Riforma Pensioni, ultime novità: dal 2019 indicizzazioni più generose

Luca Secondino

4 Ottobre 2016 - 13:30

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Riforma Pensioni, ultime novità: dal 2019 indicizzazioni più generose come prima della Legge Fornero. I dettagli.

Riforma Pensioni, ultime novità: dal verbale siglato il 28 settembre da Governo e sindacati, è arrivato l’impegno dell’esecutivo a reintrodurre fasce di indicizzazione più generose.

Vediamo nel dettaglio cosa cambierà con la riforma delle pensioni e da quando verranno ripristinate le valutazioni antecedenti alla riforma Fornero.

La riforma delle pensioni, di cui da tempo si sente il bisogno, ha fatto un passo in avanti lo scorso 28 settembre, quando il Governo e le unioni sindacali hanno raggiunto un accordo di massima su un verbale in cui sono state elencate le priorità delle riforme da attuare. Il verbale con le modifiche da attuare dovrà essere approvato entro la fine del 2016, per far rientrare la riforma nella Legge di Stabilità.

Le pensioni cambieranno, ma alcuni provvedimenti non saranno immediati e necessiteranno di ulteriori confronti tra Governo e sindacati. Il premier Renzi ha spiegato i punti chiave della riforma nel “Patto della lavagna” al programma televisivo Quinta Colonna. A disposizione del governo ci sono 6 miliardi di euro da investire nelle pensioni in un periodo di tre anni.

Tra le novità della riforma delle pensioni, sono stati annunciati cambi nella penalizzazione dei precoci se appartenenti a categorie disagiate e l’aumento della Quattordicesima per le pensioni minime. In più sarà possibile cumulare gli anni di contributi discontinui e senza oneri, e sarà confermata la Quota 41.

Il Governo si è anche impegnato a rivedere i sistemi di indicizzazione attualmente ancora rivalutati secondo i parametri della riforma Fornero.

Riforma Pensioni, ultime novità: cosa cambia per le indicizzazioni dal 2019

Con la riforma delle pensioni cambierà l’attuale rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo, che però resterà invariata per i prossimi due anni. La riforma prevede infatti che dal 2019 si torni al sistema di valutazione standard, come previsto dalla legge 388/2000, e che è rimasto in vigore fino al 2011, quando ha poi lasciato il posto alla Legge Fornero.

L’attuale sistema prevede la piena indicizzazione delle fasce ma mantiene l’inflazione degli assegni sino a 3 volte il minimo con una rivalutazione al 95% per gli assegni tra 3 e 4 volte la pensione minima, al 75% per gli assegni tra le 4 e 5 volte, al 50% per quelli che ammontano tra le 5 e le 6 volte il minimo e al 45% per gli assegni oltre 6 volte il minimo.

Introdotto dalla legge 147/2013 dopo il blocco dell’indicizzazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo disposto dalla Riforma Fornero nel 2012-2013, questo meccanismo di valutazione doveva scadere il 31 dicembre di quest’anno.

Per finanziare altri provvedimenti come l’Ape, il Governo ha deciso di prorogare la rivalutazione per altri due anni, al termine dei quali tornerà il sistema utilizzato prima delle Legge Fornero con indicizzazioni più generose.

Con l’attuale tasso di inflazione pressoché fermo sullo zero, la rivalutazione non sta avendo effetti incisivi su nessuna classe di assegni, ma saranno a rischio soprattutto le fasce medie per il prossimo biennio nel caso in cui l’inflazione dovesse rialzarsi.

Riforma Pensioni, ultime novità: come saranno le indicizzazioni dal 2019

Dal 1° gennaio 2019 verrà ripristinata la rivalutazione più generosa prevista dalla legge 388/2000, secondo la quale gli assegni fino a 3 volte il minimo saranno indicizzati pienamente all’inflazione; gli assegni da 3 a 5 volte il minimo nella misura del 90% e quelli oltre le 5 volte il minimo indicizzati al 75%.

Il Governo ha confermato la possibilità di introdurre una rivalutazione una tantum delle pensioni più danneggiate dalla riforma Fornero, colmando in parte nel 2019 la mancanza strutturale che alcune fasce di pensionati mantengono ancora dal 2012.

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