Dimissioni: quando sono per giusta causa?

In quali casi si può parlare di dimissioni per giusta causa? Scopriamolo.

Dimissioni: quando sono per giusta causa?

Capire quando le dimissioni sono motivate da giusta causa è molto importante per il lavoratore.

Questo perché anche se il dipendente è autorizzato a risolvere anticipatamente il contratto di lavoro senza alcun motivo, solo quando la decisione è motivata da giusta causa ha diritto ad alcuni vantaggi.

Ad esempio, quando le dimissioni sono per giusta causa il dipendente può licenziarsi in tronco (avendo comunque diritto all’indennità sostitutiva del preavviso), quindi senza dover comunicare la propria decisione con largo preavviso. Inoltre al lavoratore che si dimette per giusta causa viene comunque riconosciuta la Naspi, l’indennità di disoccupazione che spetta a coloro che perdono il lavoro per cause indipendenti dalla loro volontà.

Ecco perché è importante capire in quali casi si parla di dimissioni per giusta causa; ve ne parleremo nel proseguo dell’articolo, una guida utile per tutti quei lavoratori che in seguito ad un evento inatteso o a causa di un comportamento imputabile al loro datore di lavoro decidono di interrompere anticipatamente il rapporto lavorativo.

Dimissioni per giusta causa per il mancato pagamento dello stipendio

Tra i casi in cui il dipendente è autorizzato a dimettersi immediatamente c’è quello del mancato pagamento dello stipendio.

Più volte, infatti, la Corte di Cassazione ha riconosciuto il mancato pagamento dello stipendio come un grave inadempimento che dà diritto alla risoluzione immediata del rapporto di lavoro.

Tuttavia resta da capire quando il mancato pagamento della retribuzione costituisce un grave inadempimento da parte dell’azienda; nel dettaglio, ci si chiede se è sufficiente che il datore di lavoro non paghi lo stipendio per una sola mensilità per autorizzare il dipendente a presentare le dimissioni per giusta causa.

Intervenendo sulla questione la giurisprudenza ha chiarito che l’arretrato di una sola retribuzione non è sufficiente per far scattare le dimissioni per giusta causa, poiché è necessario che lo stipendio non venga pagato per almeno due mensilità.

Prendiamo come esempio un CCNL nel quale è indicato il 10 del mese come termine ultimo per il pagamento dello stipendio ai dipendenti. Nel caso in cui dopo questa scadenza la retribuzione non sia stata ancora accreditata il dipendente potrà inviare un sollecito di pagamento ma prima di presentare le dimissioni per giusta causa dovrà avere una tolleranza di un mese.

Quindi, solo se dall’11° giorno del mese successivo il dipendente potrà dimettersi in tronco, visto che in tal caso le retribuzioni arretrate sarebbero due.

Tuttavia potrebbe accadere che sia lo stesso CCNL a stabilire che il dipendente è autorizzato a dimettersi immediatamente in caso di ritardo nel pagamento delle retribuzioni; in tal caso, quindi, questo potrà licenziarsi già dall’11° giorno del mese in cui avrebbe dovuto ricevere lo stipendio.

Ricordiamo comunque che in entrambi i casi presentando le dimissioni (tramite la modalità telematica) il lavoratore deve dichiarare espressamente che le dimissioni sono motivate dal mancato pagamento dello stipendio.

Quando le dimissioni dipendono dal datore di lavoro

Oltre al mancato pagamento dello stipendio ci sono altri casi in cui il comportamento del datore di lavoro giustifica il dipendente a dimettersi in tronco.

Ad esempio, questo avviene quando il superiore ha un atteggiamento ingiurioso - quindi gravemente offensivo dell’altrui decoro e dignità - nei confronti del proprio dipendente. Quest’ultimo può dimettersi per giusta causa anche qualora abbia subito delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro.

Anche il mobbing sul lavoro - ossia l’insieme degli atteggiamenti persecutori o di violenza psicologica messi in atto dal datore di lavoro o dai colleghi per costringere un lavoratore alle dimissioni - rientra tra le motivazioni per la giusta causa, così come la pretesa del datore di lavoro di prestazioni illecite da parte del lavoratore.

Si ha giusta causa nel caso in cui ci sia un peggioramento delle mansioni lavorative del lavoratore, oppure quando questo viene trasferito senza le adeguate “ragioni tecniche organizzative e produttive” richieste dalla legge (quindi per il trasferimento illegittimo).

Infine la legge riconosce al dipendente di un’azienda ceduta di presentare le dimissioni per giusta causa qualora nei primi tre mesi ci siano state delle “sostanziali modifiche” delle condizioni di lavoro.

Quando le dimissioni per giusta causa dipendono dal lavoratore

C’è un solo caso in cui le motivazioni che fanno scattare la giusta causa non dipendono dal datore di lavoro bensì dal lavoratore subordinato.

Ad esempio, dovete sapere che la legge riconosce come giusta causa le dimissioni presentate nel periodo della maternità, ovvero nell’arco di tempo che va dal momento in cui la lavoratrice viene a conoscenza della gravidanza al compimento di 1 anno d’età da parte del figlio. Lo stesso vale per le dimissioni presentate dal padre, che ha usufruito del congedo parentale, entro lo scadere del primo anno di vita del bambino.

Non si tratta di dimissioni per giusta causa, invece, nel caso in cui il dipendente decida di interrompere il rapporto di lavoro per l’insorgere di una grave malattia.

Per maggiori informazioni vi consigliamo di cliccare qui per consultare alcuni esempi di dimissioni per giusta causa.

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