Riforma delle pensioni, 64 anni per tutti nel 2027 e niente aumento dell’età pensionabile. Il governo Meloni al lavoro per individuare le risorse per la prossima legge di Bilancio.
Si scrive clausola di salvaguardia, si legge riforma delle pensioni.
In queste ore il ministero dell’Economia e delle Finanze sta lavorando per liberare le risorse necessarie affinché nella legge di Bilancio 2027 possano trovare spazio le principali proposte della maggioranza, tra cui figurano anche gli interventi sulle pensioni sui quali, in particolare, continua a fare pressione la Lega.
Non è un segreto, infatti, che tra il Carroccio e la riforma delle pensioni ci sia da sempre un certo feeling che, tuttavia, dopo quasi quattro anni di legislatura non è ancora sbocciato. Si è passati dalla promessa di cancellare, o comunque rivedere profondamente, la legge Fornero al rischio che il governo Meloni concluda il proprio mandato lasciando persino un’età pensionabile più alta rispetto a quella trovata al momento dell’insediamento, considerato l’aumento di un mese che scatterà nel 2027, al quale ne seguiranno altri due nel 2028.
E se nella scorsa legislatura la Lega poteva almeno rivendicare l’introduzione, per un triennio, di Quota 100, che nei fatti non ha comunque ottenuto il successo che si è spesso voluto raccontare, in quella attuale la prossima legge di Bilancio sembra rappresentare l’ultima possibilità per invertire la rotta. Il tutto in una delle fasi più complicate per il partito, con Matteo Salvini dato poco sopra il 5% dagli ultimi sondaggi politici.
Ecco perché le pressioni sul governo si fanno sempre più forti, alla ricerca di un equilibrio tra proposte di riforma e semplici slogan. È il caso, ad esempio, della pensione a 64 anni per tutti, che altro non sarebbe che l’estensione anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 dell’opzione contributiva prevista per la pensione anticipata.
Legge di Bilancio 2027, il “trucco” della clausola di salvaguardia per liberare più risorse
Nel dettaglio, le risorse per la prossima riforma delle pensioni, e non solo, potrebbero arrivare dalla cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, lo strumento con cui il governo chiederà all’Unione europea maggiore flessibilità per sostenere le spese legate alla difesa e alla sicurezza energetica.
La richiesta italiana riguarda complessivamente l’1,5% del Pil: lo 0,6%, circa 14 miliardi di euro, da destinare all’energia e lo 0,9%, pari a circa 21 miliardi, per la difesa, liberando così uno spazio cumulato da utilizzare entro il 2028.
Il vantaggio della clausola è che queste spese non verrebbero conteggiate ai fini del rispetto del limite alla crescita della spesa netta concordato con Bruxelles. Gli interventi continuerebbero comunque ad avere un impatto sul deficit, motivo per cui il governo potrà sfruttare pienamente questa possibilità solamente qualora l’Italia riesca a uscire dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.
Ed è proprio qui che potrebbe entrare in gioco il “trucco” studiato dal ministero dell’Economia. Una parte delle nuove risorse autorizzate dalla clausola potrebbe infatti essere utilizzata per coprire investimenti energetici o militari già programmati o finanziati con altri stanziamenti: di conseguenza, le somme inizialmente destinate a tali interventi verrebbero dirottate verso le misure della legge di Bilancio 2027.
Ed è proprio su questo che la maggioranza conta per finanziare una parte delle promesse in vista della manovra, dalla pensione a 64 anni al blocco dell’aumento dell’età pensionabile.
Riforma delle pensioni, gli obiettivi del governo Meloni
Ma quali sono gli obiettivi del governo Meloni, o meglio della Lega, in vista della prossima legge di Bilancio? Sul fronte delle pensioni ci siamo lasciati con l’ultima manovra, che ha distribuito su due anni, il 2027 e il 2028, l’incremento di tre mesi dovuto all’adeguamento tra l’età pensionabile e le speranze di vita.
Il primo aumento, pari a un mese, scatterà nel 2027, fatta eccezione per i lavoratori impiegati in mansioni gravose o usuranti, a condizione che abbiano maturato almeno 30 anni di contributi. È proprio su questo incremento che la Lega sembrerebbe intenzionata a intervenire, nel tentativo di rilanciare la propria immagine di partito contrario alla tendenza generale di un sistema previdenziale nel quale l’età per la pensione continua ad allungarsi.
L’obiettivo sarebbe quindi di congelare l’aumento previsto per il prossimo anno, rinviando tutti e tre i mesi al 2028 e lasciando così al governo che verrà l’onere di decidere se e come intervenire nuovamente per bloccarlo.
Accanto a questa misura potrebbe trovare spazio un altro pallino del Carroccio: annunciare a gran voce la possibilità per tutti di andare in pensione a 64 anni, anche se la realtà sarebbe in parte diversa da come verrebbe presentata.
L’estensione della pensione anticipata contributiva anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 consentirebbe effettivamente a tutti i lavoratori di accedere alla pensione con 64 anni di età e almeno 20 anni di contributi, gli stessi richiesti per la pensione di vecchiaia.
Esiste però una terza condizione, particolarmente restrittiva: l’importo della pensione maturata deve essere almeno pari a tre volte il valore dell’Assegno sociale. La soglia si riduce a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per quelle con almeno due figli.
Considerando inoltre che l’assegno verrebbe interamente ricalcolato con il sistema contributivo, non è affatto scontato che questa soglia possa essere raggiunta con facilità. Si tratterebbe comunque di un passo avanti, ma il rischio è che a beneficiarne siano soprattutto gli stessi lavoratori che già rientravano nella platea di Quota 100, ossia coloro che hanno percepito redditi più elevati e hanno avuto carriere lavorative lunghe e continuative.