Alunno positivo o con sintomi a scuola, cosa succede? La risposta di Giannelli

Cosa accade se un alunno risulta positivo alla COVID-19 o manifesta i sintomi? Antonello Giannelli, Presidente Associazione Nazionale Presidi, scioglie ogni possibile dubbio nel corso di un’intervista per Money.it.

Se ormai è certo che la scuola riprenderà ufficialmente il prissimo 15 settembre, continuano a rimanere alcuni dubbi sulla modalità con cui gli studenti torneranno sui banchi. Quello che genera più incognite è la procedura da seguire qualora un alunno risultasse positivo al coronavirus o manifestasse i sintomi dell’infezione.

A sciogliere ogni dubbio ci pensa Antonello Giannelli, Presidente Associazione Nazionale Presidi, nel corso di un’intervista esclusiva per Money.it, durante la quale ha spigato tutte le procedure da seguire indicando quali sono di competenza della scuola, della famiglia e dell’ASL.

Alunno positivo al COVID: cosa succede?

Giannelli spiega che qualora uno studente dovesse risultare positivo alla COVID-19 i primi a saperlo sarebbero proprio le ASL, dal momento che “i test vengono effettuati in sede di ASL”. Proprio per questo motivo continua il presidente dell’associazione nazionali presidi:

“È il dipartimento di prevenzione della ASL che si occupa immediatamente di contattare la scuola e di cercare di capire qual è la situazione a scuola e con quanti ragazzi abbia avuto contatti stretti”.

Con molta probabilità gli studenti avranno avuto contatti solamente con altri ragazzi della loro classe, ma potrebbe trattarsi, spiega Giannelli, “di un ragazzo che abbia avuto contatti con più classi e altri alunni”. In questo caso sarà il dipartimento di prevenzione che deciderà, sulla base dell’indagine epidemiologica, quali saranno le azioni da intraprendere. Nel caso in cui uno studente dovesse risultare positivo al coronavirus si prospettano diverse situazioni: si “potrebbe decidere di mettere in quarantena gli alunni della sua classe o si potrebbe decidere addirittura di tenere la scuola chiusa per un certo periodo”.

L’utilizzo dei tamponi veloci potrebbe essere un ottimo strumento per ridurre il periodo di quarantena “che è quella sorta di limbo durante il quale non si sa se uno è effettivamente malato o non è malato e questo accresce molto l’incertezza”. Per Giannelli quindi sarebbero un valido strumento da utilizzare, tuttavia la decisione, precisa, è di competenza delle autorità sanitarie.

Cosa accade in caso di sospetto COVID?

Anche nel caso in cui non ci sia la certezza dell’effettiva positività dello studente, che però manifesta dei sintomi riconducibili al coronavirus, sono state elaborate delle precise linee guida. Nello specifico, spiega Giannelli, “il bambino insieme ad un docente o un’altra persona del personale scolastico attende l’arrivo della famiglia per essere riportato a casa. La scuola non deve fare altro, non deve occuparsi delle indagini epidemiologiche che sono di competenza dei medici”.

Il personale scolastico, quindi, qualora dovesse notare dei sintomi sospetti in un alunno dovrà invitarlo ad indossare la mascherina, e dovrà accompagnarlo in un’apposita aula adibita, in attesa dell’arrivo della famiglia. A questo punto i genitori saranno tenuti a contattare il medico di medicina generale oppure il pediatra di libera scelta che a loro volta si attiveranno con la ASL qualora i sintomi lo richiedano, “ma tutta questa seconda fase è di competenza del medico”.

Argomenti:

Scuola Coronavirus

Iscriviti alla newsletter

Alunno positivo o con sintomi a scuola, cosa succede? La risposta di Giannelli

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories