Pensione anticipata a 64 anni, nuovi dettagli sulla misura che riformerà il sistema previdenziale in Italia.
La prossima legge di Bilancio potrebbe riservare novità anche a chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996.
Finora il dibattito sulle pensioni si è concentrato soprattutto sui lavoratori con un’anzianità contributiva precedente a questa data, ai quali il governo starebbe valutando di estendere la possibilità di andare in pensione a 64 anni, oggi prevista per i cosiddetti contributivi puri.
Per questi ultimi, quindi, potrebbe sembrare che la manovra non abbia nulla da offrire, ma non è così.
Secondo le indiscrezioni, infatti, tra le ipotesi allo studio ci sarebbe anche un intervento per facilitare l’accesso alla pensione anticipata contributiva, riducendo il requisito economico richiesto.
Il nodo è l’importo minimo dell’assegno maturato, che oggi deve essere almeno pari a 3 volte il valore dell’Assegno sociale, con soglie più basse per le lavoratrici con figli. Un requisito che rischia di lasciare fuori chi, pur avendo raggiunto l’età e gli anni di contributi necessari, non ha accumulato versamenti sufficienti a garantirsi una pensione di quell’importo.
Era stato proprio il governo Meloni ad alzare la soglia da 2,8 a 3 volte l’Assegno sociale. Adesso potrebbe arrivare un passo indietro: se l’obiettivo è rendere l’uscita a 64 anni un’alternativa più accessibile alla pensione di vecchiaia, per la quale ne servono 67, anche l’importo minimo richiesto potrebbe essere rimesso in discussione.
Le novità per la pensione anticipata contributiva spiegate da Durigon
L’ipotesi su cui lavora il governo è una misura triennale, valida dal 2027 al 2029, che allarghi la possibilità di accedere alla pensione a 64 anni anche a chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996. La condizione sarebbe accettare il calcolo dell’intero assegno con il sistema contributivo, rinunciando quindi alla quota retributiva eventualmente spettante.
A illustrare il progetto è stato il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, intervenuto a margine della presentazione di una ricerca di Valore D sulla longevità al lavoro, il quale ha spiegato che l’obiettivo è favorire il ricambio generazionale, dando ai lavoratori una maggiore possibilità di scelta sul momento in cui lasciare l’impiego.
Oltre all’età, resterebbero da soddisfare un requisito contributivo e, salvo eventuali deroghe, una soglia minima dell’assegno maturato. Sul primo punto non c’è ancora una decisione, visto che gli anni di contributi richiesti potrebbero salire dagli attuali 20 a 25. Va detto però che cambierebbe poco o nulla: già oggi, infatti, vista la necessità di soddisfare un requisito anche economico, è quasi impossibile accedere alla pensione anticipata a 64 anni con soli 20 anni di contributi. Per farlo, infatti, bisognerebbe aver guadagnato cifre molto elevate, anche superiori a una media di 60.000 euro di stipendio.
Bisognerà inoltre chiarire come la misura si coordinerà con gli adeguamenti dei requisiti previsti dal 2027, visto che dal prossimo anno l’accesso alla pensione anticipata contributiva non sarà più a 64 anni, ma a 64 anni e 1 mese. E un successivo step ci sarà nel 2028 con un incremento di ulteriori 2 mensilità.
Novità anche per chi ha iniziato a lavorare dal 1996
La buona notizia è che l’accesso alla pensione anticipata potrebbe diventare più semplice anche per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996.
Infatti, anche sul requisito economico potrebbero esserci novità.
Nel dettaglio, nel 2026 la soglia ordinaria è pari a 1.638,72 euro lordi al mese, ossia tre volte l’Assegno sociale, con riduzioni per le lavoratrici con figli (2,8 volte con un figlio, 2,6 volte con due), un limite che impedisce l’accesso a chi ha raggiunto l’età e gli anni di contribuzione necessari, ma ha maturato una pensione inferiore.
Durigon ha aperto alla possibilità di intervenire proprio su questo vincolo: “Per alcune categorie, come per chi non ha lavoro, possiamo lavorare per abbassare quella quota o addirittura annullarla”.
Potrebbe quindi non trattarsi di una riduzione generalizzata della soglia: potrebbero essere previste condizioni più favorevoli per i disoccupati e altre categorie fragili.
Un intervento che, se applicato anche agli attuali destinatari della pensione anticipata contributiva, faciliterebbe l’uscita di chi ha iniziato a versare dal 1996.
Per conoscere la platea effettiva e i requisiti definitivi bisognerà comunque attendere il testo della proposta: ricordiamo, infatti, che al momento si tratta di un progetto allo studio, non di una possibilità di pensionamento già approvata.