Pensioni: come funziona l’adeguamento con le aspettative di vita

Dal 1° gennaio 2019 ogni due anni i requisiti per la pensione saranno rivisti tenendo conto delle speranze di vita; ecco cosa ci aspetta nel medio-lungo periodo.

Pensioni: come funziona l'adeguamento con le aspettative di vita

Dal 1° gennaio 2019 avrà inizio il procedimento con cui i requisiti per la pensione saranno adeguati alle aspettative di vita rilevate dall’Istat, il che comporterà un innalzamento dell’età pensionabile per la pensione di vecchiaia (compresa l’opzione contributiva) e del requisito contributivo per quella anticipata (così come per la Quota 41 riservata ai precoci).

Questo strumento è stato introdotto con il chiaro scopo di mettere a punto una misura stabile per contenere la spesa previdenziale. D’altronde il miglioramento delle condizioni di vita e gli sviluppi nel campo medico e farmaceutico hanno comportato un allungamento della durata media della vita degli italiani e di conseguenza anche gli anni in cui l’INPS paga la pensione sono aumentati.

Per far sì che questo aumento delle speranze di vita non si ripercuota sui conti pubblici è stato deciso quindi di incrementare di pari passo anche i requisiti per la pensione, così da lasciare la spesa previdenziale invariata. Ma a chi si deve questa decisione? In molti attribuiscono la paternità di questo provvedimento ad Elsa Fornero, Ministro del Lavoro nel Governo tecnico guidato da Mario Monti, ma in realtà non è così. La Fornero, infatti, ha solo continuato e rivisto quanto stabilito dalla precedente amministrazione.

Adeguamento pensione con aspettative di vita: chi l’ha deciso?

Il primo ad introdurre nel nostro ordinamento la necessità di agganciare l’età pensionabile alle aspettative di vita fu Maurizio Sacconi, Ministro del Lavoro del IV Governo Berlusconi.

Con la riforma Sacconi - legge 174/2009 - infatti è stato attuato quanto previsto dal decreto 78/2009, stabilendo così che a partire dal 2013 l’Istat avrebbe pubblicato “il dato relativo alla variazione nel triennio precedente della speranza di vita all’età corrispondente a 65 anni” e che questo dato sarebbe stato utilizzato per aggiornare i requisiti anagrafici (e in alcuni casi contributivi) per l’accesso alla pensione.

Piccola curiosità: tra coloro che votarono la legge Sacconi figura anche la Lega, allora parte della maggioranza insieme a Forza Italia. La stessa Lega che oggi punta il dito contro la Fornero; tuttavia, tra i parlamentari che hanno contribuito all’approvazione della riforma non c’era Matteo Salvini, eletto deputato nel 2009 salvo poi presentare le dimissioni per essere stato eletto al Parlamento europeo.

Il meccanismo dell’adeguamento è stato poi rivisto dalla Legge Fornero, con la quale è stato stabilito che dopo l’adeguamento del 2019 questo avverrà automaticamente con cadenza biennale.

Per effetto di quanto stabilito dalla riforma Sacconi prima e dalla Legge Fornero poi, c’è stato un primo adeguamento già nel 2013 quando l’età pensionabile è stata incrementata di 3 mesi; il secondo adeguamento poi ha avuto luogo nel 2016 ed è stato di 4 mesi. Nel 2017, poi è stata equiparata l’età della pensione di vecchiaia per uomini e donne, fissata a 66 anni e 7 mesi (67 anni dal 2019).

Ecco invece un’immagine in cui viene spiegato cosa cambierà con l’adeguamento del 1° gennaio 2019 (tenendo conto di un’aspettativa di vita pari a 82,8 anni).

Le previsioni dell’Istat

Quindi dal 2019, i requisiti necessari per andare in pensione potrebbero variare ogni due anni. Al fine di procedere con l’accertamento l’Istat dovrà quindi pubblicare entro il 31 dicembre di ogni anno il dato relativo alla variazione delle aspettative di vita registrata nel biennio precedente.

È importante sottolineare, però, che i requisiti per la pensione potranno rimanere invariati oppure essere rivisti al rialzo: infatti, qualora la variazione della speranza di vita dovesse risultare negativa, l’età pensionabile non verrebbe comunque abbassata poiché resterebbe stabile.

Quindi l’età necessaria per la pensione di vecchiaia che dopo l’adeguamento in programma il 1° gennaio prossimo salirà a 67 anni non potrà più scendere da questa soglia.

D’altronde lo scenario più probabile è quello per cui l’età venga nuovamente aumentata nel 2021 quando è in programma il secondo adeguamento automatico; secondo le previsioni dell’Istat, infatti, la variazione delle aspettative di vita sarà costantemente positiva, tanto da stimare un incremento medio di 2-3 mesi per ogni adeguamento.

Ciò significa che l’età pensionabile aumenterà costantemente nel corso degli anni, così da superare la soglia dei 71 anni entro l’arco di 50 anni (come dimostra l’infografica in coda all’articolo).

Per chi non vale?

Con la Legge di Bilancio 2018 però è stato introdotto un correttivo per questo meccanismo; nel dettaglio è stato stabilito che quanto previsto dalla Legge Fornero non si applica - almeno per il momento - nei confronti delle 15 categorie professionali riconosciute come gravose (qui l’elenco completo), così come per le mansioni usuranti e per i lavori organizzati in turni notturni.

Tuttavia l’esclusione vale solamente per il 2019 dopodiché, salvo l’approvazione di un nuovo provvedimento di questo genere, anche per queste categorie l’età pensionabile sarà adeguata alle aspettative di vita.

Bisogna sottolineare però che questi lavoratori per accedere alla pensione di vecchiaia nel 2019 all’età invariata di 66 anni e 7 mesi dovranno aver maturato almeno 30 anni di contributi (piuttosto dei 20 richiesti normalmente).

Per maggiori informazioni sull’esonero dall’adeguamento della pensione con le speranze di vita potete consultare il nostro articolo guida; di seguito, invece, trovate l’infografica realizzata tenendo conto delle ultime previsioni Istat sulle aspettative di vita per il medio lungo periodo, stimando quindi un aumento di 2 mesi (ogni biennio) per l’età pensionabile (unica eccezione è rappresentata dal 2021, quando i requisiti aumenteranno di 3 mesi).

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