Renzi alza la voce a Bruxelles: «Basta compiti a casa». Lavoro e crescita le priorità del governo

Marta Panicucci

7 Marzo 2014 - 11:32

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Matteo Renzi non ci sta e alla prima visita a Bruxelles dice basta al «costante refrain italiano per cui si dipinge l’Europa come il luogo dove veniamo a prendere i compiti da fare a casa. L’Italia sa perfettamente cosa deve fare e lo farà da sola per il futuro dei nostri figli».

Nel piano programmatico 2014-2020 afferma il premier è possibile concordare con l’Europa delle misure mirate a far ripartire il mercato del lavoro e la competitività del paese. Ma conclude Renzi «non abbiamo rassicurazioni da dare» all’Europa.

La domanda sui conti italiani e sulla necessità o meno di rassicurare l’Europa arriva in seguito al severo monito della commissione europea che ha bacchettato l’Italia per gli squilibri eccessivi.

Italia sorvegliata speciale
E’ notizia di ieri l’inserimento dell’Italia nella lista dei sorvegliati speciali d’Europa. Il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, ha deciso di lanciare un «monitoraggio specifico sull’Italia per verificare che l’adozione delle riforme e l’aggiustamento dei conti sia in linea con le raccomandazioni dell’Unione Europea».

I problemi dell’Italia in fondo sono sempre gli stessi, «squilibri economici eccessivi» causati da un «debito che pesa come un fardello» sui nostri conti.

Presentando i risultati dell’analisi sui conti degli Stati iniziata a novembre, il commissario Ue incoraggia «il nuovo governo a un’azione rapida e decisa». Altrimenti a giungo potrebbero scattare delle sanzioni europee.

Basta compiti a casa
Renzi in occasione della prima visita a Bruxelles alza la voce e cerca di scrollarsi di dosso il pesante ruolo di presidente di un paese «sotto stretta sorveglianza». E scandisce di fronte ai microfoni: «non abbiamo rassicurazioni da dare. Si dipinge l’Europa come il luogo in cui veniamo a prendere i compiti da fare a casa ma non è così».

Il Tesoro ha poi confermato che il Governo non intende portare avanti ’’una manovra correttiva, ma un corposo piano di misure per favorire la crescita con particolare attenzione alla creazione di posti di lavoro. Per migliorare il debito-Pil si agirà sul denominatore. Per il debito poi un contributo significativo arriverà dalle privatizzazioni".

I conti italiani
In seguito al monito della commissione europea, anche il Ministro dell’economia Padoan ha parlato dei punti dolenti dei nostri conti: l’enorme debito pubblico e la scarsa competitività.

Secondo il numero uno di via XX Settembre, il rapporto europeo «mette in evidenza problemi strutturali che conosciamo da tempo, ci incita a far ripartire la crescita, quindi l’occupazione, ed in questo modo a correggere gli squilibri. Non nego che è più o meno quello che dicevo quando ero all’Ocse».

Sui progetti del governo Renzi, poi afferma: «il governo ha una strategia ambiziosa di crescita, riforme e risanamento della finanza pubblica in un arco di tempo di medio termine, ci accingiamo a vararla e poi a implementarla».

Ma dal Parlamento arrivano voci di dissenso per la poca chiarezza circa i numeri dei conti dello Stato. Renato Brunetta a questo proposito attacca Renzi: «chiederò a Renzi e al suo ministro dell’Economia e delle Finanze, Padoan, di venire in Parlamento a dirci come stanno veramente i conti dell’Italia. Perché se è vero che Renzi avrebbe detto che i conti di Letta non erano quelli che Letta andava raccontando, Letta e Saccomanni, se è vero che Renzi ha detto questo, ce lo venga a dire in Parlamento in modo formale, e non nelle sedi di partito. Ripeto, perché il dottor Matteo Renzi è il presidente del Consiglio di tutti gli italiani».

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