Tecnologia, potere e disuguaglianza: il costo nascosto dell’AI nelle grandi banche americane

Redazione Money Premium

2 Dicembre 2025 - 07:24

Dal 2016 Bank of America guida la rivoluzione AI con oltre 120 miliardi di investimenti. Un successo che svela i rischi di un divario sempre più ampio tra i giganti del credito e gli altri istituti.

Tecnologia, potere e disuguaglianza: il costo nascosto dell’AI nelle grandi banche americane

Quando Bank of America lanciò Erica nel 2016, l’idea di un assistente virtuale capace di interagire con milioni di clienti in tempo reale sembrava ancora fantascienza. Oggi, Erica è il cuore digitale della banca: gestisce 2 milioni di conversazioni al giorno, fornendo supporto su conti, pagamenti e investimenti. Un volume d’attività che equivale al lavoro quotidiano di 11.000 impiegati.

Dietro questa efficienza si nasconde un impegno tecnologico titanico. In meno di dieci anni, la banca ha destinato oltre 120 miliardi di dollari all’innovazione digitale, con un budget annuale di 12 miliardi nel 2024. Di questi, 4 miliardi sono serviti per lo sviluppo di nuovi strumenti, tra cui l’evoluzione di Erica e la creazione di app proprietarie, mentre 8 miliardi coprono la manutenzione dei sistemi esistenti.

L’impatto dell’intelligenza artificiale sulla struttura interna di Bank of America è profondo. Dal 2011, il numero dei dipendenti nel settore consumer è passato da 101.000 a 55.000, una riduzione resa possibile grazie a processi automatizzati e interfacce digitali sempre più sofisticate.

Allo stesso tempo, la banca ha dimezzato le perdite da frodi dal 2018, dimostrando come l’AI non serva solo a migliorare l’esperienza del cliente, ma anche a rafforzare la sicurezza interna. Questi risultati hanno rafforzato la fiducia degli investitori, ma non hanno dissipato i dubbi sul reale ritorno economico degli investimenti tecnologici.

Bank of America non è sola in questa corsa. JPMorgan Chase investe 18 miliardi di dollari l’anno in tecnologia, di cui circa 2 miliardi specificamente in progetti di AI. Queste somme sono superiori all’intero bilancio operativo di oltre metà delle banche incluse nel KBW Banks Index.
In altre parole, solo i colossi globali hanno la capacità finanziaria di sviluppare piattaforme AI proprietarie, alimentando un rischio crescente di concentrazione di potere.

Secondo un’indagine di Boston Consulting Group, meno della metà dei dirigenti bancari sa quantificare i ritorni legati all’AI. Tra chi riesce a farlo, solo un terzo segnala guadagni superiori al 5%.
Il motivo principale è tecnico: l’intelligenza artificiale non è un prodotto pronto all’uso come Excel o un software di gestione tradizionale. Ogni banca deve costruire internamente la propria infrastruttura di dati, ripulendo e organizzando miliardi di informazioni prima ancora di addestrare i modelli.

Bank of America, ad esempio, ha speso 3 miliardi di dollari tra il 2014 e il 2019 solo per rendere i propri dati “utilizzabili” dai sistemi AI. Anche Morgan Stanley, che collabora con OpenAI, ha impiegato anni nella preparazione dei dati prima di poter lanciare strumenti realmente efficaci.
Il vero rischio della trasformazione digitale non è solo finanziario, ma sistemico. Più le grandi banche investono in AI e più diventano efficienti, distanziando ulteriormente gli istituti minori. Il risultato è una concentrazione tecnologica che rischia di ridisegnare la mappa del potere finanziario globale.

Se oggi Bank of America e Capital One detengono il 65% dei brevetti AI nel settore bancario, domani potrebbero controllare anche l’accesso alle innovazioni più avanzate. È un terreno in cui politica e regolatori dovranno intervenire presto, per evitare che l’AI diventi non solo un vantaggio competitivo, ma una barriera all’ingresso per chi non può permettersi investimenti miliardari.
Erica rappresenta la punta di diamante di una rivoluzione che sta ridefinendo il modo di concepire la banca: più veloce, più sicura e sempre più automatizzata. Ma ogni passo avanti nella digitalizzazione richiede un prezzo altissimo, economico e sociale.

L’intelligenza artificiale promette efficienza, personalizzazione e riduzione dei costi, ma accentua le disparità e concentra il potere nelle mani di pochi. La vera sfida per il prossimo decennio non sarà più “come usare l’AI”, ma “come bilanciare la sua forza senza sacrificare la concorrenza, la fiducia e l’equità nel sistema finanziario globale”.