Pensioni, cambia la Quota 100: nuovi limiti di età, contributi e riduzione dell’assegno

Per ridurre la spesa per la riforma delle pensioni il Governo introdurrà dei paletti sul limite di età e il totale dei contributi versati. Per chi anticipa l’accesso alla pensione, inoltre, è prevista una riduzione dell’assegno.

Pensioni, cambia la Quota 100: nuovi limiti di età, contributi e riduzione dell'assegno

La Quota 100 che verrà introdotta con la riforma delle pensioni sarà molto differente da quella annunciata nei mesi scorsi.

Come riportato dal Sole 24 Ore, infatti, sembra che la spesa che il Governo aveva previsto per riformare il sistema previdenziale si sia ridotta dagli 8 miliardi di euro stimati dalla Lega per il primo anno di introduzione della Quota 100 a 6 miliardi di euro.

Per questo motivo dal Governo stanno cercando un modo per far quadrare i conti in vista della Legge di Bilancio 2019 nella quale - come dichiarato da Di Maio a Porta a Porta - dovrà esserci il reddito di cittadinanza, il quale dovrebbe essere avviato a “metà marzo del 2019”. A tal proposito il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico ha dichiarato che se nella nota di aggiornamento del Def non ci saranno le risorse per il reddito di cittadinanza “il Movimento 5 Stelle non lo voterà”.

Ma concentriamoci su cosa sta accadendo sul fronte pensioni analizzando le ultime notizie che ci arrivano in queste ore. Stando a quanto rilevato dal Sole 24 Ore, infatti, per ridurre i costi della Quota 100 si cercherà di limitare il più possibile la platea dei beneficiari introducendo dei paletti molto severi per questa opzione di pensionamento anticipato.

Tant’è che analizzando quelli che sono i possibili paletti per l’età pensionabile e il requisito contributivo richiesto scopriamo che in realtà della Quota 100 originale ne resta poco o nulla.

Perché non si può parlare di Quota 100

Come noto, la Quota 100 è lo strumento che consente di anticipare l’accesso alla pensione, permettendo il pensionamento quando la somma tra l’età pensionabile e gli anni di contributi accreditati dà come risultato 100.

Ciò significa che si potrebbe andare in pensione anche a 60 anni qualora si abbiano almeno 40 anni di contributi. Tuttavia, ciò è quanto prevede la Quota 100 originale, mentre sembra che il progetto che intende introdurre il Governo Conte sarà molto differente da questo.

Per accedere alla Quota 100, infatti, bisognerà soddisfare contemporaneamente un minimo di età ed un minimo di contributi accreditati, rispettivamente pari a 62 e 36 anni.

Chi ha 62 anni, quindi, potrebbe andare in pensione solo se ha maturato 38 anni di contributi, rientrando così a tutti gli effetti nella Quota 100. Lo stesso vale per coloro che hanno maturato 36 anni di versamenti previdenziali, i quali potranno andare in pensione all’età di 64 anni.

La Quota 100 non verrebbe applicata, invece, per quei lavoratori che hanno compiuto 65 anni d’età; a questi, infatti, non basterebbero 35 anni di contributi per andare in pensione poiché in tal caso non andrebbero a soddisfare il minimo contributivo previsto.

Questi, quindi, potrebbero andare in pensione in anticipo solo se al compimento dei 65 anni possono vantare 36 anni di contribuzione; non si parlerebbe così di Quota 100 bensì di Quota 101.

Quota 100: di quanto si riduce la pensione

Oltre a fissare dei paletti su età pensionabile e minimo contributivo, il Governo intende limitare i costi della riforma previdenziale introducendo una penalizzazione sull’assegno previdenziale per coloro che anticipano l’uscita dal lavoro utilizzando la Quota 100.

Nel dettaglio, sembra che l’Esecutivo voglia prevedere una penalità dell’1,5% per ogni anno di anticipo sui 67 anni, ossia l’età pensionabile che scatterà dal 1° gennaio 2019 per effetto dell’adeguamento con le aspettative di vita.

Prendiamo ad esempio un lavoratore che ha compiuto i 63 anni e può vantare 37 anni di contributi. Questo potrà accedere alla Quota 100 ma accettando una riduzione del 6% sull’importo della pensione maturata. Ciò significa che su una pensione di importo lordo di 1.500€ è prevista una riduzione mensile di 90€, di 1.080€ se si considerano le 12 mensilità. Una riduzione non di poco conto, ma dalla quale il lavoratore non può tirarsi indietro se intende anticipare di quattro anni l’accesso alla pensione.

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