Reddito di cittadinanza (RdC): requisiti, importi, domanda e nuovi moduli Inps

Reddito di cittadinanza 2019: aggiornati i moduli Inps per la domanda con le novità introdotte con la conversione in legge del decreto 4/2019. Qui una guida completa con le informazioni utili su: requisiti, calcolo dell’importo e scadenze.

Il reddito di cittadinanza (RdC) è legge: confermata quindi la nuova misura assistenziale prevista dal Governo come sostegno per le famiglie in difficoltà che comprende, oltre all’inserimento in un percorso per il reinserimento lavorativo e sociale, il riconoscimento di una certa somma in denaro il cui importo varia a seconda del reddito familiare.

Con il passaggio in Parlamento però il reddito e la pensione di cittadinanza sono leggermente cambiati, visto che con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto 4/2019 convertito in legge dal Parlamento sono state introdotte alcune importanti novità per questa nuova misura assistenziale.

È per questo che Inps e Ministero del Lavoro hanno aggiornato i moduli per la domanda del reddito di cittadinanza che si può presentare dal 6° giorno successivo di ogni mese.

Vista l’importanza di questa misura - che prende il posto del REI - abbiamo deciso di scrivere una guida sul reddito di cittadinanza, all’interno della quale trovate anche le informazioni sulle ultime novità introdotte dal Parlamento.

Ci sono diverse fonti normative da consultare per capire come funziona il reddito di cittadinanza: ad esempio, l’Inps ha pubblicato sia una circolare esplicativa che una guida interamente dedicate a questa misura, mentre il Ministero del Lavoro ha realizzato il video che trovate all’inizio dell’articolo.

Il tutto è riassunto in questo approfondimento interamente dedicato al reddito di cittadinanza, dove trovate tutte le informazioni necessarie per non commettere errori: dai requisiti per farne richiesta ai moduli da compilare per la domanda, nonché sulle istruzioni necessarie per calcolarne l’importo.

Cos’è il reddito di cittadinanza?

Come si legge nella guida Inps, il reddito di cittadinanza - denominato anche come RdC - rappresenta un sostegno per le famiglie in difficoltà che nel contempo mira al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale dei componenti del nucleo familiare che ne hanno bisogno. Spetta sia agli italiani che agli stranieri, purché residenti in Italia da almeno 10 anni (di cui gli ultimi due in maniera continuativa); ci sono poi delle norme ad hoc per i disabili, mentre per gli Over 67 questo acquista il nome di pensione di cittadinanza.

Il reddito di cittadinanza, quindi, non è altro che uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà.

A queste famiglie il reddito percepito viene integrato di una certa somma fino ad arrivare ad una determinata soglia, variabile a seconda della composizione del nucleo familiare.

Lo stesso vale per gli over 67: questi infatti dovrebbero avere un reddito familiare non inferiore ai 7.560€ (moltiplicato per il parametro di equivalenza) per condurre una vita dignitosa. Di conseguenza il reddito verrà integrato fino a quando l’assegno non raggiungerà la soglia suddetta. Per maggiori informazioni in merito potete consultare la nostra guida sulla pensione di cittadinanza.

Il reddito di cittadinanza però non è una sola misura assistenziale; oltre al contributo mensile, infatti, il beneficiario deve sottoscrivere un accordo con il centro per l’impiego accettando di frequentare dei corsi di formazione, di partecipare a dei lavori socialmente utili e di accettare almeno una delle tre offerte di lavoro che gli verranno presentate; in caso di mancato rispetto di questi obblighi si perde il diritto al reddito di cittadinanza.

Di reddito di cittadinanza se ne parla dal lontano 18° secolo; un reddito uguale per tutti, non soggetto ad alcuna condizione. In Italia se ne è cominciato a discutere con l’ascesa politica del Movimento 5 Stelle che lo ha presentato nel proprio programma elettorale del 2013.

In realtà c’è da dire che quello del Governo Conte è un progetto che non presenta le caratteristiche del reddito di cittadinanza, poiché è più affine a quello del reddito minimo garantito.

Infatti, nella concezione del Governo questa misura è utile per garantire un sostegno economico ai soggetti che vivono al di sotto della soglia di povertà. Il reddito di cittadinanza, invece, dovrebbe essere garantito indistintamente a tutti i cittadini, anche quelli appartenenti alle fasce più alte. Ecco perché è più corretto parlare di reddito minimo garantito.

Requisiti e beneficiari

È l’articolo 2 del decreto 4/2019 che ha introdotto il Rdc ad indicare i requisiti necessari per beneficiare di questa misura di contrasto alla povertà.

Nel dettaglio, qui si legge che i beneficiari devono:

  • essere in possesso della cittadinanza italiana, oppure cittadini di uno Stato membro UE. È riconosciuto anche agli stranieri in possesso di regolare permesso di soggiorno;
  • aver risieduto in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 anni in maniera continuativa;
  • avere un ISEE inferiore a 9.360€;
  • avere un patrimonio immobiliare (nel quale non è compresa la casa d’abitazione) inferiore a 30.000€. Sono considerati anche i patrimoni detenuti all’estero;
  • avere un patrimonio mobiliare inferiore a 6.000€. Questo limite è innalzato di 2.000€ per ogni componente familiare successivo al primo (fino ad un massimo di 10.000€). Vi è poi un incremento di 1.000€ per ogni figlio successivo al secondo, e di 5.000€ in caso di presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare;

Non hanno diritto al reddito di cittadinanza, invece:

  • i nuclei familiari dove un componente sia in possesso di auto o moto immatricolati nei 6 mesi precedenti alla richiesta del RdC, nonché di auto di cilindrata superiore ai 1.600 cc e moto di cilindrata superiore ai 250 cc immatricolati negli ultimi 2 anni (clicca qui per approfondire);
  • i nuclei familiari dove un componente sia in possesso di navi e imbarcazioni da diporto;
  • i soggetti che si trovano in stato detentivo per tutta la durata della pena;
  • nuclei familiari dove uno dei componenti risulti essersi dimesso dal lavoro nei 12 mesi antecedenti al momento della domanda (ad eccezione delle dimissioni per giusta causa).

Non ci sono invece limitazioni per la Naspi; come si legge nell’ultimo comma dell’articolo 2 del decreto, infatti, il RdC è compatibile con l’indennità di disoccupazione.

C’è da fare un’ulteriore precisazione: il nucleo familiare se soddisfa i suddetti requisiti economici ha diritto al reddito di cittadinanza anche nel caso in cui tutti i componenti siano lavoratori.

Gli importi del reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza non ha un importo fisso; varia, infatti, in base alla situazione economica della famiglia che lo richiede. Nel dettaglio, come specificato nell’articolo 3 del decreto, il beneficio economico si compone di due differenti elementi:

  • integrazione fino a 6.000€ (annui) del reddito familiare;
  • integrazione pari all’ammontare del canone annuo di locazione (fino ad un massimo di 3.360€ annui) per le famiglie che sono in affitto. È prevista poi un integrazione (ma fino ad un massimo di 1.800€ annui) per i nuclei familiari che risiedono in un’abitazione di proprietà ma per la quale è stato contratto un mutuo.

Per quanto riguarda l’integrazione del reddito familiare in presenza di più componenti questo viene moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza, ovvero:

  • +0,4 per ogni componente familiare maggiorenne successivo al primo;
  • +0,2 per ogni componente minorenne.

Questo può essere incrementato fino ad un massimo del 2,1, elevabile a 2,2 qualora nel nucleo familiare ci sia un disabile. .

Il beneficio economico complessivamente non può superare i 9.360€ annui, ossia i famosi 780€ mensili (anche questa soglia va moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza).

Questo, invece, non può essere inferiore ai 480€ annui (clicca qui per le istruzioni per il calcolo del reddito di cittadinanza).

Durata e tempistiche del reddito di cittadinanza

Questo spetta all’interessato per tutto il periodo in cui ne soddisfa i requisiti. La misura, però, non può avere una durata superiore ai 18 mesi.

Vi è la possibilità di rinnovarla; in tal caso, però, il beneficio viene comunque sospeso per un mese. È bene sottolineare che qualsiasi variazione della condizione occupazionale da parte di uno o di più componenti del nucleo familiare (quindi sia in caso di assunzione che qualora si intraprenda una nuova attività come autonomi) va comunicata all’Inps entro 30 giorni, pena la decadenza del beneficio.

Per quanto riguarda le tempistiche, invece, sappiamo - come riportato in anteprima dalla Consulta dei CAF - che per ricevere un responso bisognerà attendere circa un mese; l’Inps, infatti, dovrebbe comunicare l’esito della domanda entro gli ultimi giorni del mese successivo a quello in cui è stata inoltrata la richiesta.

Successivamente, in caso di accoglimento dell’istanza, si riceve la convocazione da parte di Poste Italiane per il rilascio della carta acquisti e del PIN per utilizzarla; le prime somme riconosciute a titolo di integrazione del reddito familiare, invece, saranno accreditate nei primi giorni del secondo mese successivo a quello di presentazione della domanda (clicca qui per saperne di più).

Quindi, per chi presenta la domanda per il reddito di cittadinanza entro il 31 marzo 2019 le tempistiche dovrebbero essere le seguenti:

  • verso la fine di aprile si riceverà una risposta dall’Inps, comunicata tramite e-mail o per mezzo di SMS;
  • nei primi giorni di maggio ci sarà l’accredito sulla carta RdC.

Moduli per la domanda del reddito di cittadinanza

Ci sono tre diverse modalità per presentare la domanda per il reddito di cittadinanza:

  • modalità cartacea: presso gli uffici postali utilizzando il modello di domanda predisposto dall’Inps;
  • Centri di Assistenza Fiscale (CAF).

Negli ultimi due casi la domanda si può presentare dal 6° giorno di ogni mese.

Per la domanda c’è un solo modulo da presentare: questo è denominato con il codice SR180 ed è lo stesso che si utilizza anche per la richiesta della pensione di cittadinanza.

Modulo domanda reddito e pensione di cittadinanza (VERSIONE AGGIORNATA)
Clicca qui per scaricare il nuovo modulo Inps SR180 per la domanda di reddito e pensione di cittadinanza.

Tuttavia, l’Inps ha messo a disposizione altri due modelli integrativi alla domanda per il reddito di cittadinanza:

  • modulo SR182 (RdC/PdC Com-Ridotto): da utilizzare quando uno (o più) dei componenti del nucleo familiare abbia iniziato un’attività lavorativa prima dell’invio della domanda del reddito di cittadinanza e che questa non sia indicata nell’ISEE. Nel dettaglio, per le DSU presentate tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2019 va compilato per le attività lavorative (sia come subordinato che da autonomo) successive al 1° gennaio 2017;
  • modulo SR181 (modello Esteso): da compilare quando la variazione della condizione lavorativa di uno dei componenti del nucleo familiare sia successiva alla presentazione della domanda del reddito di cittadinanza. Questo va utilizzato anche per segnalare eventuali dimissioni volontarie dal lavoro, o anche per la sopravvenienza di componenti in stato detentivo o ricoverati in istituti di cura (ovvero la cessazione dello stato detentivo o di ricovero).

Oltre ai moduli necessari ai fini della domanda non occorre ulteriore documentazione; al momento della richiesta, infatti, è sufficiente aver presentato la DSU, dal momento che sarà l’Inps ad associare l’ISEE alla domanda.

Una volta ricevuta la domanda l’Inps ha tempo 5 giorni per valutare il possesso dei requisiti richiesti utilizzando le banche dati a disposizione; in caso di accettazione della richiesta, il beneficio economico sarà erogato attraverso la carta RdC.

Si tratta di una carta acquisti realizzata da Poste italiane con un limite di prelievi in contanti di 100€ al mese (questo è moltiplicato per il parametro di scala di equivalenza) e con l’obbligo di spendere tutto il contributo entro il mese di erogazione; in caso contrario viene sottratto il 20% dell’importo residuo.

Sono vietate, inoltre, le spese per beni e servizi riferiti al gioco d’azzardo o che portano alla ludopatia.

Dopo aver presentato la domanda e ricevuta la comunicazione di accoglimento bisognerà attendere la comunicazione di Poste Italiane così da prendere un appuntamento per il ritiro della Carta Rdc e del relativo PIN. Ci sarà una sola Carta per famiglia, intestata al richiedente del beneficio.

Inoltre, entro 30 giorni dalla comunicazione di accoglimento della domanda, tutti i componenti del nucleo familiare - tranne quelli esonerati - devono rendere la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, la cosiddetta DID. Questa può essere presentata ai centri per l’impiego, oppure presso i patronati convenzionati con l’Anpal.

Patto per il lavoro e per l’inclusione sociale

Così come per il REI, anche per beneficiare del reddito di cittadinanza bisogna partecipare ad un piano di reinserimento nel mondo del lavoro. Nel dettaglio, questi devono:

  • dichiarare immediata disponibilità al lavoro;
  • aderire ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che prevede: attività al servizio della comunità, riqualificazione professionale, completamento degli studi.

Questi obblighi valgono per tutti i componenti del nucleo familiare che al momento della domanda non risultano occupati o che non frequentano un regolare corso di studi.

Nel dettaglio entro 30 giorni dalla data di accesso al reddito di cittadinanza bisognerà sottoscrivere il Patto per il lavoro presso il centro per l’impiego. Questo patto consiste nel:

  • registrarsi al Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro e consultare giornalmente l’apposita piattaforma per ricercare una nuova occupazione;
  • svolgere ricerca attiva di un nuovo lavoro;
  • accettare di prendere parte a corsi di formazione e di riqualificazione professionale;
  • sostenere colloqui psico-attitudinali ed eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione;
  • accettare almeno una delle tre offerte di lavoro “congrue”. I beneficiari del RdC oltre 12 mesi devono accettare la prima offerta utile di lavoro congrua;
  • rendersi disponibili per progetti a titolarità del Comune utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, formativo, ambientale e di tutela dei beni.

A seconda della situazione, quindi, bisognerà sottoscrivere un differente patto con il centro per l’impiego. Nel dettaglio, chi è già adeguatamente formato deve sottoscrivere il Patto per il lavoro, con l’impegno quindi di impegnarsi attivamente nella ricerca di un impiego e di accettare una delle prime tre offerte di lavoro “congrue” che verranno presentate.

Chi invece ha bisogno di formarsi ancora, dovrà sottoscrivere il Patto per la formazione con Enti di formazione bilaterale, Enti interprofessionali o aziende.

Ci sono soggetti però che potrebbero non essere in condizione di lavorare: in tal caso il Patto da sottoscrivere è quello per l’inclusione sociale. Sia nel caso di Patto per il lavoro, che per quello di inclusione sociale, i soggetti interessati avranno l’obbligo di prendere parte a progetti utili alla collettività, se predisposti dai comuni, fino ad un massimo di 8 ore a settimana.

Sanzioni

Il reddito di cittadinanza non è per sempre; come abbiamo visto, infatti, questo si perde dopo 18 mesi, salvo la possibilità per il beneficiario di rinnovarlo.

Ma ci sono altri casi in cui il diritto al reddito di cittadinanza si perde. Questo, ad esempio, vale per coloro che non accettano una delle tre offerte di lavoro congrue ricevute. Nel caso di rinnovo del RdC, invece, questo si perde già quando non si accetta la prima offerta di lavoro congrua.

Ci sono poi altre sanzioni disciplinari: ad esempio, si perde il RdC quando non si partecipa ad un corso di formazione, oppure ci si rifiuta di prendere parte ad un colloquio o ad una selezione finalizzata all’assunzione.

Ma le sanzioni possono essere ben più severe: infatti, per chi mente su reddito o occupazione lavorativa (ad esempio nascondendo di lavorare in nero) scatta non solo la perdita del RdC e la restituzione delle somme indebitamente percepite, ma anche la reclusione da 1 a 6 anni.

Stessa sanzione si applica nei confronti di coloro che durante la percezione del reddito di cittadinanza hanno trovato un lavoro, omettendo di comunicare la variazione del reddito entro i termini previsti.

Cosa è cambiato

Prima di concludere è bene ricordare che con la conversione in legge del decreto 4/2019 sono state introdotte delle novità che ne modificano leggermente il funzionamento.

Nel dettaglio, per quanto riguarda la pensione di cittadinanza c’è la possibilità di prelevare l’importo in contanti senza alcun limiti, così da spendere anche l’intero contributo cash.

C’è poi un’importante novità per coloro che pur non essendo disoccupati (ricordiamo che il reddito di cittadinanza spetta anche a chi lavora) sono impiegati un’attività lavorativa che non garantisce uno stipendio adeguato per vivere, i cosiddetti working poor: questi, infatti, dovranno comunque sottoscrivere il Patto con i centri per l’impiego così da poter valutare eventualmente un’offerta di lavoro migliore e più remunerativa (se di importo superiore agli 852€).

Ci sono delle novità anche per le famiglie con disabili, inizialmente “dimenticate” dal decreto 4/2019; tra gli emendamenti approvati, infatti, c’è quello che aumenta a 2,2 la soglia massima del parametro di scala di equivalenza per i soli nuclei familiari con presenza di un disabile in famiglia.

Le altre novità introdotte sono:

  • le coppie separate successivamente dal 1° settembre 2018 che fanno domanda per il reddito di cittadinanza devono presentare il verbale della Polizia Locale che certifica il cambio di residenza;
  • gli stranieri, invece, devono richiedere la certificazione di reddito e composizione del nucleo familiare direttamente al proprio Paese di origine. Questa dovrà essere tradotta in italiano e validata dal consolato;
  • i disoccupati appartenenti a nuclei familiari con almeno un disabile sono obbligati ad accettare offerte di lavoro solo se entro i 100 chilometri di distanza, indipendentemente dal numero di offerte ricevute;
  • previsto un incremento del 20% delle sanzioni per il lavoro nero qualora ad essere impiegati senza regolare contratto fosse un beneficiario del reddito di cittadinanza (al pari di quanto già succede per stranieri e minori). Il lavoratore, invece, perderebbe il diritto al RdC;
  • il reddito di cittadinanza non spetta a coloro che sono ai domiciliari, o anche ai condannati con sentenza definitiva.

Fatta chiarezza sulle novità introdotte, c’è un’ultima domanda alla quale rispondere: cosa succede a coloro che hanno già presentato la richiesta per il RdC? Ebbene, è stato stabilito che coloro che hanno già fatto domanda avranno sei mesi di tempo per aggiornare i requisiti e rispettare le novità introdotte. Per chi presenta la domanda d’ora in avanti, invece, le modifiche valgono fin da subito.

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11 commenti

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Alex Rus • 1 settimana fa

Acdetttao e sarà di 110 euro al mese perché nel 2017 ho avuto entrate per circa 4600 euro incluso anche rendita catastale. Insomma se uno ha guadagnato nel 2017 6000 euro o comunque ha dichiarato nel 2018 gli viene erogata la differenza in 12 mesi ... e per questi 100 euro al mese tutta questa trafila e poi dare anche 8 ore a settimana di disponibilità al comune ... ma io non vado nemmeno a ritirare la carta

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Maria Carmela 4848i4 • 1 mese fa

Salve avrei bisogno di un chiarimento... Il nostro nucleo composto da 6 persone di cui 4 minori risulta idoneo ai requisiti del RdC però l unica che può dare disponibilità al lavoro sono io che però dovendo accudire i miei figli portarli riprenderli da scuola e tutto il resto mi chiedo come dovrò fare.... Se do la disponibilità al lavoro chi badera ai miei figli?

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debbyc • 2 mesi fa

io credo che sia tutta una PRESA IN GIRO....in definitiva...la carta viene ricaricata di un importo tale fino a concorrere ai 6.000 € di reddito minimo per 1 persona
CIOE’... se tu hai avuto un reddito di 4.000€ nel 2017 ...oggi ti integrano il reddito di solo 2.000 €.....che è la somma che serve per arrivare ai 6.000€ di cui si parla

ma scusate!?????..... e poi se invece io durante quest’anno....2019 raggiungo un reddito di 6.489 €....che supera la soglia minima di 6.000 ALLORA MI CHIEDERANNO INDIETRO I 2.000 € PERCEPITI durante questo anno?

ATTENZIONE.... che alla figlia INVALIDA di una mia amica , è stato imposto di RESTITUIRE € 7.000 la indennità di invalidità per gli anni 2016 e 2017...perchè percepiva la NASPI e hanno detto che ha superato il reddito....
Quando la ragazza aveva chiesto se doveva sospendere l’assegno di invalidità, le hanno PURE RISPOSTO CHE NON C’ERA ALCUN PROBLEMA DI SORTA IN NESSUN SENSO.!!!

PRIMA LA DANNO...E POI LA CHIEDONO INDIETRO....che tu ormai quei soldi li hai usati per vivere ...e non li hai più....e non hai neppure un lavoro per poterli RIguadagnare e restituirli!!!
TI FANNO DIVENTARE DEBITORE ALLO STATO.... facendoti credere che ti stanno dando un aiuto!!!
SECONDO ME....FARANNO COSì ANCHE PER QUESTO RDC

SECONDO ME SONO TRAPPOLE...PER CREARE ETERNI DEBITORI ALLO STATO

QUESTO e’ un PRESTITO USURAIO

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Peter82 • 2 mesi fa

Quoto Andrex, sono nella stessa e identica situazione, ho più di 26 anni e non risiedo con i miei genitori. Nel 2018 non ho percepito reddito.

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Andrex • 2 mesi fa

Salve, vorrei un chiarimento per piacere.
Io mi sono trasferito da solo in un nuovo appartamento nel novembre 2018, in cui attualmente vivo. Ho più di 26 anni.

Vorrei chiedere il reddito di cittadinanza (non ho percepito reddito nell’anno 2018 e attualmente non lavoro) ma nel CAF mi hanno segnalato che per il calcolo del ISE devo inserire anche i redditi dei miei genitori.

Ma non si era detto che, superati i 26 anni, si può essere considerati separatamente dai genitori per la richiesta del reddito di cittadinanza?

Grazie per la risposta

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Simone Micocci • 2 mesi fa

Per chi ha dato le dimissioni - salvo se per giusta causa - non spetta il reddito di cittadinanza. Inoltre, oltre all’ISEE inferiore a 9.360€ deve anche fare riferimento al reddito familiare che per la persona sola non può essere pari o superiore a 6.000€.

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Lyra • 2 mesi fa

Salve chi ha dato le dimissioni per cambio lavorativo, quindi io avrei lo stesso un lavoro sto aspettando il nulla osta dalla provincia in quanto invalida civile, in questo caso posso richiedere lo stello il reddito di cittadinanza che non supera i 9000euro?

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fracomoro • 2 mesi fa

vorrei capirci qualcosa del reddito familiare noi abbiamo un ISEE che non supera i 3000 euro siamo tre maggiorenni di cui uno solo lavora e un minorenne mio marito prende 1500 lordi ma è un autonomo quindo togliendo enasarco, contributi INPS e tasse ci rimangono meno di 1000 euro al mese, paghiamo l’affitto quindi in pratica ci rimangono per andare avanti 750 euro al mese tra mangiare e bollette libri e abbonamenti scolastici ecc. Avremo diritto a questo reddito? certo che sarebbe proprio una manna dal cielo sopratutto per trovare lavoro e nel frattempo campare senza stenti e dover sempre stingere la cinghia.

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nengi74 • 2 mesi fa

Salve, vorrei un chiarimento sul patrimonio immobiliare isee relativo al reddito di cittadinanza...possedendo un immobile commerciale del valore di 100 mila euro ma con una quota capitale di mutuo residuo pari a 80 mila euro, qual è il il valore del patrimonio immobiliare da prendere in considerazione?

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Simone Micocci • 2 mesi fa

Dipende sempre dall’ISEE, che non deve essere superiore ai 9.360€. Nel suo caso, inoltre, il reddito familiare non può superare gli 8.400€.

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