C’è un settore da prendere di mira, quello della Difesa. Ecco come bloccare la vendita di aerei da combattimento russi a Paesi terzi.
Da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina, l’industria della Difesa russa è in crisi. Il Paese non esporta più come prima a causa dei divieti imposti dalla comunità internazionale e Mosca non si impegna nemmeno a trovare nuovi clienti, essendo stata esclusa anche dalle principali fiere internazionali. L’unica a cui ha recentemente partecipato è il Dubai Airshow, dove la Russia ha esposto i suoi aerei da combattimento come il Su-57. Una mossa per dimostrare che è ancora in gioco nel mercato internazionale delle armi di difesa e cercare di conservare la propria immagine di potenza tecnologica. Ma i dati indicano che le esportazioni sono diminuite drasticamente negli ultimi anni. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, sono calate del 64% rispetto a dieci anni fa.
La guerra in Ucraina ha causato blocchi nella capacità produttiva delle industrie russe, provocando ritardi nelle consegne e perdite di opportunità commerciali. Allo stesso tempo, Mosca tenta di mantenere alto il volume delle esportazioni perché quelle vendite servono a finanziare la guerra e sostenere l’intero apparato militare. Le esportazioni sono quindi fondamentali e necessarie per evitare una crisi finanziaria che, secondo molti analisti, potrebbe diventare insostenibile senza entrate costanti.
Così la NATO può scatenare una crisi finanziaria in Russia
Secondo Jack Watling, ricercatore senior in guerra terrestre presso il Royal United Services Institute britannico, la NATO ha una possibilità concreta di scatenare una crisi finanziaria in Russia mandandola al collasso. La possibilità riguarda il blocco delle sue esportazioni nel settore della difesa, una delle poche fonti di valuta estera rimaste al Cremlino.
Secondo l’esperto, l’Alleanza atlantica ha un’occasione d’oro per mettere sotto pressione l’economia russa privandola di acquirenti di armi. Se i Paesi occidentali iniziassero a proporre alle nazioni africane e asiatiche caccia alternativi, come il Gripen svedese o il Rafale francese, Mosca rischierebbe di vedere erodersi alcuni dei mercati più importanti per la sua industria bellica. Per la Russia, che basa una parte significativa della propria stabilità economica e strategica sulle esportazioni militari, la perdita di queste commesse sarebbe un duro colpo, sia in termini finanziari sia di influenza geopolitica.
«Se i Paesi della NATO riuscissero a esportare sistemi simili o migliorati, che si tratti del Gripen o del Rafale, in nuovi Stati, la Russia potrebbe potenzialmente ritrovarsi privata di alcuni dei mercati su cui contava», ha dichiarato Watling.
L’obiettivo dell’Occidente è sostituirsi alla Russia nel mercato degli aerei da combattimento, offrendo soluzioni alternative ai Paesi acquirenti. Bisogna far capire a Mosca che la situazione non migliorerà nel breve periodo e che i suoi velivoli avranno sempre meno appeal sul mercato, non perché qualitativamente inferiori, ma perché la produzione è più lenta, le fabbriche più vulnerabili e le catene logistiche sottoposte a continui rallentamenti. Inoltre, la crescente competizione internazionale e la pressione diplomatica esercitata da Stati Uniti ed Europa rendono più difficile per la Russia trovare nuovi partner affidabili. Se questa tendenza dovesse proseguire, il Cremlino rischierebbe di vedere progressivamente ridursi la propria influenza militare ed economica nelle aree strategiche dove per anni aveva giocato un ruolo dominante, con ripercussioni che potrebbero aggravare ulteriormente la già fragile stabilità del Paese.
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