Come riavere i soldi versati nel fondo pensione, le novità in vigore da luglio 2026

Simone Micocci

13 Luglio 2026 - 10:07

Importanti novità per il fondo pensione: cambiano le opzioni per il recupero dell’investimento. Ecco quali sono vantaggi e svantaggi di ciascuna.

Come riavere i soldi versati nel fondo pensione, le novità in vigore da luglio 2026

Da luglio 2026 è entrata in vigore la riforma della previdenza complementare, che introduce diverse novità. La più importante, e della quale si è già molto discusso, riguarda il silenzio-assenso per il Tfr: nel caso in cui il neoassunto non comunichi una scelta differente, il trattamento di fine rapporto viene versato direttamente in un fondo pensione (negoziale, ossia quello previsto dalla contrattazione collettiva).

Non si tratta, però, dell’unico cambiamento. La riforma interviene anche sulle modalità attraverso le quali l’aderente può riavere le somme versate nel fondo pensione.

I vantaggi del conferimento del Tfr alla previdenza complementare riguardano soprattutto la possibilità di ottenere rendimenti potenzialmente superiori rispetto alla rivalutazione riconosciuta lasciandolo in azienda, oltre a beneficiare di una tassazione più favorevole.

D’altra parte, mentre il Tfr lasciato in azienda viene generalmente liquidato in un’unica soluzione al termine del rapporto di lavoro, almeno per i dipendenti del settore privato, ferma restando la possibilità di richiederne un’anticipazione, per le somme versate nel fondo pensione sono previsti vincoli più stringenti.

Ed è proprio sulle modalità di recupero dell’investimento effettuato, sia attraverso il Tfr che mediante eventuali versamenti aggiuntivi, che interviene la riforma, introducendo una maggiore flessibilità.

Come vedremo di seguito, infatti, alle tre soluzioni già previste se ne aggiungono altre tre, ciascuna pensata per rispondere a una diversa esigenza. L’obiettivo è superare almeno in parte la rigidità che ha finora caratterizzato la previdenza complementare e ridurre le perplessità di chi ritiene che il fondo pensione non sia la soluzione migliore per costruire un futuro previdenziale più solido.

Come riavere oggi i soldi versati a un fondo pensione

Partiamo da ciò che era previsto prima dell’entrata in vigore della riforma della previdenza complementare. Nel dettaglio, una volta maturati i requisiti per accedere alla prestazione pensionistica integrativa, il titolare del fondo aveva sostanzialmente tre possibilità per recuperare le somme accumulate nel corso degli anni.

La prima consisteva nel ricevere una rendita vitalizia, vale a dire un assegno periodico erogato per tutta la vita.

In alternativa, era possibile ottenere l’intero capitale in un’unica soluzione, ma soltanto nel caso in cui la rendita derivante dalla conversione di almeno il 70% del montante finale risultasse inferiore al 50% dell’assegno sociale annuo.

La terza opzione permetteva invece di ritirare immediatamente fino al 50% del capitale accumulato, destinando la parte restante alla corresponsione di una rendita periodica.

Si trattava, quindi, di modalità piuttosto rigide, soprattutto per chi avrebbe preferito distribuire nel tempo il capitale accumulato senza dover necessariamente scegliere tra la liquidazione immediata e la rendita vitalizia.

Cosa cambia con la riforma della previdenza complementare

La riforma amplia le possibilità a disposizione di chi ha maturato i requisiti per ottenere la prestazione pensionistica integrativa. Alle tre modalità già previste, che restano in vigore, se ne aggiungono infatti altrettante, pensate per consentire al titolare del fondo di recuperare il capitale accumulato con maggiore gradualità e sulla base delle proprie esigenze economiche.

La principale differenza rispetto alle prestazioni tradizionali riguarda la gestione delle somme non ancora riscosse. Con le nuove formule, infatti, il capitale residuo non viene trasferito immediatamente a una compagnia assicurativa, ma resta nel fondo pensione e continua a essere investito.

L’aderente può quindi beneficiare degli eventuali rendimenti maturati nel tempo, anche dopo aver interrotto i versamenti. Allo stesso modo, però, deve tenere conto del rischio legato all’andamento dei mercati, che può essere limitato scegliendo comparti più prudenti e adeguati alla fase del pensionamento.

La prima novità è la rendita a durata definita. A differenza di quella vitalizia, che viene corrisposta fino alla morte dell’aderente, questa prestazione viene erogata solamente per un periodo prestabilito, individuato sulla base della speranza di vita risultante dalle tavole demografiche dell’Istat al momento del pensionamento.

Poiché il capitale viene distribuito su un numero preciso di anni, l’importo periodico può risultare più elevato rispetto a quello di una rendita vitalizia. Di contro, una volta terminato il periodo stabilito, i pagamenti si interrompono. Chi vive più a lungo rispetto alla durata presa come riferimento rischia quindi di rimanere senza questa fonte di reddito integrativo negli anni successivi.

La seconda possibilità è rappresentata dai prelievi liberamente determinabili. In questo caso non è previsto un assegno di importo fisso, ma è il pensionato a decidere quando prelevare le somme e quale importo richiedere, nel rispetto del limite massimo maturato fino a quel momento. Nell’ultimo anno del piano sarà invece possibile ritirare in un’unica soluzione tutto il capitale ancora disponibile.

I singoli fondi potranno comunque stabilire un importo minimo per ciascun prelievo e un determinato intervallo tra una richiesta e l’altra. Si tratta della soluzione più flessibile, ma anche di quella che richiede maggiore attenzione: prelevando somme elevate nei primi anni, infatti, si rischia di esaurire il capitale troppo velocemente e di non avere più a disposizione un’integrazione della pensione in età più avanzata. Verrebbe di fatto snaturata la «missione» del fondo pensione.

La terza novità è l’erogazione frazionata del montante, con la quale il capitale viene suddiviso in rate periodiche distribuite su un periodo scelto dall’aderente, che non può comunque essere inferiore a cinque anni. In questo caso non si tiene conto della speranza di vita: il pensionato può stabilire in anticipo per quanto tempo ricevere i pagamenti e conoscere il momento in cui il capitale verrà completamente esaurito.

Questa formula prevede però una tassazione meno favorevole. L’aliquota parte infatti dal 20% e si riduce dello 0,25% per ogni anno di partecipazione al fondo successivo al quindicesimo, fino a un minimo del 15%. Per le altre nuove prestazioni, così come per quelle tradizionali, l’aliquota parte invece dal 15% e può scendere fino al 9%, con una riduzione dello 0,30% per ogni anno successivo al quindicesimo.

Resta inoltre possibile ritirare immediatamente fino al 50% della posizione sotto forma di capitale e utilizzare una delle nuove modalità per ricevere la parte restante.

Un’ulteriore differenza rispetto alla rendita vitalizia, che una volta scelta non può essere revocata, è rappresentata dalla possibilità di interrompere successivamente il nuovo piano di prelievo e convertire il capitale residuo in una rendita vitalizia.

Va poi detto che le tempistiche di applicazione non sono uguali per tutte le nuove prestazioni. La rendita a durata definita e i prelievi liberamente determinabili sono disponibili dal 1° luglio 2026, mentre l’erogazione frazionata del montante entrerà in vigore solo dal 31 ottobre 2026.

Ai fondi pensione è stato comunque riconosciuto un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2026 per adeguare i regolamenti e le procedure amministrative e informatiche. Le richieste presentate durante questa fase potranno quindi essere lavorate una volta completati gli aggiornamenti necessari da parte del fondo di appartenenza.

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