni anno di corso. L’importo, dunque, è fisso e indipendente dal reddito effettivo del richiedente.

Attenzione, però, perché questa opzione non è per tutti, dal momento che il riscatto agevolato riguarda solo i periodi che ricadono nel sistema contributivo, cioè dal 1° gennaio 1996 in poi.

Inoltre, a differenza del riscatto ordinario, quello agevolato non dà diritto alla detrazione del 50% ai fini Irpef. E c’è un altro aspetto da considerare: essendo il costo più basso, anche l’impatto sulla pensione sarà proporzionalmente ridotto. In pratica, si versano meno contributi e quindi l’aumento dell’assegno previdenziale sarà inferiore rispetto a quello che si otterrebbe con il riscatto ordinario.

A chi conviene il riscatto della laurea

Stabilire se il riscatto della laurea sia davvero conveniente non è semplice, perché dipende molto dalla situazione lavorativa e previdenziale del singolo contribuente.

Non esiste, infatti, una risposta valida per tutti, ma si possono individuare alcuni casi in cui questa misura risulta particolarmente vantaggiosa.

In primo luogo, il riscatto conviene a chi ha la necessità di raggiungere prima i requisiti contributivi per accedere alla pensione anticipata. Ad esempio, per i lavoratori che puntano a formule di anticipo contributivo, come Quota 41 o la pensione anticipata ordinaria, 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, questo strumento può rivelarsi un prezioso alleato, visto che riscattare gli anni di università significa accelerare il raggiungimento della soglia contributiva necessaria.

Il vantaggio è evidente anche per i giovani che si trovano all’inizio della carriera.
Presentare domanda di riscatto in questa fase consente di pianificare con più consapevolezza la futura pensione, affrontando l’onere in rate mensili contenute e senza il rischio di dover sostenere cifre insostenibili in età più avanzata, quando il reddito sarà più alto e quindi il calcolo ordinario risulterebbe molto più oneroso.

Diverso il discorso per chi è vicino alla pensione di vecchiaia: in questo caso il riscatto della laurea agevolato può avere un impatto limitato sull’assegno, spesso di poche decine di euro in più al mese, mentre il tempo necessario per recuperare l’investimento con l’incremento della pensione può superare le aspettative di vita. In altre parole, il costo sostenuto rischia di non ripagarsi mai del tutto.

Per quanto riguarda la possibilità di scegliere tra il riscatto agevolato e quello ordinario, invece, molto dipende dalle proprie intenzioni, come pure dalla capacità di spesa.

È evidente che il meccanismo agevolato consente di risparmiare, ma allo stesso tempo comporta vantaggi più limitati sull’importo della pensione futura (oltre al fatto che il costo non si può portare in detrazione).

Può quindi risultare la soluzione più adatta per chi vuole soprattutto aumentare l’anzianità contributiva e avvicinare il momento del pensionamento, senza sostenere un costo troppo elevato.

Se invece l’obiettivo principale è incrementare in maniera più significativa l’assegno pensionistico e si dispone delle risorse necessarie, il riscatto ordinario può essere più conveniente, dal momento che prevede il versamento di una contribuzione maggiore.

Prima di scegliere è quindi opportuno valutare non soltanto quanto costa l’operazione, ma anche quali effetti produce sulla data di pensionamento e sull’importo dell’assegno. La soluzione migliore cambia da persona a persona e richiede una simulazione generalmente basata sulla propria storia contributiva.