Reddito di cittadinanza e Naspi compatibili: differenze e come cambia l’importo

Il decreto che introduce il RdC conferma la compatibilità con l’indennità di disoccupazione Naspi: ci sono però delle considerazioni da fare.

Reddito di cittadinanza e Naspi compatibili: differenze e come cambia l'importo

Il reddito di cittadinanza è compatibile con la Naspi: quindi chi ha perso il lavoro e percepisce l’indennità di disoccupazione potrà anche fare domanda per il RdC.

È stata sufficiente una sola riga del decreto che introduce il reddito di cittadinanza per smentire le notizie circolate nei mesi scorsi in merito ad una possibile cancellazione della Naspi o comunque ad una sua incompatibilità con il reddito di cittadinanza.

Nel dettaglio, nell’articolo 2 - comma IX - della bozza del decreto si legge che:

“Il RdC è compatibile con il godimento della NASpI [...] e di altro strumento di sostegno al reddito [...]”

Chi ha perso il lavoro, quindi, potrà beneficiare nel contempo sia del sussidio di disoccupazione che del beneficio economico previsto per il reddito di cittadinanza.

A tal proposito, però, è bene fare una precisazione: dal momento che la Naspi fa reddito, l’importo del reddito di cittadinanza sarà rimodulato di conseguenza. Ricordiamo, infatti, che il RdC non ha un valore fisso, poiché si tratta di un’integrazione al reddito familiare il cui importo dipende da diversi fattori.

Di seguito faremo chiarezza sulla compatibilità tra reddito di cittadinanza e Naspi soffermandoci sui requisiti per ricorrere a queste due misure e su come cambia l’importo del RdC in caso si percepisca nel contempo anche dell’indennità di disoccupazione.

Naspi e RdC: chi può beneficiarne?

Prima di andare avanti è bene precisare una cosa: mentre il reddito di cittadinanza è riconosciuto in favore del nucleo familiare (che soddisfa determinati requisiti), la Naspi spetta alla singola persona. Quindi, all’interno del nucleo familiare non ci possono essere più componenti che richiedono il RdC, mentre ce ne possono essere diversi che beneficiano della Naspi.

Entrambe le misure, poi, non spettano a coloro che si sono dimessi dal precedente impiego. Tuttavia, visto quanto detto in precedenza, anche per questo punto vi è da fare una distinzione:

  • il RdC non spetta ai nuclei familiari dove anche un solo componente negli ultimi 12 mesi ha presentato le dimissioni volontarie;
  • la Naspi non spetta al lavoratore che ha presentato le dimissioni volontarie.

In entrambi i casi si fa eccezione per le dimissioni per giusta causa, con la quale si mantiene il diritto ad entrambe le misure.

Per capire meglio questo punto prendiamo come esempio un nucleo familiare composto da padre, madre e figlio ventenne. Sia il padre che il figlio sono disoccupati, tuttavia il primo è stato licenziato dall’azienda in difficoltà economica, mentre il secondo ha scelto liberamente di licenziarsi.

Ebbene, in tal caso il nucleo familiare non potrebbe beneficiare del reddito di cittadinanza per colpa del figlio, il quale ha liberamente scelto di abbandonare il posto di lavoro. Quest’ultimo non può neppure fare richiesta per la Naspi, non ricevendo così alcun sussidio di disoccupazione.

Parimenti, il padre non potrà richiedere il RdC tuttavia potrà almeno beneficiare della Naspi visto che nel suo caso è stata l’azienda ad interrompere il rapporto di lavoro. Ovviamente, per avere diritto alla Naspi bisogna che questo soddisfi anche gli altri requisiti, quali:

  • aver versato contributi per almeno 13 mesi negli ultimi 4 anni precedenti alla domanda;
  • aver maturato nell’ultimo anno almeno 30 giornate di lavoro effettivo.

Vi è poi una differenza legata alla durata di queste due misure: mentre la Naspi spetta per la metà delle settimane contributive maturate negli ultimi 4 anni (quindi per un massimo di 24 mesi), il RdC spetta per tutto il periodo in cui se ne soddisfano i requisiti e per massimo di 18 mesi (ma può essere rinnovato).

Importo RdC: come cambia in caso di Naspi

Come anticipato, il reddito di cittadinanza rappresenta un’integrazione al reddito familiare fino al raggiungimento di una determinata soglia. Nel dettaglio, si parte da 6.000€ per la persona sola, con maggiorazioni in base a quanto previsto dai parametri della scala di equivalenza, fino ad arrivare ad un massimo di 19.656€ per le famiglie numerose (in caso di parametro pari a 2,1).

Ad esempio, una persona sola con reddito familiare di 4.000€ (e che non vive in affitto) beneficia ogni mese di un’integrazione di 166,66€, così da arrivare ad un reddito annuo di 6.000€; una famiglia con lo stesso reddito ma composta da tre persone, due maggiorenni e un minorenne, invece, avendo un parametro pari a 1,6 beneficia di un’integrazione mensile di 466,66€ così da raggiungere a fine anno un reddito familiare di 9.600€ (6.000*1.6).

Qualora i due suddetti nuclei familiari avessero avuto un reddito pari a 0, invece, avrebbero percepito dell’integrazione in misura piena, ossia rispettivamente 500€ e 800€ al mese.

Quindi, qualora ogni componente della famiglia fosse disoccupato e non avesse altre fonti di reddito, l’importo dell’integrazione sarebbe totale. Se invece all’interno del nucleo familiare uno dei disoccupati percepisce la Naspi si terrà conto dell’importo percepito ai fini del calcolo del reddito familiare, e di conseguenza l’integrazione prevista con il RdC sarà più bassa.

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1 commento

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Valerio80 • 13 maggio

Salve a tutti. Mi chiedevo se finendo la naspi verrà effettuato un ricalcolo del Rdc o visto che ogni mese la naspi abbassa del 3% il Rdc aumenta di tale percentuale? Grazie anticipatamente per la risposta.

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