A quanti anni va in pensione chi lavora in fabbrica? La guida aggiornata per i lavoratori gravosi o usuranti.
Lavorare in fabbrica può essere considerato un lavoro particolarmente faticoso e, pertanto, si potrebbe pensare che, al pari delle altre professioni accomunate da questa caratteristica, dia diritto a un trattamento di favore ai fini della pensione.
Nel nostro ordinamento, infatti, la gravosità del lavoro svolto può dare diritto a specifiche agevolazioni, i cui effetti si noteranno ancora di più il prossimo anno, quando tra chi svolge lavori usuranti o gravosi e il resto dei lavoratori potranno esserci anche 6 mesi di differenza nell’età pensionabile. Una distanza che potrebbe ampliarsi ulteriormente nel caso della pensione anticipata. Senza dimenticare, poi, che questi lavoratori possono avere diritto all’Ape Sociale, l’anticipo pensionistico che favorisce l’uscita anticipata dal mercato del lavoro.
Tuttavia, è bene chiarire che lavorare in fabbrica non comporta automaticamente l’inquadramento nelle categorie dei lavoratori gravosi o usuranti. È vero, infatti, che in molti casi le attività svolte possono rientrare nelle definizioni previste dalla legge, ma affinché ciò avvenga è necessario soddisfare determinate condizioni.
Vediamo quali, prima di scendere nel dettaglio delle agevolazioni riconosciute a queste categorie di lavoratori.
Quando chi lavora in fabbrica è un lavoratore gravoso
Nel dettaglio, sono due i fattori che possono portare al riconoscimento del lavoro come gravoso o usurante: la tipologia della professione, quindi il settore e la mansione svolta, e le modalità con cui viene organizzato il lavoro, compreso in alcuni casi anche l’orario.
Intanto è bene fare chiarezza sul fatto che lavoro gravoso e lavoro usurante non sono la stessa cosa. Nella prima categoria rientrano quelle professioni che, pur non presentando necessariamente le caratteristiche previste per i lavori usuranti, comportano comunque un elevato impegno fisico o mentale. Per queste attività la normativa individua un elenco preciso di professioni che possono beneficiare di specifiche agevolazioni previdenziali.
A tal proposito, nel caso di chi lavora in fabbrica possono essere considerati lavoratori gravosi diversi profili. Vi rientrano, ad esempio, gli operai siderurgici, gli artigiani e gli operai specializzati, gli addetti alla conduzione di impianti e macchinari per l’estrazione e il trattamento dei minerali, così come gli operatori degli impianti per la lavorazione a caldo dei metalli.
L’elenco comprende inoltre i conduttori di forni e impianti per la lavorazione del vetro e della ceramica, gli addetti agli impianti per la trasformazione del legno e della carta, gli operatori dei macchinari utilizzati nella raffinazione del gas e dei prodotti petroliferi e nella produzione chimica, nonché gli addetti agli impianti per la produzione di energia termica, il trattamento delle acque e altre lavorazioni industriali.
Particolarmente rilevante per chi lavora in fabbrica è poi il riferimento agli operai semi-qualificati addetti a macchinari fissi per la lavorazione in serie e al montaggio, oltre che alle professioni non qualificate nella manifattura, categorie nelle quali possono rientrare molti lavoratori impiegati negli stabilimenti produttivi.
Quando chi lavora in fabbrica è un lavoratore usurante
Diverso è il caso dei lavori usuranti, categoria nella quale rientrano le attività caratterizzate da un impegno psicofisico particolarmente intenso, svolte spesso in condizioni ambientali difficili o secondo modalità di lavoro considerate particolarmente logoranti.
Anche in questo caso, quindi, non basta lavorare in fabbrica per essere automaticamente considerati lavoratori usuranti, in quanto è necessario che la mansione svolta presenti una delle caratteristiche espressamente individuate dalla normativa.
Tra le situazioni che possono interessare più direttamente chi lavora in uno stabilimento industriale troviamo, ad esempio, i lavori ad alte temperature, come quelli svolti nelle fonderie, oppure la lavorazione del vetro cavo e le attività di asportazione dell’amianto.
Particolarmente importante è poi il caso degli addetti alla cosiddetta “linea catena”, vale a dire i lavoratori impiegati in determinati processi produttivi organizzati secondo ritmi e modalità tali da rientrare tra le attività usuranti previste dalla legge. È proprio questa una delle ipotesi che può riguardare più da vicino chi lavora in fabbrica.
A incidere, però, può essere anche l’orario di lavoro. La normativa riconosce infatti specifiche tutele ai lavoratori notturni, purché l’attività durante la notte venga svolta per un numero minimo di giornate nell’anno. In questo caso, quindi, anche un lavoratore di fabbrica che non rientra tra le mansioni usuranti per la sola attività svolta potrebbe ottenere tale riconoscimento in ragione della particolare organizzazione dei turni.
Quali agevolazioni per usuranti e gravosi?
Lavorare in fabbrica, laddove si rientri nelle categorie dei lavoratori gravosi o usuranti, può quindi dare diritto a importanti agevolazioni sulle pensioni. Ma quali? Dipende dalla categoria di appartenenza e dalla misura alla quale si vuole accedere, visto che cambiano sia i requisiti contributivi che quelli relativi al periodo durante il quale deve essere stata svolta l’attività tutelata.
Una prima possibilità riguarda Quota 41 per i lavoratori precoci, riservata a chi può far valere almeno 12 mesi di contribuzione effettiva prima del compimento dei 19 anni e si trova in una delle condizioni previste dalla legge. Per chi svolge attività gravose o particolarmente faticose e pesanti, il requisito resta fermo a 41 anni di contributi (indipendentemente dall’età anagrafica) anche nel 2027 e nel 2028, mentre per le altre categorie di lavoratori precoci salirà rispettivamente a 41 anni e 1 mese e a 41 anni e 3 mesi.
C’è poi l’Ape Sociale, alla quale possono accedere anche i lavoratori che svolgono determinate attività gravose. Per il 2026 il requisito anagrafico è fissato a 63 anni e 5 mesi, con almeno 36 anni di contributi nel caso dei lavori gravosi, fatte salve alcune eccezioni previste dalla normativa.
Un’altra agevolazione molto importante riguarda la pensione di vecchiaia. Nel 2027 il requisito ordinario salirà infatti a 67 anni e 1 mese, mentre per i lavoratori gravosi che hanno svolto l’attività per almeno 7 anni negli ultimi 10 e per gli addetti ad attività particolarmente faticose e pesanti resterà fermo a 66 anni e 7 mesi, con almeno 30 anni di contributi. Significa poter andare in pensione 6 mesi prima rispetto alla generalità dei lavoratori.
Il vantaggio riguarda anche la pensione anticipata ordinaria: nel 2027 il requisito salirà a 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e a 41 anni e 11 mesi per le donne, mentre per gravosi e usuranti resterà rispettivamente a 42 anni e 10 mesi e 41 anni e 10 mesi.
Infine, per chi rientra propriamente tra i lavoratori usuranti esiste un canale ancora più favorevole. Gli addetti alle mansioni particolarmente usuranti, alla cosiddetta “linea catena” e i lavoratori notturni che rispettano le condizioni previste possono infatti accedere alla pensione, nel caso dei dipendenti, con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi, purché venga raggiunta Quota 97,6. Requisiti che resteranno invariati anche nel 2027.