Andare in pensione con 15 anni di contributi, è sufficiente una vecchia autorizzazione richiesta all’Inps.
Per andare in pensione possono bastare 15 anni di contributi anziché i 20 ordinariamente richiesti per la pensione di vecchiaia. Una possibilità riservata ad alcune categorie di lavoratori che, grazie a regole introdotte oltre trent’anni fa e ancora applicabili, possono andare in pensione a 67 anni anche con una carriera contributiva più breve.
Il riferimento è alle cosiddette deroghe Amato, previste dal decreto legislativo n. 503 del 1992, un’opportunità importante per chi, raggiunta l’età pensionabile, teme di non avere contributi sufficienti per ottenere un assegno.
Tra queste eccezioni ce n’è una particolarmente interessante: a fare la differenza può essere una vecchia autorizzazione dell’Inps al versamento dei contributi volontari, ossia quelli pagati a proprie spese per proseguire la copertura previdenziale.
Un documento ottenuto molti anni fa, e magari dimenticato, può quindi consentire di andare in pensione con 5 anni di contributi in meno. Vediamo in quali casi e a quali condizioni.
Perché i contributi volontari sono importanti per andare in pensione
I contributi volontari sono versamenti di cui si fa carico direttamente il lavoratore per proseguire la copertura previdenziale quando interrompe o cessa l’attività. Permettono di coprire, nel rispetto delle condizioni previste, periodi altrimenti scoperti, che non risultano già tutelati neppure dalla contribuzione figurativa.
Pensiamo, ad esempio, a chi trascorre alcuni mesi senza lavorare tra la conclusione di un impiego e l’inizio di quello successivo. Se quel periodo non è già coperto da contributi, può chiedere di versarli a proprie spese, evitando così un vuoto nella carriera previdenziale. Una possibilità utile soprattutto quando mancano pochi mesi o anni per raggiungere il requisito necessario alla pensione.
La contribuzione volontaria è prevista anche oggi, ma serve l’autorizzazione dell’Inps, che verifica il possesso dei requisiti richiesti, dando così la possibilità di procedere con dei versamenti che possono servire sia a maturare il diritto alla pensione che ad aumentarne l’importo.
Questo strumento non va confuso con la pace contributiva, introdotta per consentire, a determinate condizioni, il riscatto di vuoti contributivi del passato. La differenza non consiste semplicemente nell’aver chiesto o meno una precedente autorizzazione: la pace contributiva è una distinta possibilità di riscatto, con propri limiti e requisiti, riservata a chi non ha contribuzione anteriore al 1996.
Come l’autorizzazione per i contributi volontari può farti andare in pensione prima
Come anticipato, una vecchia autorizzazione al versamento dei contributi volontari può consentire di andare in pensione con 15 anni di contributi anziché 20, grazie alla seconda delle cosiddette deroghe Amato, previste dal decreto legislativo n. 503 del 1992.
Nel dettaglio, l’agevolazione è riservata ai lavoratori ammessi alla prosecuzione volontaria prima del 31 dicembre 1992: come chiarito dalla circolare Inps n. 16 del 2013, la decorrenza dell’autorizzazione deve collocarsi entro il 26 dicembre 1992.
Il dettaglio interessante è che non occorre aver effettivamente effettuato versamenti volontari prima di quella data. A rilevare è l’autorizzazione: chi l’aveva ottenuta con la decorrenza richiesta può beneficiare della deroga anche senza aver subito iniziato a pagare.
Come verificare se puoi andare in pensione con 15 anni di contributi
Chi si avvicina alla pensione senza raggiungere i 20 anni di contributi dovrebbe verificare se, in passato, ha ottenuto un’autorizzazione dell’Inps ai versamenti volontari con la decorrenza richiesta dalla deroga Amato.
Fermo restando che una richiesta di questo tipo difficilmente si presenta senza averne consapevolezza: chi ha domandato di poter pagare i contributi a proprie spese dovrebbe almeno ricordare di aver avviato la procedura. Dopo oltre trent’anni, però, può capitare di non trovare più la comunicazione o di non ricordare l’esito della domanda, soprattutto se poi non si è dato seguito ai versamenti.
Il primo passo è quindi recuperare, se disponibile, il provvedimento ricevuto dall’Inps e controllare la decorrenza dell’autorizzazione. Se il documento non si trova, ci si può rivolgere all’Inps o a un patronato, chiedendo di ricostruire la pratica e verificare se l’autorizzazione consente di beneficiare dell’agevolazione nella propria gestione previdenziale.
Va poi controllato l’estratto conto contributivo, per accertare di aver raggiunto almeno 15 anni di contributi utili.