Elezioni nel 2018: tutti gli eventi politici più attesi nel mondo

Elezioni nel 2018: oltre al voto che c’è stato in Italia, saranno anche altri gli appuntamenti elettorali nel mondo che ci aspettano nei prossimi mesi.

Elezioni nel 2018: tutti gli eventi politici più attesi nel mondo

Dove si terranno le elezioni nel 2018? Dopo che nel 2017 si è votato in Francia, Regno Unito e Germania, anche quest’anno si susseguiranno diversi appuntamenti elettorali sia in Italia che fuori dai confini nazionali.

Oltre alle elezioni politiche, quelle regionali e le amministrative nel nostro paese, vediamo allora quali saranno le elezioni nel 2018 in tutto il mondo. Una sorta di rapida guida internazionale al voto per essere informati su tutti i più importanti appuntamenti elettorali.

Elezioni 2018: Italia al voto

Per iniziare questa panoramica nelle elezioni che si terranno nel 2018 non potevamo che partire dall’Italia. Dal punto di vista politico, questo è senza dubbio un anno molto delicato.

Il 4 marzo 2018 nostro paese c’è stato una sorta di eclection day: alle politche sono state accorpate anche le elezioni regionali in Lombardia e Lazio.

Nel Molise si è votato il 22 aprile, una settimana più tardi in Friuli Venezia Giulia e a maggio in Valle d’Aosta.. Ancora da stabilire invece le date per il Trentino Alto Adige e la Basilicata.

A giugno infine si sono svolte anche le elezioni amministrative che hanno interessato 19 comuni capoluogo: Ancona, Avellino, Barletta, Brescia, Brindisi, Catania, Imperia, Massa, Messina, Pisa, Ragusa, Siena, Siracusa, Sondrio, Trapani, Treviso, Udine, Vicenza e Viterbo.

Europa

Uno degli appuntamenti più importanti è senza dubbio quello delle elezioni in Russia che si sono svolte il 18 marzo. Per Vladimir Putin è stato un trionfo ottenendo un quarto (e ultimo) mandato ottenendo il 76,6% dei voti.

Prima però a gennaio si sono tenute le elezioni presidenziali in Repubblica Ceca. L’attuale presidente socialdemocratico Milos Zeman è stato riconfermato sconfiggendo con il 52% dei voti al ballottaggio l’indipendente centrista Jiri Drahos.

A Cipro il presidente conservatore Nikos Anastasiadis è stato eletto di nuovo vincendo con il 56% al ballottaggio contro l’indipendente di sinistra Stavros Malas. In Finlandia invece vittoria del premier in carica il liberale Sauli Väinämö Niinistö, eletto di nuovo con un plebiscitario 62,7% dei voti.

Domenica 8 aprile è stato il turno delle elezioni legislative in Ungheria. Per l’attuale presidente conservatore Viktor Orban, ora al suo terzo mandato, è stato un autentico plebiscito riuscendo a ottenere la maggioranza assoluta.

Vicino alle posizioni di Orban è il premier della Slovenia Janez Jansa, eletto nuovamente presidente (è stato già primo ministro dal 2004 al 2008 e dal 2012 al 2013) alle elezioni del 3 giugno alla guida del Partito Democratico Sloveno.

Domenica 24 giugno è stata la volta delle elezioni in Turchia, dopo alle elezioni presidenziali anticipate il premier uscente Erdogan è stato riconfermato con circa il 53% dei voti.

Il 9 settembre 2018 si è votato in Svezia. Dalle urne non è uscito fuori nessun vincitore, con i Socialdemocratici (primo partito) che potrebbero dar vita a una maggioranza con Alleanza (coalizione dei partiti di centrodestra) per mettere alle porte il partito di destra Democratici Svedesi che ha preso il 17%.

In Azerbaigian è stato un nuovo trionfo per l’attuale presidente Ilham Aliyev: l’11 aprile il leader in carica dal 2003 ha ottenuto l’86,02% dei voti, rafforzando così il suo controllo sul paese caucasico molto ricco di risorse.

Oltre alla Georgia dove si voterà a ottobre, il 7 aprile le urne si sono aperte in Montenegro: a vincere è stato il candidato socialdemocratico ed europeista Milo Djukanovic, che ha trionfato con il 54% dei voti.

Nord, Centro e Sud America

Uscendo dal Vecchio Continente, il 1 luglio è stato il Messico a essere chiamato alle urne. Da tempo nel paese dell’America Centrale sono i moderati al governo, ma alle elezioni c’è stata la storica vittoria di Lopez Obrador che per la prima volta ha portato la sinistra al governo.

Dopo il primo turno del 4 febbraio, in data 1 aprile in Costa Rica il ballottaggio tra il candidato evangelico Fabricio Alvarado e il socialdemocratico Carlos Alvarado Quesada è stato vinto da quest’ultimo a sorpresa con il 61% dei voti.

Anche se non si è votato, quello che è accaduto a Cuba può essere considerata come una svolta epocale: Raul Castro ha passato la mano, con la presidenza che è stata affidata al primo vice presidente Miguel Diaz-Canel.

In Sud America il 2018 sarà un anno di grandi appuntamenti elettorali. Il 7 ottobre ci sarà il delicato voto in Brasile dove però non potrà partecipare l’ex presidente Lula: la Corte gli ha confermato la condanna a 12 anni per corruzione e riciclaggio, per lui ora si sono aperte le porte del carcere.

Al suo posto il Partito dei Lavoratori presenterà l’ex sindaco di San Paolo Fernando Haddad, mentre il principale sfidante Jair Bolsonaro (destra) ci sarà nonostante il grave attentato subito.

Molto delicato sarà il voto in Paraguay dove non sono mancate le violenze negli ultimi tempi. L’ex premier, il miliardario conservatore Horacio Cartes del Partito Colorato, non si è ricandidato lasciando il posto a Mario Benitez che con il 46,44% dei voti lo scorso 22 aprile ha avuto la meglio sul liberale Efrain Alegre, che invece si è fermato al 42,74%.

Tra maggio e giugno si è votato anche in Colombia per le elezioni presidenziali. Il candidato del centrodestra Ivan Duque alla fine si è imposto al ballottaggio nei confronti di Gustavo Petro, candidato del centrosinistra.

Il 20 maggio poi si sono tenute le tanto discusse elezioni in Venezuela, paese segnato da violenze e da una profonda crisi economica. Come era ampiamente nei pronostici, è stata ampia la vittoria del presidente Nicola Maduro.

Denunciando una mancanza di trasparenza, il MUD (principale forza politica di opposizione) non ha però preso parte per protesta al voto. Tranne la Russia, tutti le principali potenze mondiali non hanno riconosciuto l’esito del voto.

Africa e Asia

Per quanto riguarda il continente africano nel 2018 si voterà in Camerun (dove in ottobre il presidente Paul Biya al governo dal 1982 sarà sfidato dall’anglofono Joshua Osih), nella Repubblica Democratica del Congo (dicembre) e in Madagascar (novembre).

Il 31 luglio poi si è votato in Mali, dove non sono mancati gravi episodi di violenza, oltre che in quello Zimbabwe dove Mugabe ha appena deciso di fare un passo indietro dopo 37 anni: alle urne ha vinto Mnangagwa, ex alleato di Mugabe e artefice assieme all’esercito della caduta dello storico presidente.

Urne chiuse anche in Egitto, dove l’attuale presidente Al Sisi è stato riconfermato con il risultato da record del 97% dei consensi ottenuti. C’è da dire comunque che l’affluenza ai seggi è stata inferiore al 50%.

In teoria l’auspicio è che nei primi mesi del 2018 a settembre si possa andare al voto come previsto in Libia. La situazione però nel paese mediterraneo è ancora di sostanziale caos, specie dopo il riacutizzarsi degli scontri nelle ultime settimane.

In Asia, dopo le elezioni degli scorsi mesi che si sono svolte in Giappone e in Corea del Sud, nel 2018 si voterà in Afghanistan (20 ottobre), mentre seggi chiusi in Cambogia (nuova vittoria di Hun Sen che governa da 33 anni) e Pakistan (si è imposto l’ex campione di cricket Imran Khan).

In Malesia invece le urne si sono aperte lo scorso 9 maggio, con la vittoria che è andata al novantaduenne Mahathir Mohamad che, dopo aver governato già in passato il paese per ventidue anni ininterrotti (1981-2003), diventa così il capo di governo più vecchio del mondo.

Gli appuntamenti nei continenti

Ricapitolando, ecco i paesi divisi per continenti dove si svolgeranno le elezioni politiche nel 2018.

Europa

  • Russia
  • Svezia
  • Finlandia
  • Slovenia
  • Cipro
  • Ungheria
  • Turchia
  • Montenegro
  • Georgia
  • Azerbaigian

America Centrale

  • Messico
  • Costa Rica

America del Sud

  • Brasile
  • Paraguay
  • Colombia
  • Venezuela

Africa

  • Camerun
  • Egitto
  • Repubblica Democratica del Congo
  • Madagascar
  • Mali
  • Zimbawe

Asia

  • Afghanistan
  • Malesia
  • Pakistan
  • Cambogia

Oltre a quelli che si sono già conclusi, nel resto del mondo comunque saranno ancora tanti i delicati appuntamenti elettorali in attesa di sapere se si voterà anche in Libia in questo 2018.

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