Pensioni, le istruzioni per avere 100 euro in più al mese

Simone Micocci

10 Luglio 2026 - 08:59

Come fare per avere 100 euro di pensione in più al mese? Ecco le istruzioni utili a chi vuole programmare già oggi la sua uscita dal mercato del lavoro.

Pensioni, le istruzioni per avere 100 euro in più al mese

Avere 100 euro in più ogni mese di pensione significa poter contare su 1.200 euro in più l’anno, che diventano 1.300 euro se si considera anche la tredicesima. Un obiettivo tutt’altro che secondario per ogni lavoratore, soprattutto in un sistema previdenziale in cui l’importo dell’assegno dipende sempre più da quanto si è versato nel corso della carriera.

Per garantirsi una pensione più alta, infatti, non basta attendere il momento dell’uscita dal lavoro. Serve una gestione attenta del proprio percorso professionale e delle scelte compiute prima del pensionamento.

Come noto, l’importo della pensione - che potete stimare utilizzando il nostro calcolatore - dipende principalmente da due fattori: gli stipendi percepiti durante la carriera e gli anni di contributi maturati. Più alta è la retribuzione, maggiore sarà il montante contributivo accumulato; allo stesso modo, più lunga è la vita lavorativa, più elevato sarà l’importo finale dell’assegno.

Se però il livello dello stipendio non dipende sempre direttamente dal lavoratore - anche se è evidente che ciascuno punti a migliorare il più possibile la propria retribuzione - c’è un aspetto su cui si può intervenire con maggiore margine di scelta: il momento in cui si decide di andare in pensione.

Ritardare l’uscita dal mercato del lavoro, anche solo di un anno, può infatti avere un impatto significativo sull’importo dell’assegno. In alternativa, o in aggiunta, chi vuole garantirsi almeno 100 euro in più al mese può iniziare per tempo a valutare l’iscrizione a un fondo di previdenza complementare. Un investimento costante, anche senza versamenti particolarmente elevati, può infatti contribuire nel tempo a costruire una rendita aggiuntiva utile a integrare la pensione pubblica.

Ecco quindi una guida pensata per chi guarda con lungimiranza al proprio futuro previdenziale: vediamo quali sono le strade da seguire per aumentare la pensione di circa 100 euro al mese, pari a oltre 1.200 euro l’anno.

Come avere una pensione più alta con il sistema contributivo

Per trasformare il montante contributivo in pensione viene applicato un coefficiente che varia a seconda dell’età al momento del pensionamento. Il principio è semplice: più tardi si lascia il lavoro, più alto è il coefficiente utilizzato per trasformare i contributi accumulati in assegno pensionistico.

I coefficienti di trasformazione riguardano solamente le pensioni, o le quote di pensione, calcolate con il sistema contributivo. Interessano quindi i contributivi puri, chi ha una quota di pensione calcolata con il contributivo e chi sceglie misure che comportano il ricalcolo contributivo dell’assegno.

Nel dettaglio, per il biennio 2025-2026 i coefficienti di trasformazione sono i seguenti:

Età di pensionamentoCoefficiente di trasformazione
57 4,204%
58 4,308%
59 4,419%
60 4,536%
61 4,661%
62 4,795%
63 4,936%
64 5,088%
65 5,250%
66 5,423%
67 5,608%
68 5,808%
69 6,024%
70 6,258%
71 6,510%

Dunque, ritardare l’accesso alla pensione di uno o più anni può tradursi in un assegno più alto, anche a parità di montante contributivo. Pensiamo ad esempio a una persona che all’età di 67 anni ha maturato un montante contributivo di 200 mila euro: andando in pensione subito avrebbe diritto a una pensione annua di 11.216 euro, pari a circa 863 euro al mese su 13 mensilità. Ritardando l’accesso alla pensione di un anno, senza continuare a lavorare e mantenendo quindi lo stesso montante contributivo di 200 mila euro, l’importo salirebbe a 11.616 euro l’anno, pari a circa 894 euro al mese.

Non siamo, dunque, a un aumento a tre cifre. Per arrivare a circa 100 euro in più al mese è generalmente necessario non solo ritardare l’uscita, ma anche continuare a lavorare nel frattempo, così da aumentare il montante contributivo su cui verrà poi applicato il coefficiente più favorevole.

Quanto si guadagna di pensione per ogni anno di lavoro

Ritardando l’accesso alla pensione e continuando a lavorare per il periodo che vi separa dal pensionamento, si ottiene una pensione più elevata. Per capire quanto incide un anno in più di lavoro bisogna considerare due effetti: da una parte l’aumento del montante contributivo, grazie ai nuovi contributi versati; dall’altra l’applicazione di un coefficiente di trasformazione più alto, legato alla maggiore età al momento dell’uscita.

Nel lavoro subordinato, l’aliquota di computo è pari al 33% della retribuzione. Questo significa che, con un reddito annuo di 10 mila euro, si accantonano 3.300 euro di contributi in più nel montante pensionistico.

La tabella seguente mostra quanto può valere, in termini di pensione annua lorda, un ulteriore anno di lavoro a seconda dell’età di pensionamento e del reddito percepito. Il calcolo considera il solo effetto dei nuovi contributi versati nell’anno, senza tenere conto della rivalutazione del montante già accumulato.

Età di pensionamentoReddito di 15.000 euroReddito di 20.000 euroReddito di 25.000 euroReddito di 30.000 euroReddito di 35.000 euroReddito di 40.000 euroReddito di 45.000 euro
58 anni 213,25 284,33 355,41 426,49 497,57 568,66 639,74
59 anni 218,74 291,65 364,57 437,48 510,39 583,31 656,22
60 anni 224,53 299,38 374,22 449,06 523,91 598,75 673,60
61 anni 230,72 307,63 384,53 461,44 538,35 615,25 692,16
62 anni 237,35 316,47 395,59 474,70 553,82 632,94 712,06
63 anni 244,33 325,78 407,22 488,66 570,11 651,55 733,00
64 anni 251,86 335,81 419,76 503,71 587,66 671,62 755,57
65 anni 259,88 346,50 433,12 519,75 606,38 693,00 779,62
66 anni 268,44 357,92 447,40 536,88 626,36 715,84 805,32
67 anni 277,60 370,13 462,66 555,19 647,72 740,26 832,79
68 anni 287,50 383,33 479,16 574,99 670,82 766,66 862,49
69 anni 298,19 397,58 496,98 596,38 695,77 795,17 894,56
70 anni 309,77 413,03 516,28 619,54 722,80 826,06 929,31
71 anni 322,24 429,66 537,07 644,49 751,90 859,32 966,73

Guardando alla tabella, emerge che più alta è l’età di pensionamento, maggiore è l’effetto positivo di un anno di lavoro sull’importo futuro dell’assegno. Tuttavia, difficilmente un solo anno di contributi in più basta, da solo, per aumentare la pensione di 100 euro al mese. È più realistico raggiungere questo obiettivo ritardando l’uscita di almeno due anni, continuando a lavorare nel frattempo e beneficiando sia dei nuovi contributi versati che del coefficiente di trasformazione più alto.

Quanto versare in un fondo pensione per avere 100 euro in più al mese

La previdenza complementare può essere una strada utile per chi punta ad aumentare la pensione futura senza dover necessariamente rinviare l’uscita dal lavoro. Anche in questo caso, però, il fattore tempo è decisivo: prima si comincia, più basso può essere il versamento mensile necessario per costruire una rendita aggiuntiva.

Secondo le simulazioni riportate dal Corriere della Sera, per un 25enne potrebbero bastare circa 120 euro al mese per costruire nel tempo una rendita integrativa di 500 euro netti mensili, scegliendo una linea con una componente azionaria elevata.

Applicando una semplice proporzione, per arrivare a 100 euro al mese di pensione integrativa il versamento richiesto scenderebbe a circa 24 euro mensili.

Il discorso cambia con l’avanzare dell’età. Per un 45enne, ad esempio, la stessa simulazione indica un versamento compreso tra 369 e 504 euro al mese per ottenere 500 euro mensili di rendita integrativa: significa che per puntare a 100 euro al mese servirebbero tra circa 74 e 101 euro mensili. Per un 55enne, invece, l’importo salirebbe sensibilmente: la stima per 100 euro al mese si collocherebbe tra circa 163 e 193 euro mensili.

Il motivo è semplice: più si è giovani, più il capitale versato ha tempo per beneficiare dei rendimenti. La differenza tra una linea prudente e una più dinamica diventa quindi molto più ampia quando mancano molti anni alla pensione. Non a caso, le elaborazioni basate sui dati Covip mostrano che, a parità di versamento, un rendimento medio annuo dell’1% o del 5% può produrre risultati molto diversi, soprattutto per chi inizia a investire a 25 o 35 anni.

Si tratta naturalmente di stime, non di garanzie. Il risultato finale dipende da una serie di variabili, quali rendimenti effettivi, dai costi del fondo, dalla fiscalità, dalla linea scelta e dal momento in cui si decide di trasformare il capitale accumulato in rendita. Ma il messaggio è chiaro: anche un versamento contenuto, se avviato con largo anticipo, può aiutare a costruire quei 100 euro in più al mese che nel lungo periodo fanno la differenza.