Elon Musk prevede in futuro un mondo dominato dall’automazione. E nel Regno Unito si valuta un reddito di cittadinanza universale per attutire le perdite di posti di lavoro.
Il CEO di Tesla, nonché uomo più ricco del mondo, Elon Musk ha le idee molto chiare sul futuro del pianeta. Musk è convinto che tra 20, 30 o 50 anni il mondo sarà dominato dall’automazione e dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Secondo lui, il lavoro diventerà progressivamente facoltativo, perché gli esseri umani non saranno più necessari nella maggior parte delle mansioni, sostituiti da robot che supereranno numericamente la popolazione umana.
Di conseguenza, ci sarà una massiccia uscita dal mondo del lavoro che dovrà essere gestita nel modo migliore possibile. Così come suggerito recentemente dal CEO di OpenAI Sam Altman, anche Musk si è detto favorevole all’ipotesi di istituire una forma di reddito universale, erogato direttamente dai governi ai cittadini. Questa proposta di Musk e Altman può sembrare utopistica, se non addirittura provocatoria, ma proviamo a immaginare come potrebbe essere il mondo tra cinquant’anni.
Il mondo del lavoro tra 50 anni dominato dai robot
Un futuro dominato da uno sviluppo dell’intelligenza artificiale che oggi appare ancora lontano, ma che tra decenni potrebbe essere centrale in ogni aspetto della vita quotidiana. Un mondo popolato da robot sempre più avanzati e umanoidi, in grado di svolgere le più svariate mansioni in modo autonomo ed efficiente. In questo scenario, l’essere umano rischierebbe di non avere più un ruolo professionale indispensabile: non sarebbe necessario né per i lavori manuali né per quelli intellettuali, inclusi quelli creativi. A quel punto, lavorare diventerebbe davvero un surplus, qualcosa di facoltativo.
Ma come dovrebbero continuare a vivere le persone sulla Terra? Da qui nasce l’idea di garantire a ogni cittadino un reddito mensile che consenta di vivere senza basare la propria sopravvivenza esclusivamente sul lavoro. Una proposta che può apparire estrema, ma che ha già trovato una prima apertura concreta nel Regno Unito. Il ministro britannico per gli investimenti, Lord Jason Stockwood, intervistato dal Financial Times, ha dichiarato che il governo inglese sta valutando l’introduzione di un reddito di cittadinanza universale per sostenere i lavoratori che perderanno il posto a causa dell’avanzata dell’intelligenza artificiale.
«Dovremo riflettere attentamente su come gestire in modo graduale le industrie destinate a scomparire, quindi su una forma di reddito di cittadinanza e su meccanismi di apprendimento permanente che permettano alle persone di riqualificarsi», ha affermato Stockwood.
Secondo il ministro, parte delle risorse necessarie per finanziare il reddito universale potrebbe arrivare dalla tassazione delle grandi aziende tecnologiche, che trarranno enormi profitti proprio dallo sviluppo e dall’adozione dell’intelligenza artificiale.
Ovviamente, una soluzione di questo tipo comporta anche dei rischi. Uno è che le imprese possano rallentare l’introduzione dell’IA nei luoghi di lavoro per evitare un aumento della pressione fiscale. Un altro rischio è che una politica di reddito universale, se mal gestita, possa accentuare il divario tra redditi bassi e redditi più elevati, anziché ridurlo.
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